Liberi da Ogm, oggi la manifestazione a Roma

Pochi giorni fa in Friuli è stato seminato mais Ogm della Monsanto in due campi. L’autore di questo atto irresponsabile ora sta minacciando di ripetere l’operazione in altre Regioni. C’è solo un modo per fermarlo: chiedere al Ministro della Salute Lorenzin di adottare misure di emergenza in grado di vietare ogni forma di coltivazione di Ogm a tutela degli ecosistemi e della nostra agricoltura”. E’ quanto si legge sul sito di Greenpeace che partecipa oggi alla manifestazione della task force Liberi da Ogm in piazza Montecitorio a Roma, per chiede un divieto definitivo alla coltivazione di Ogm in Italia.

“Questo governo ha permesso la semina di mais Ogm in Friuli, con la possibilità di repliche in altre regioni, dando inizio a una contaminazione difficilmente arrestabile. I Ministri dell’Agricoltura e dell’ Ambiente si sono già espressi a favore del blocco di queste coltivazioni, ma è il Ministro della Salute che deve firmare il decreto per bloccare questa vergogna! – dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace – Le parole non servono più: o il governo adotta misure di salvaguardia contro il mais MON810, per vietare ogni forma di coltivazione di Ogm, oppure – continuando a non far nulla – è complice di un attentato alla sicurezza dell’agroalimentare italiano”.

“La non definitiva risoluzione della vicenda Ogm va avanti ormai da troppo tempo e questa deve essere l’occasione per chiudere definitivamente una questione sulla quale cittadini, agricoltori, rappresentanze economiche e sociali, Regioni ed il Parlamento si sono espressi già tantissime volte” ha affermato Stefano Masini coordinatore della Task force “Liberi da Ogm” e responsabile ambiente della Coldiretti.

L’associazione ricorda, sulla base di una indagine condotta da Ipr marketing a giugno, che quasi otto italiani su dieci (76 per cento ) sono contrari all’utilizzo di organismi geneticamente modificati (Ogm) con un aumento del 14 per cento rispetto allo scorso anno. Con il crescere dell’opposizione degli italiani agli Ogm in agricoltura si riducono ad appena il 10 per cento i favorevoli ma – sottolinea la Coldiretti – diminuiscono anche coloro che non hanno una opinione o non rispondono al 14 per cento. Bastano questi dati per spiegare le ragioni della richiesta al Governo di esercitare la clausola di salvaguardia che vieterebbe la messa a coltura di piante biotech. Sono già 8 i Paesi europei che – precisa la Coldiretti – hanno adottato la clausola di salvaguardia (Francia, Germania, Lussemburgo, Ungheria, Grecia, Bulgaria, Polonia, Austria).Un provvedimento – spiega Coldiretti – che in Italia è già stato sollecitato da tutti i gruppi parlamentari al Senato, con una mozione votata all’unanimità”.

Per la Cia-Confederazione italiana agricoltori “gli Ogm sono incompatibili con l’agricoltura italiana, che è fortemente legata alla molteplicità di territori e tradizioni. L’omologazione a cui gli organismi geneticamente modificati conducono mette a rischio gli oltre 5.000 prodotti tipici che rappresentano la spina dorsale dell’enogastronomia italiana”. Da qui la richiesta di esercitare la clausola di salvaguardia per vietare la messa a coltura di piante biotech.

Di diverso avviso Confagricoltura.Il problema non è essere favorevoli o contrari agli Ogm, il problema è fare chiarezza normativa e dare fiducia alla ricerca scientifica. I tempi della politica e della magistratura non sono quelli delle imprese e dei cittadini”. Lo sottolinea Mario Guidi, presidente di Confagricoltura, che aggiunge: “Non credo che siano utili le manifestazioni di piazza che alimentano il clima da guerra di religione e non favoriscono un dibattito costruttivo e basato su elementi scientifici. I problemi sono altri, gli alimenti con prodotti Ogm sono già sulle nostre tavole, da anni, ma gli agricoltori italiani non possono coltivarli. I maiscoltori attendono di sapere se potranno essere applicate le norme europee da noi impedite dalla caccia alle streghe e se potranno o meno utilizzare una nuova tecnologia diffusa in tutto il mondo”.

 

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