Benzina, nuovo record a 2,013 e gli sconti stanno per finire

Ad accompagnare il rientro dalle vacanze degli italiani c’è un amico poco gradito: il record del prezzo dei carburanti. L’estate si era annunciata meno rovente del solito presso i distributori di benzina, grazie agli sconti praticati nei weekend dalla maggior parte delle compagnie petrolifere. Ma la corsa ai rialzo dei prezzi non si è arrestata e subito dopo ferragosto, in alcune zone d’Italia, si è superata la famosa “soglia psicologica” dei 2 euro a litro / Le AACC protestano

E questa settimana, l’ultima del mese di agosto, si apre con nuovi picchi sul servito della rete ordinaria: 2,013 euro/litro per la verde al Centro Italia (Toscana e Liguria), 1,850 per il diesel al Sud. E’ quanto emerge dal consueto monitoraggio di Quotidiano Energia, secondo cui si allarga sempre più la forbice settimanale dei prezzi sul mercato carburanti nazionale, in vista della conclusione, con il 3 settembre, dell’iniziativa dello “scontone Eni”.

Alcuni prevedono che il Cane a sei zampe metterà in campo altre iniziative del genere. Comunque anche nei weekend, gli sconti sono stati inferiori rispetto a quelli di partenza con cui sono state lanciate le iniziative (Eni era partito con 1,5 sul diesel e 1,6 sulla benzina). Nel weekend che si è appena concluso lo sconto Eni è stato di 1.750 euro/litro per la benzina e 1.650 per il diesel. I competitor non hanno fatto di meglio.

Intanto le quotazioni internazionali sono in flessione, soprattutto per la benzina; sulla rete nazionale, invece, mette mano ai listini la IP (+0,5 cent euro/litro sulla benzina e +0,3 cent sul diesel). Nel corso delle ultime due settimane tuttavia a partire da Eni, che dal 13 agosto ha aumentato i prezzi per quattro volte, tutte le compagnie hanno praticato aumenti.

Più nel dettaglio, i prezzi medi “serviti” sono oggi a 1,924 euro/litro per la benzina (dall’1,914 euro/litro di Esso all’1,924 di IP e TotalErg con le no-logo a 1,824), 1,809 per il diesel (dall’1,798 euro/litro sempre di Esso all’1,809 di IP con le no-logo giù a 1,700) e 0,778 per il Gpl.

Il Ministero dello Sviluppo economico, che monitora costantemente i prezzi dei carburanti (i dati sono riportati settimanalmente sul sito del ministero all’indirizzo www.sviluppoeconomico.gov.it), fa sapere che da giugno al 23 agosto si è rilevato un aumento delle quotazioni internazionali del prodotto raffinato di oltre il 22% per la benzina e di quasi il 18% per il gasolio, a fronte di un aumento del prezzo medio alla pompa in Italia del 4% sia per la benzina che per il gasolio.

Quindi, secondo il Ministero, l’aumento del prezzo alla pompa è stato nettamente inferiore all’aumento delle quotazioni internazionali e questo ha permesso di riassorbire in parte anche l’aumento delle accise stabilito per finanziare le spese di ricostruzione per il terremoto. Nei mesi estivi si sarebbe, quindi, azzerato  lo “stacco Italia”, ossia il differenziale tra prezzo al netto delle imposte in Italia e nella media dell’area euro, e il margine delle compagnie petrolifere è sceso a 10,6 centesimi al litro per la benzina e a 12 per il gasolio. Il Ministero sottolinea, infine, che questo è stato possibile anche grazie alle dinamiche concorrenziali sollecitate dalle misure varate col decreto legge liberalizzazioni, che dispiegheranno ancor più i loro effetti andando pienamente a regime nel prossimo futuro.

Secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, tra agosto 2011 e agosto 2012 ci sono 35 centesimi di differenza (in più ovviamente). Di questi 21 cent finiscono nelle casse dello Stato e i restanti 14 nelle tasche delle compagnie petrolifere. E questo si tradurrà in in una spesa annua di 768 euro in più per ogni famiglia: +420 euro in termini diretti, per i pieni di carburante, e +348 euro in termini indiretti, per il maggiore costo del trasporto delle merci.

Per fronteggiare gli elevati costi dei carburanti si consiglia ai cittadini di consultare l’elenco delle “pompe bianche”, dove è possibile risparmiare anche 9-10 centesimi al litro. Per questo da anni i Consumatori chiedono al Governo di intervenire per favorire un ampliamento della rete di distributori indipendenti e l’apertura della vendita dei carburanti presso il canale della grande distribuzione.

Pietro Giordano, Segretario Generale di Adiconsum, chiede che “il Governo per primo faccia la propria parte mettendo mano alle accise, a cominciare da quelle che non hanno più ragione di essere e riducendo le altre. Servono liberalizzazioni  non proposte sul “tetto” al prezzo della benzina che finiscono col deprimere l’economia e quindi l’occupazione e i consumi”. “Gli sconti applicati nei weekend estivi insieme alla riduzione delle accise, in tutto 30-40 centesimi al litro, – continua Giordano –  porterebbero un risparmio di 400 euro a famiglia per auto (800 euro per una famiglia con due auto). Abbattimento delle accise e maggiore concorrenza nel settore dei carburanti – conclude Giordano – rappresentano una misura per il rilancio dell’economia del Paese, poiché il prezzo dei carburanti ha ripercussioni immediate sul carrello della spesa delle famiglie, in quanto tutti i beni di consumo in Italia viaggiano su gomma, come pure si riflette immediatamente sui trasporti pubblici locali”.

La Coldiretti fa un paragone tra un pieno dell’automobile e la spesa alimentare settimanale delle famiglie italiane: considerando i cambiamenti subiti dalle abitudini alimentari dei nostri concittadini, per fare un pieno ad un’automobile con un serbatoio di 60 litri si spendono 120 euro, mentre per fare la spesa settimanale se ne spendono 111 euro. E con il nuovo record un litro di benzina viene a costare come un chilo di pesche ma il prezzo ha superato del 40% il chilo di pasta e del 50% un litro di latte. Un rapporto di cambio che – conclude la Coldiretti – non è eticamente ed economicamente sostenibile e che mette a rischio al ripresa del paese.

Anche la Cia-Confederazione italiana agricoltori sottolinea come gli italiani ormai spendono più per carburanti e trasporti (483 euro al mese) che per gli alimentari (477 euro). Anche le imprese agricole sono allo stremo: solo a giugno la spesa per il gasolio agricolo è cresciuta del 5,5% annuo.

Infine, dicono la loro i benzinai: “Gli alti prezzi di benzina e gasolio gravano anche sui benzinai che pagano in termini di maggiori oneri finanziari, di minor erogato e minori guadagni – sottolinea il presidente della Faib-Confesercenti, Martino Landi – Rivedere il livello di tassazione di accise ed Iva sui prodotti petroliferi è un impegno a cui il Governo non può sottrarsi, considerato che, al netto degli aumenti di agosto, l’incidenza fiscale sui prezzi del gasolio nel nostro Paese è del 54,2% contro una media dell’area euro del 48,6% e dell’Ue a 27 del 49,4%; il dato dell’incidenza sulla benzina è invece del 58,3 % contro una media dei paesi dell’area euro del 56,2%, mentre l’iva sui due prodotti sconta il 21% contro la media dell’area euro al 19,67: una forbice che pesa come un macigno sulle famiglie e sulle imprese, alimenta la componente inflattiva, appesantisce il livello di competitività, spinge fuori mercato i gestori carburanti”.

“La componente fiscale italiana ha una incidenza del 4% superiore a quella dell’area euro, in media tra gasolio e benzina”. Landi afferma che “se l’incidenza fiscale italiana si allineasse a quella dell’Area Euro si avrebbe un risparmio annuale per le famiglie italiane di circa un miliardo di euro”. “Le politiche di crescita debbono necessariamente riallineare al resto d’Europa l’imposizione fiscale sui prodotti petroliferi per rilanciare il sistema produttivo e della mobilità del nostro Paese. E’ questo – conclude Landi – l’obiettivo a cui bisogna lavorare sapendo che non serve a nessuno scatenare una caccia a presunti responsabili del caro carburanti, insieme ad un attento monitoraggio dei prezzi e alla piena applicazione del pacchetto liberalizzazioni, a partire dall’istituzione del mercato all’ingrosso dei prodotti petroliferi”.

 

 

 

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