Airbag difettosi Takata, Federconsumatori: una vicenda che parte da lontano (Immagine dalla diretta Facebook di Federconsumatori)
Airbag difettosi Takata, Federconsumatori: una vicenda che parte da lontano
A oggi solo il 22% dei cittadini assistiti da Federconsumatori ha ottenuto la sostituzione dell’airbag difettoso della Takata, dopo la campagna di richiamo partita a maggio 2024. Federconsumatori diffonde un dossier con i dati dei suoi assistiti e la cronistoria di una vicenda che in realtà parte da lontano
Bastano 80 minuti di lavoro per riparare un guasto che potrebbe essere letale. È una delle testimonianze portate da Federconsumatori sul caso degli airbag difettosi Takata e del richiamo che interessa centinaia di migliaia di automobili.
Sul banco degli imputati ci sono i richiami degli airbag Takata e l’odissea vissuta dagli automobilisti, stretti fra l’impossibilità di usare l’auto – gli utenti denunciano l’indisponibilità, presso i centri assistenza autorizzati, delle componenti necessarie alla riparazione – e i risarcimenti tuttora negati. Il caso degli airbag difettosi è tornato all’attenzione dell’opinione pubblica per il decesso a Catanzaro, lo scorso maggio, di una giovane donna che ha perso la vita mentre si trovava alla guida di una Citroën C3 il cui airbag è improvvisamente esploso. Secondo i consulenti della procura di Catanzaro, ci sarebbe un “ nesso di causalità diretta con un malfunzionamento del sistema di detonazione dell’airbag” (Fonte: Corriere.it).
Oggi Federconsumatori, in una conferenza stampa organizzata presso la sede della Federazione nazionale della stampa, ha fatto il punto sulla situazione relativa alle denunce che sta seguendo ma anche alla cronistoria di una vicenda, quella degli airbag Takata, che non inizia oggi.
Airbag Takata, la situazione nel mondo
Nel mondo potrebbero essere interessate dai richiami degli airbag oltre 100 milioni di auto. Oltreoceano, secondo l’Agenzia governativa statunitense per la sicurezza nei trasporti (Nhtsa), oltre 67 milioni di airbag potrebbero essere ritenuti un rischio irragionevole di morte o lesioni. Il richiamo riguarda in particolare un totale di 605.772 veicoli Citroën C3 (il modello più venduto del marchio) e DS3, commercializzati tra il 2009 e il 2019 in una ventina di paesi dell’Europa meridionale, del Medio Oriente e del Nord Africa.
L’azione di richiamo, in Italia, riguarda circa 160 mila airbag Takata.
I casi arrivati a Federconsumatori: solo il 22% ha ottenuto la sostituzione dell’airbag
Attualmente i casi gestiti da Federconsumatori sono circa 600, su 5 mila richieste di informazioni.
Le pratiche degli utenti che si sono rivolti alla Federconsumatori riportate nel dossier riguardano Citroën e DS Automobiles. Fra i cittadini che si sono rivolti all’associazione, solo il 22% ha ottenuto a oggi la sostituzione dell’airbag. In maggioranza gli utenti si trovano in attesa della data di appuntamento per la riparazione. Il 10% attende ancora il voucher o il codice per la riparazione, pur avendo ricevuto da tempo la lettera di richiamo. Una percentuale irrilevante, appena il 2%, ha già una riparazione programmata.
Spiega ancora Federconsumatori: “Si tratta di pratiche relative a Citroën e DS Automobiles e riguardano cittadini che non possono utilizzare la propria auto (sospesa dalla circolazione perché l’airbag difettoso potrebbe creare danni anche gravissimi ai passeggeri da un momento all’altro), che non possono ottenerne la riparazione (perché in molto casi viene risposto loro che i pezzi di ricambio non sono disponibili), ai quali non vengono riconosciuti né un’auto sostitutiva, né il rimborso di eventuali spese per sopperire all’impossibilità di utilizzare la propria auto”.
C’è chi è in attesa del voucher per effettuare la sostituzione dell’airbag a chi ha richiesto, ma non ha ancora ottenuto l’auto sostitutiva, o l’ha ottenuta, ma vi ha dovuto rinunciare perché la copertura assicurativa per danni al veicolo (extra rca) era a suo carico. E c’è chi ha risolto e “dopo lunghe tribolazioni ha effettuato la riparazione, ma aspetta il risarcimento dei danni subiti o il rimborso delle spese sostenute”.
“Le casistiche – spiega Federconsumatori – sono le più disparate, ma hanno un minimo comun denominatore: i ritardi e la lentezza nella gestione dei disagi e del disservizio”.
Secondo fonti stampa, spiega ancora Federconsumatori, Citroën dichiara di aver provveduto alla sostituzione di circa 20.000 airbag, circa il 12% della platea interessata. Il 15% è, invece, in attesa di riparazione. Ma mancano all’appello ancora, stando ai dati finora diffusi, circa 120.000 veicoli.
“Intanto, i cittadini continuano a non poter utilizzare la propria auto (dal momento che i ricambi ancora scarseggiano) e, nella quasi totalità dei casi, non hanno ricevuto alcuna tutela da parte della casa automobilistica in termini di fornitura di auto sostitutiva o di rimborso delle spese sostenute in tal senso”.
Tra i cittadini che Federconsumatori sta assistendo, il 90% non ha ottenuto alcuna auto sostitutiva. Il 5,1% ha ottenuto la vettura a titolo gratuito ma dovendo depositare in molti casi una caparra a proprie spese (dai 150,00 ai 200,00 euro) oppure dovendo sostenere le spese per l’assicurazione in caso di furo o danneggiamento del veicolo. Il 5,5% l’ha ottenuta, ma a titolo oneroso, quindi previo pagamento, per poi ottenere il rimborso da parte dell’azienda.

Non solo solo Citroën e DS Automobiles
I richiami delle auto, prosegue il dossier dell’associazione, non riguardano solo Citroën e DS Automobiles: sui siti di Audi, Seat, Volkswagen, BMW, Skoda, Nissan e Mercedes sono presenti avvisi che informano i clienti in merito all’adozione di analoghi provvedimenti.
“Appare inspiegabile che, a fronte di tali richiami, sul sito del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, sia stato pubblicato solo l’elenco delle targhe e dei numeri dei telai dei veicoli Citroën e DS Automobiles coinvolti – spiega Federconsumatori – Sarebbe opportuno (e inviteremo il Ministero ad intervenire tempestivamente in tal senso) di dare maggiori informazioni ai cittadini, il più esaustive e complete possibili, soprattutto alla luce del grave rischio a cui gli automobilisti sono esposti”.
Una storia che inizia da lontano
Come si diceva, la storia degli airbag difettosi Takata inizia da lontano. In Italia la vicenda degli airbag prodotti dall’azienda giapponese ha assunto rilevanza mediatica a maggio di quest’anno con l’arrivo della comunicazione che notificava a migliaia di persone un difetto nei dispositivi di gonfiaggio dei cuscini salvavita delle automobili di cui sono proprietari.
Nella nota, trasmessa da Groupe PSA e DS Automobilies in qualità di aziende produttrici delle vetture coinvolte, veniva specificato che “le sostanze chimiche contenute in questi dispositivi di gonfiaggio potrebbero deteriorarsi nel tempo, esponendo guidatore e passeggero al rischio di rottura del dispositivo di gonfiaggi dell’airbag con una forza eccessiva in caso di incidente, in grado di provocare gravi lesioni o morte”. Si raccomandava quindi ai destinatari delle lettere di non utilizzare i veicoli.
Le società hanno dunque richiamato oltre 497mila vetture Citroën modello C3 e oltre 108mila veicoli modello DS3 non solo in Italia, ma anche in altri Paesi in Europa, Medio Oriente e Nord Africa.
“Il problema – spiega Federconsumatori – è riconducibile in particolare all’utilizzo di un gas, il nitrato d’ammonio, al posto del tetrazolo, sensibilmente più costoso: al momento dell’attivazione dell’airbag per un incidente, questo gas, in determinate condizioni climatiche di caldo e umidità, raggiunge una pressione elevata, innescando una vera e propria esplosione, tale che pezzi di metallo possono essere proiettati all’interno del veicolo con conseguente ferimento o addirittura decesso degli occupanti”.
La storia non inizia però oggi. I primi malfunzionamenti degli airbag Takata sono emersi nel 2008 negli Stati Uniti, con i richiami disposti dalla Honda nel 2008 e poi nel 2010. In quell’anno negli Usa l’ente americano per la sicurezza stradale ha avviato i primi controlli che, tre anni più tardi, hanno portato ad una vera e propria inchiesta. Nel 2015 il numero di richiami negli Stati Uniti è arrivato a quota 42 milioni di veicoli e nel 2017 la Takata ha dichiarato fallimento. Numerose auto dotate dei dispositivi difettosi, tuttavia, erano ancora in uso in tutto il mondo, tanto che qualche anno più tardi, nel 2023, è stata Volkswagen a mettere in atto un provvedimento di richiamo che ha coinvolto circa 270mila mezzi.
“Alla luce della cronologia degli eventi, è rilevante evidenziare – conclude Federconsumatori – come la data di produzione delle vetture richiamate sia compresa tra il 2009 e il 2019: si tratta quindi di un termine ampiamente successivo sia rispetto all’apertura dell’inchiesta negli Stati Uniti sia al fallimento della società”.

