Crisi e caro-vita, Consumatori in piazza con le loro ricette

Protestare contro il caro-vita e chiedere al Governo di invertire la rotta perché continuando con questa cura da cavallo, (più tasse, meno lavoro, aumento dei prezzi, riduzione dei consumi), si rischia di salvare l’Italia ma non gli italiani. Alcune Associazioni dei consumatori si sono date appuntamento oggi, 18 settembre, davanti alla Camera dei deputati per gridare il loro dissenso verso l’estenuante situazione che sta schiacciando il nostro Paese (quello fatto di carne e ossa) / Domani un’altra manifestazione a Roma

Per evitare il temuto default il Governo Monti ha introdotto nuove tasse, ma nel frattempo il costo della vita ha continuato ad aumentare, dai famosi carburanti alle tariffe di acqua, gas e luce, ai generi di prima necessità. E il potere d’acquisto delle famiglie italiane si è ridotto ancora di più: lo testimonia il calo repentino dei consumi e il basso livello dei salari, per chi un lavoro ce l’ha. Insomma il quadro è di quelli che destano più di qualche preoccupazione.

Ma la preoccupazione principale è che in questo momento il Governo continui con la cura da cavallo inferta a famiglie e lavoratori e non inverta la rotta. Sarebbe davvero una catastrofe. Per tutto questo la giornata di oggi organizzata da Adiconsum, Adoc, Adusbef, Cittadinanzattiva, Federconsumatori e Movimento Consumatori ha un significato maggiore rispetto a tutte le giornate contro il caro-vita del passato.

“La situazione in quest’ultimo anno è molto peggiorata per motivi teoricamente giusti, cioè quello di riportare l’Italia su un binario corretto all’interno dell’Europa – ha precisato Fabio Picciolini, Presidente di Consumers’ Forum – Purtroppo il conto lo stanno pagando solo i cittadini e non è più solo un discorso di tasse, che sono state aumentate fino a toccare una media del 52-55% per cittadino e del 60% per le imprese. Abbiamo nuove problematiche che riguardano la vita di tutti i giorni delle famiglie: non solo si compra meno, ma si comprano cose di minore qualità. Si rinuncia a parecchi consumi, basta vedere come sono andate le vacanze: si parla di un calo del 14-16%. Il turismo italiano si è retto solo sugli stranieri. E le banche continuano ad aumentare i costi, per non parlare delle assicurazioni che sono aumentate del 5% solamente nel 2012 (più dell’inflazione). E’ un insieme di cose che nella continuità degli anni precedenti e delle manifestazioni che abbiamo fatto in passato, ha un’attenzione ancora più forte verso una situazione che ogni giorno diventa più critica anziché migliorare.

Quali sono le ricette che proponete e gli interlocutori cui vi rivolgete?

“L’interlocutore principe è sicuramente il Governo e il Parlamento. Con tutte le difficoltà che ci sono: abbiamo un Governo tecnico che ha fatto delle cose giuste utilizzando mezzi discutibili o comunque non condivisibili da tutti; poi abbiamo un Parlamento che è fermo visto che ormai si sta avvicinando alle elezioni e ha cominciato a parlare di cose che al cittadino non interessano, come i collegi elettorali. Le ricette sono semplici, ma di difficile attuazione in questo momento, con questa situazione politica. La ricetta più semplice – ha aggiunto Picciolini – è quella di abbassare le tasse, visto che i prezzi sono comunque in aumento. L’inflazione reale è del 5% e non del 3,5% come registra l’Istat, visto che il cittadino non compra tutti i giorni il telefonino, né prende tutti i giorni l’aereo. E’ l’inflazione sui generi alimentari, sulle bollette, sulla scuola che è aumentata parecchio e c’è necessità di aumentare il potere d’acquisto. Bisogna prendere delle decisioni precise, dando priorità ad alcuni aspetti principali. Ad esempio tutto quello che si recupera dalla lotta all’evasione fiscale non deve finire nel mare magnum delle spese, ma deve andare a ridurre il cuneo fiscale del lavoro e abbassare il livello di tassazione del Paese”.

“Quella di oggi è una giornata importante perché si inquadra in un momento in cui il Governo Monti deve fare delle scelte di sviluppo – ha dichiarato Pietro Giordano, Segretario Generale di Adiconsum –. E’ finito il tempo della tassazione diretta e indiretta; oggi è il tempo di realizzare la fase dello sviluppo, da tempo annunciata, ma ancora non realizzata. Non è immaginabile che questo Paese riparta senza consumi e senza investimenti. Rilanciare i consumi significa  liberare risorse abbattendo la tassazione almeno in parte, intervenendo ad esempio sui carburanti. Gli investimenti sono necessari, ad esempio sulle infrastrutture, visto che il nostro paese è arretrato da questo punto di vista e questo non favorisce gli investimenti stranieri. E poi bisogna realizzare davvero le liberalizzazioni visto che ancora oggi gli avvocati continuano a fare gli avvocati, i farmacisti continuano a fare i farmacisti e i notai continuano a fare i notai. Si è fatto un passo avanti e sette indietro e i poteri forti continuano a fare da freno al cambiamento. Questo non è più sopportabile, ma il Governo Monti si è dimenticato la parola equità. Non si può continuare a tartassare il cavallo perché così lo si ammazza – ha aggiunto Giordano – Se un tempo si diceva che non si arrivava alla quarta settimana adesso da noi arriva gente che non arriva alla terza. L’80% dei crediti inesigibili nel nostro Paese, che ammontano a circa 38 miliardi l’anno, riguardano le utenze domestiche: cioè ci sono persone che non riescono a pagare le bollette della luce e del gas. Poi ci sono 8 milioni di cittadini italiani che vivono al di sotto della soglia di povertà e altrettanti che vivono leggermente al di sopra”.

C’è il rischio che le famiglie italiane si ritrovino, dopo la cura Monti, con gli stessi problemi di prima, ma con meno soldi?

“Il rischio c’è ed è concreto – ha risposto Pietro Giordano – Bisogna comprendere che non ci si salva in Italia. Ormai la legislazione è tutta europea e se non si fa la riforma fiscale e non si va verso un’Europa politica, oltre che economica, il rischio è che non solo va in default l’Italia, ma anche la Germania che già comunica ad avvertire un calo dei consumi e della produzione. Se non si sviluppa nuova occupazione le famiglie rischiano di trovarsi con una tassazione elevata e un Paese a rischio default”.  

“Se prima dell’estate i problemi erano enormi e complessi, oggi la situazione è drammatica perché nel frattempo il Governo non ci ha presentato niente di nuovo – ha sottolineato Lamberto Santini, presidente dell’Adoc – La giornata di oggi è importante perché vogliamo sottolineare proprio la necessità di cambiare rotta rispetto a questa mancanza di speranza e di opportunità. In quest’ultima fase, prima delle elezioni, bisogna ridare fiducia a famiglie e lavoratori e riaprire il percorso dei consumi e degli investimenti. Non è possibile che anche luce e gas stanno diventando un lusso nel nostro Paese. Stiamo cercando di far passare il concetto di tariffa sociale che toglierebbe ansia a molte famiglie. I soldi ci sono e la politica può prendere delle decisioni importanti. Noi ci batteremo affinché i consumatori abbiano una migliore capacità di spesa e affinché si ridia dignità al lavoro”.

“Quest’anno è stato un anno tremendo, in una situazione già negativa per le famiglie – ha affermato Rosario Trefiletti Presidente di Federconsumatori – Non solo c’è stato un aumento di tassazione che da solo si mangia la tredicesima della famiglie a reddito fisso, ma ci troviamo di fronte a clamorosi aumenti di prezzi e tariffe. Solo luce e gas sono aumentati di 200 euro e per il riscaldamento si troverà una bastonata notevole. Tutto questo farà diminuire il potere d’acquisto delle famiglie italiane di circa 2333 euro. Sembra che non si riesca ad intervenire se non aumentando tutto, anche se diminuiscono i consumi. Ma questo avrà ricadute negative sull’intera economia del Paese. Per uscire dalla recessione bisogna cominciare ad investire nei settori innovativi, dando lavoro ai giovani. Il riequilibrio dei conti va fatto prendendo di più laddove ci sono le risorse e meno dove ci sono pensionati e famiglie a reddito fisso. E poi contestualmente va fatta un’operazione di investimento”. Trefiletti ha parlato di un nuovo patto di “consapevolezza sociale” con i lavoratori: “Non ci può essere più un lavoratore che venda prodotti finanziari che truffano il cittadino, solo perché gli viene ordinato dall’impresa. Oppure lavoratori come quelli della Galbani che cambiavano l’etichetta dei prodotti. Questo non deve più succedere e deve partire dai lavoratori”.

Certo il movimento dei consumatori non è ancora una lobby importante, soprattutto a causa delle divisioni interne al movimento stesso, ma ciò non toglie che si hanno le idee chiare, su problemi ancora troppo sottovalutati. A tal proposito il Presidente dell’Adusbef Elio Lannutti ha sottolineato: “L’unico rammarico di questa giornata sta nel non essere riusciti a fare una manifestazione unitaria, nonostante i tentativi. Bisogna lavorare a ricucire questo movimento dei consumatori che si divide per incomprensioni tra associazioni e tra leader che bisogna superare. Speriamo che il prossimo anno riusciremo a farne una tutti insieme e con un Governo diverso da questo commissario che è stato nominato dalle grandi banche e dalla finanza per fare un lavoro di grande macelleria sociale. Noi protestiamo oggi, come abbiamo protestato nel passato, per richiamare l’attenzione su politiche sociali che devono mettere al centro non le banche, ma i lavoratori e le famiglie che non si possono più permettere neanche di comprare i libri di scuola per i figli”.

E domani, 19 settembre, sempre a piazza Montecitorio a Roma, ci sarà un’altra manifestazione delle Associazioni dei consumatori.

di Antonella Giordano

 

 

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