Istat, a giugno inflazione record al 3,3%

Inflazione record al 3,3%. Allarmanti i dati che arrivano oggi dall’Istat; certo si tratta di stime provvisorie, ma la realtà non sarà diversa: a giugno l’inflazione è aumentata dello 0,2% su maggio e del 3,3% su base annua. L’inflazione acquisita per il 2012 schizza al 2,8%; quella di fondo, al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, resta al 2,2%. Ma ad aumentare maggiormente sono i prezzi dei prodotti acquistati con più frequenza: +4,4% su base annua. Tra questi ci sono i generi alimentari che registrano un aumento dell’inflazione dello 0,8% su maggio e un tasso di crescita annuo del 2,8%. Forte preoccupazione da parte delle Associazioni dei consumatori. Federconsumatori e Adusbef stimano una ricaduta complessiva di 2.474 euro per ogni famiglia italiana, sempre che il tasso di inflazione si fermi a questi livelli, visto che potrebbe raggiungere il 4,5% a fine anno.

“Riteniamo gravissimo il livello raggiunto dal tasso di inflazione – commentano Federconsumatori e Adusbef – Siamo di fronte ad una situazione terribile, una vera e propria fase di stagflazione dell’economia, in cui i prezzi salgono (tra l’altro in maniera del tutto ingiustificata), ma l’economia non cresce”.

Le Associazioni ricordano che “il Pil è in calo e, in assenza di misure di rilancio, nel 2012 supererà il -2%”. Mentre sul fronte dei prezzi si assiste ad una crescita molto forte del tasso di inflazione: +0,5% nel 2009, +1,5% nel 2010, +2,8% nel 2011, fino ad arrivare al 3,3% di giugno 2012. E continuando così si potrebbe arrivare a fine anno con un’inflazione al 4,5%. Questa crescita è “ingiustificata ed ingiustificabile, anche alla luce del dato odierno sul prezzi alla produzione, in calo a maggio dello 0,3%, nonché alla luce della forte contrazione dei consumi (che ha raggiunto il -2,5% nel settore alimentare)”

Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – sottolineano l’importanza di intervenire per arginare le speculazioni in atto, altrimenti il quadro sarà preoccupante e drammatico per le famiglie e per il Paese intero. “Di questo passo ci troveremo di fronte a una perdita insostenibile del potere di acquisto delle famiglie (che già si è contratto del -9,8% dal 2008), addirittura clamorosa se sommiamo la convergenza delle ricadute dirette ed indirette dell’aumento della tassazione all’impatto che l’inflazione al 3,3% ha sui bilanci delle famiglie. La ricaduta complessiva sarà di +2.474 euro a famiglia, sempre che il tasso di inflazione si fermi a questi livelli”.

Sono dati preoccupanti – dichiara Pietro Giordano, Segretario generale Adiconsum – che mettono in luce, senza alcuna ombra di dubbio, le difficoltà delle famiglie italiane. Il silenzio del Governo su questi dati è divenuto ormai assordante. Adiconsum – prosegue Giordano – chiede al Governo, di convocare attraverso i Ministeri competenti, le Associazioni dei consumatori per per la creazione di un Osservatorio permanente sui prezzi alimentari che monitori la formazione sui beni di prima necessità dei prezzi, lungo tutta la filiera. Inoltre – conclude Giordano – chiediamo alla Grande distribuzione organizzata, a Confcommercio e a Confesercenti iniziative da concordare con le Associazioni consumatori per ridurre tali aumenti e di siglare un Avviso Comune per non far scattare l’aumento dell’Iva dal 10 al 12% e dal 21 al 23%. C’è bisogno sia da parte del Governo che delle Associazioni di categoria di sostegni concreti alle famiglie, ai lavoratori e pensionati che da molti mesi sono gli unici a pagare il prezzo della crisi”.

“Con la crisi si svuota il carrello della spesa con un impoverimento delle tavole degli italiani tipico dei momenti di guerra dovuto ad un crollo stimato del 2% degli acquisti di prodotti alimentari in quantità – commenta la Coldiretti – Con la crisi le spese alimentari, considerate dagli economisti incomprimibili, nei budget familiari si riducono per effetto delle strategie di risparmio.  La crisi ha tagliato la spesa di 6 italiani su 10 che hanno modificato al risparmio i propri comportamenti di acquisto confrontando con piu’ attenzione i prezzi nel momento di riempire il carrello, ma anche riducendo gli acquisti come meno frutta (-3%), vino (-2%) o carne di maiale (-2%) in tavola, secondo una analisi Coldiretti/Swg.

Il 59% degli italiani va alla ricerca delle offerte 3 x 2 e la crisi ha ridotto lo spreco di cibo nel 57% dei casi anche ridimensionando le dosi acquistate (31%). “A crescere – conclude la Coldiretti – sono solo i modelli di spesa alternativa, dalle vendite porta a porta ai gruppi di acquisto solidale (Gas) fino alla spesa a chilometri zero direttamente dal produttore in netta controtendenza rispetto alle difficoltà del dettaglio tradizionale”.

La Cia-Confederazione italiana agricoltori sottolinea il fatto che nelle campagne i prezzi dei prodotti vanno in picchiata, ma sugli scaffali i listini dei prodotti alimentari si impennano e la crisi “taglia” i consumi a tavola di frutta, vino, carne, pesce, verdure, olio extravergine. Purtroppo quindi il calo delle quotazioni sui campi non ha frenato la corsa al dettaglio e la forbice produzione-distribuzione si allarga ulteriormente, con punte di aumento anche di dieci volte.

In particolare, la Cia segnala una diminuzione, sempre rispetto al 2011, del 5,5% per il latte e i suoi derivati e del 3,2% per i suini. Più accentuate le flessioni nelle produzioni vegetali: meno 32,5% l’olio d’oliva, meno 13,2% i cereali, meno 8% la frutta, meno 4,5% gli ortaggi e le verdure. Secondo una recente indagine dalla Cia, ben il 71% delle famiglie ha riorganizzato le spese per la tavola: più attenzione per i prezzi (il 65%); sconti, promozioni commerciali e offerte speciali (il 53%); scelta delle grandi confezioni, il cosiddetto “formato convenienza” (il 42%); acquisti esclusivamente nei discount (il 39%). “Ma anche in quest’ultimo settore commerciale si cominciano, però, a registrare i primi cali. Segno che la crisi è grave e gli italiani sono costretti a tirare la cinghia”.

Secondo Antonio Lirosi, responsabile consumatori del PD, questi dati “bastano da soli a certificare l’ampiezza e la profondità degli effetti della recessione economica. Una crisi duratura che a causa del contestuale  aumento dei prezzi e delle tariffe colpisce più duramente le famiglie con redditi medio bassi e i disoccupati. In questo contesto, l’ipotesi al vaglio del governo di un taglio del valore dei buoni pasto riconosciuto agli statali potrebbe rivelarsi una scelta autolesionista per il gettito dello Stato in conseguenza di una prevedibile, ulteriore e grave contrazione dei consumi”.

 

 

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