Indipendenza Digitale, patto per il futuro: presentato il Primo Rapporto
Dalla conferenza di Roma al Primo Rapporto italiano, un piano strategico per l’autonomia digitale di imprese, istituzioni e cittadini.
L’indipendenza digitale non è più solo un auspicio, ma una priorità strategica. Lo dimostra la presentazione del Primo Rapporto sull’Indipendenza Digitale in Italia, che si è svolta ieri a Roma durante la conferenza organizzata da Key4biz e RED OPEN (spin-off dell’Università Milano-Bicocca). Un appuntamento che ha riunito esperti, accademici e rappresentanti delle istituzioni per definire le basi di un ecosistema tecnologico sicuro, resiliente e autonomo.
L’obiettivo: costruire una governance nazionale ed europea capace di gestire innovazione e trasformazione digitale in modo responsabile e indipendente. Un’urgenza, soprattutto in un contesto geopolitico caratterizzato da instabilità e incertezza.
Dalla sovranità tecnologica all’indipendenza digitale
Secondo Massimo Manzari, CEO di RED OPEN,
“l’indipendenza digitale rappresenta una condizione necessaria per tutelare la sicurezza, la competitività economica e i diritti fondamentali dei cittadini. Non si tratta di isolazionismo tecnologico o “autarchia digitale”, ma della possibilità di scegliere tecnologie che garantiscano trasparenza, affidabilità e rispetto delle normative europee”.
Il controllo sulle infrastrutture critiche, sui flussi di dati e sulla produzione di software e hardware è diventato un tema centrale per l’autonomia economica e politica. La dipendenza da fornitori stranieri esponga l’Italia a rischi sistemici.
Infrastrutture e cloud: a che punto siamo?
Sul fronte delle infrastrutture digitali, l’Italia ha compiuto progressi nella diffusione della banda larga e nel rafforzamento dei data center, anche se rimane indietro nell’adozione rispetto alla media UE. Il Polo Strategico Nazionale (PSN) rappresenta un passo importante per la gestione dei dati pubblici su suolo italiano.
Tuttavia, la presenza crescente di provider globali impone una riflessione: se la gestione resta esterna, il controllo effettivo viene meno. Da qui la necessità di investire in poli nazionali e partecipare a progetti europei, come Gaia-X per il cloud federato o Leonardo, il supercomputer di Bologna.
Il nostro sistema digitale dipende ancora in modo strutturale da software e piattaforme estere. Il rischio? Decisioni unilaterali di aziende extraeuropee, normative come il Cloud Act USA e forme di lock-in tecnologico.
L’Italia e l’UE stanno reagendo con regolamenti come il GDPR, il Digital Services Act e il Chips Act, ma la produzione di semiconduttori e hardware avanzati resta ancora limitata. L’adesione all’EU Chips Act e la partecipazione ai progetti IPCEI mirano a colmare questo gap industriale.
Cybersicurezza: un’infrastruttura critica del XXI secolo
La creazione dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e il rafforzamento del perimetro cibernetico nazionale rappresentano progressi concreti. Tuttavia, gli attacchi informatici – in particolare ransomware e phishing – continuano a crescere, richiedendo resilienza, formazione e tecnologie crittografiche italiane.
Il quadro normativo europeo (GDPR, DSA, DMA, Data Act) rafforza la protezione dei dati personali e pone vincoli anche per le big tech. Ma serve un passo in più: un sistema di gestione autonoma dei dati critici, capace di reagire anche a incidenti o minacce internazionali.
Confronto europeo: dove si colloca l’Italia?
Il Rapporto confronta l’Italia con Francia, Germania, Spagna e Paesi nordici, mostrando strategie differenti ma un trend comune: l’indipendenza digitale è una priorità continentale. Alcuni Paesi puntano su investimenti industriali, altri sulla cybersecurity o il cloud sovrano.
L’Italia ha il vantaggio di disporre di competenze, ricerca e poli tecnologici emergenti. Serve ora una visione politica integrata, capace di unire le forze nazionali in una strategia unitaria.
Verso il Libro Bianco: le prospettive future
Il Primo Rapporto è solo l’inizio. In autunno sarà presentato un Libro Bianco, con raccomandazioni operative rivolte a governo e stakeholder. L’obiettivo? Costruire un sistema tecnologico resiliente, consapevole e autonomo, capace di affrontare le sfide della globalizzazione digitale.
Non si tratta di chiudersi, ma di poter scegliere. Bilanciare apertura e sicurezza, innovazione e protezione. Perché l’indipendenza digitale – conclude il Rapporto – non è una condizione, ma un processo. E come tale, va costruito giorno dopo giorno, con visione, investimenti e coraggio.

