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Investire sulla rete del ferro per spostarsi verso una mobilità a emissioni zero. Integrare trasporto pubblico, spostamenti in bici e a piedi e mobilità elettrica. La proposta di Legambiente è “una cura del ferro per le città italiane”. E questo è anche il nuovo studio che analizza l’offerta di trasporto pubblico nelle principali città per proporre interventi sulla mobilità pubblica. Per l’associazione serve un piano industriale da 5 miliardi di euro in dieci anni per l’acquisto e il revamping di 1150 nuovi convogli fra treni regionali, metro e tram.

 

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La mobilità in città e la cura del ferro

«È alle grandi aree urbane del nostro Paese, dove vivono oltre 25milioni di persone, che dobbiamo guardare per ripensare l’offerta di mobilità e realizzare una incisiva cura del ferro», dice Legambiente.

Gli spostamenti pendolari nelle città aumentano ogni anno ma in gran parte avvengono su auto private, tanto è vero che l’Italia è in testa alle classifiche mondiali per tasso di motorizzazione (70,7 veicoli ogni 100 abitanti). Il pendolarismo, soprattutto nelle grandi città ha numeri incredibili: secondo i dati dell’Istat a Roma ogni giorno si spostano 1,34 milioni di pendolari; 650mila a Milano; 420mila a Torino; 380mila a Napoli.

«La mobilità urbana ha di fronte delle sfide senza precedenti – dice Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – perché cresce il numero delle persone che vive nelle città e aumentano e si articolano gli spostamenti. Il nostro studio è il primo che prova a ragionare di come dovrà cambiare l’offerta di mobilità al 2030 per essere davvero competitiva nei confronti degli spostamenti in auto. Per riuscirci occorre arrivare a frequenze di passaggio dei treni come nelle città europee, e intorno a queste linee di ferrovie regionali, metropolitane e di tram ripensare l’offerta di trasporto pubblico locale e integrare i servizi di sharing mobility e rendere sicuri i percorsi in bici, a piedi, con i monopattini. La novità di questi anni è che ovunque si investe in questa direzione, anche in Italia, i cittadini scelgono di cambiare».

 

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Treni, metro e tram

L’intervento sulla mobilità su ferro richiede, dice l’associazione, di potenziare la frequenza dei treni e di portarli a ogni 3-4 minuti per le metropolitane in servizio nelle grandi città e ogni 8-15 minuti nelle linee regionali più frequentate dai pendolari, ma anche di ridurre i tempi di attesa delle linee di tram.

L’Italia sta già investendo su nuovi treni (l’età media dei convogli regionali ora di 15,4 anni di età nel 2016 era di 18,6 anni); per fare il salto di qualità e rendere i treni competitivi si dovrebbe passare da 2.880 treni in circolazione sulle 42 linee regionali italiane individuate a 3.630. Per le 5 linee di metropolitana, prosegue Legambiente, si dovrebbe passare da 484 treni a 620 ed infine per i tram dai 1.051 attuali a 1.300.

La stima dei costi per l’acquisto o in parte il revamping dei 1.150 convogli tra treni regionali, metro e tram è di 5 miliardi di euro in dieci anni.

«Si tratta – dice Zanchini – di investimenti assolutamente alla portata del nostro Paese e che devono entrare come priorità del programma degli investimenti verdi di cui si parla in questi giorni alla Commissione Europea e a Palazzo Chigi. Quello che proponiamo è un grande piano industriale per l’ambiente, capace di liberare le nostre città da traffico e inquinamento, aiutando il clima del Pianeta e rilanciando il lavoro in Italia».

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