OSSERVATORIO. Energie pulite, tra innovazione ed economia

Ci sono tanti modi per aiutare il prossimo, e ci sono anche tanti tipi di prossimo: c’è la famiglia, il vicino di casa, il compagno di scuola e via dicendo. Ce n’è anche uno che non parla, ma ci mostra con il passare del tempo l’attenzione che gli prestiamo. E’ l’ambiente. E se vogliamo aiutarlo dobbiamo stare attenti a come lo usiamo. Per esempio possiamo scegliere le risorse rinnovabili per portare energia alla nostra abitazione. Se invece non siamo ancora pronti a fare questo passo possiamo iniziare tutelando noi stessi, cercando di capire, operando un confronto tra le tariffe sull’energia elettrica, qual è il servizio migliore a livello di qualità e costo.

Le tecnologie sono pronte, il terreno è spianato ma il nostro Paese ha ancora dei dubbi. Mentre l’Europa spinge verso le fonti rinnovabili per rilanciare l’economia e favorire l’innovazione, l’Italia resta a guardare. È quello che emerge dal convegno “La spinta dell’Europa alle  fonti rinnovabili” organizzato da Legambiente in collaborazione con Anev e Globe Europe. Se tutti i governi nazionali spingessero insieme, con politiche attente e incentivi, verso il settore dell’energia pulita, probabilmente lo sviluppo di tali fonti sarebbe cospicuo. Questo è quello che si sta tentando di fare. Il governo italiano invece ha inserito nella finanziaria di quest’anno una norma che, intervenendo sui certificati verdi, blocca la crescita e gli investimenti sulle fonti rinnovabili.

Il convegno ha posto l’accento proprio su questa mancanza di presa di posizione da parte del nostro governo. In ogni caso entro la fine di giugno dovrà presentare il Piano Nazionale di Sviluppo delle Rinnovabili e mettere in campo un confronto serrato e concreto su questi temi con le Regioni, in modo da coordinare le risorse e gli sforzi per far sì che lo sviluppo abbia inizio. Il Piano Nazionale fa parte del pacchetto clima deciso dall’UE e operativo da aprile del 2009 e dovrà essere operativo entro 18 mesi dalla sua stipula. Con la direttiva sulla “promozione dell’energia da fonti rinnovabili” si obbligano di fatto i governi nazionali a preventivare una riduzione del 20% dei consumi di energia; a destinare un impiego del 20% di energia prodotta con fonti rinnovabili sul consumo lordo di energia; a favorire un’ulteriore riduzione del 20% di CO2 applicata al livello raggiunto nel 2005.

L’obiettivo fissato per l’Italia del 17% da FER (fonti energetiche rinnovabili) potrebbe essere raggiungibile se fossero previste delle politiche a favore dello sviluppo e la semplificazione delle norme di autorizzazione. In Italia mancano ancora le Linee Guida per l’approvazione dei progetti delle rinnovabili con conseguente caos a livello regionale. In Francia per esempio l’elettricità da fonti rinnovabili è incentivata mediante la regolamentazione dei prezzi in termini di una tariffa feed in. Gli operatori di sistemi di energia rinnovabile hanno contrattualmente diritto nei confronti del gestore della rete di distribuzione al pagamento per l’energia elettrica immessa; mentre il gestore della rete di distribuzione è obbligato a stipulare un contratto per l’acquisto di energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili, ad un prezzo fissato per legge. In Germania invece, le tecnologie usate per la produzione di energia elettrica godono di una tariffa feed in.

Tutti gli impianti usati per produrre energia a partire da fonti rinnovabili devono essere iscritti al registro degli impianti. Insomma i maggiori Paesi europei si sono attivati per favorire lo sviluppo delle energie prodotte con fonti rinnovabili. L’Italia deve adeguarsi a questa tendenza favorendo l’uso da parte dei cittadini delle rinnovabili e incentivando le aziende al risparmio energetico. Considerando che sono molte le aziende italiane che producono tecnologie a basso impatto energetico e tecnologie per la produzione dell’energia, questo passo potrebbe essere meno difficile del previsto.

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