TopNews. Ivass: Rc auto, in 5 anni meno 100 euro. Consumatori: non basta ancora

Costo medio dell’Rc auto in flessione di oltre 100 euro dal 2013 al 2017. Scatola nera ormai diffusa nel 20%  delle polizze, ma con punte nel 60% nel Sud Italia. 190 mila polizze “dormienti” che sono state risvegliate e hanno dato luogo a pagamenti pari a 3,5 miliardi di euro per i beneficiari. / La reazione dei Consumatori

La nuova sfida del settore è rappresentata poi dalla tecnologia applicata al mondo delle assicurazioni. Si tratta di quella Insurtech che fa ribadire all’Ivass: “compito di chi fa vigilanza è di proteggere gli assicurati”.

Questo il quadro restituito da Salvatore Rossi, presidente dell’Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) nel corso dell’odierna Relazione annuale. Nel 2017 il costo medio della polizza Rc auto si attesta a 340 euro. Nei cinque anni 2013-2017 il premio medio è sceso di quasi un quarto, oltre 100 euro. “Sono molto diminuite anche le disparità di prezzo sul territorio: ad esempio, il differenziale Napoli-Aosta si è più che dimezzato, passando dagli oltre 400 euro del 2012 a meno di 200 lo scorso anno”. Alla discesa dei prezzi ha certo contribuito la diffusione della “scatola nera”, che a fronte del monitoraggio della guida porta agli assicurati uno sconto sul premio da pagare. Nei cinque anni dal 2013 al 2017 le polizze con scatola nera, spiega Rossi, “sono passate dal 10% a oltre il 20% del totale, con punte nelle aree meridionali del 60%, portando così il mercato italiano in testa alle classifiche mondiali di diffusione della motor connected insurance”.

I numeri del mercato assicurativo dicono poi che nel 2017 sono stati raccolti premi per 132 miliardi di euro con una flessione del 2,5% rispetto al 2016, mentre nel primo trimestre di quest’anno si è tornati a crescere (più 2,1% rispetto al trimestre corrispondente). La flessione dello scorso anno è legata soprattutto al settore vita: nel solo 2017, si contano quasi 3 miliardi e mezzo di minori ricavi, legati al basso rendimento delle polizze vita tradizionali. I premi raccolti su queste polizze sono stati di 63 miliardi, 10 in meno rispetto al 2016. Sono invece aumentate le polizze unit-linked che pongono in tutto o in parte il rischio finanziario in capo al sottoscrittore, uno spostamento del mercato verso prodotti che possono essere più redditizi, ma anche più rischiosi, “osservato in tutta l’Europa”.

Un caso di rilievo è quello delle polizze “dormienti”, in sonno, quelle di cui si è persa traccia, entrate in una sorta di limbo dopo la morte del sottoscrittore. “Abbiamo ‘risvegliato’ per il momento quasi 190.000 polizze per le quali il diritto dei beneficiari era maturato nel periodo di validità della polizza, dando luogo a pagamenti, già effettuati o in corso, per oltre 3,5 miliardi di euro – ha detto il presidente Ivass – Su altre 900.000 polizze sono in corso accertamenti delle imprese. Stiamo ora discutendo con queste su come si possa a fare a prevenire il fenomeno, che non giova né alle tasche dei beneficiari né alla reputazione delle compagnie”.

Un fronte aperto è poi quello delle polizze “decorrelate”, quelle “vendute da intermediari finanziari a destinatari di prestiti personali ma senza alcuna connessione con il finanziamento e spesso senza che gli acquirenti se ne rendano conto”. L’acquirente spesso neanche sa che sta pagando di più. Per vederci più chiaro è dunque partita un’indagine dell’Ivass insieme all’Antitrust. Il fronte consumatori vede poi l’impegno dell’Ivass nei confronti dei siti “fantasma” che fanno phishing assicurativo: “Abbiamo scoperto più di cento siti in tre anni – ha detto Rossi – ma spesso ricompaiono sotto altro nome”. In sette casi su dieci si riesce a intervenire con la segnalazione all’autorità giudiziaria e la messa offline del sito, ma “molto siti oscurati ricompaiono poco dopo sotto altro nome, facendo pensare a poche centrali criminali – ha aggiunto Rossi – Solo le Autorità inquirenti, alle quali continueremo a fornire segnalazioni e ogni possibile supporto, possono sradicare questa malapianta”.

Nel futuro dell’Ivass ci sarà poi un compito in più. Sarà infatti istituto un Arbitro assicurativo, al pari di quanto accaduto con l’ABF presso la Banca d’Italia e l’ACF presso la Consob. Risoluzione stragiudiziale delle controversie, dunque, ma Rossi ha precisato che “ci metteremo fino a un anno per metterlo in funzione”.

La sfida che l’Ivass è chiamata a raccogliere è certamente quella della tecnologia applicata al mercato delle assicurazioni. E se l’acquisto online di una polizza assicurativa è ancora minoritaria, la tecnologia esiste e cambia l’offerta dei prodotti assicurativi e la relazione con i consumatori. “Le compagnie – dice il presidente Ivass – potrebbero accedere a un flusso, costate e mai visto prima d’ora, di informazioni su abitudini, tendenze di acquisto, stili di vita, salute fisica dei clienti, attuali e potenziali, accrescendo la loro capacità di penetrazione se sono pronte ad approfittarne. Potrebbero aumentare le opportunità anche per i consumatori, sia pure con formidabili problemi di privacy e sicurezza dei dati”. Fra i rischi dell’Insurtech ci sono poi gli attacchi informatici. Un’indagine svolta un anno fa su agenti e broker sulla prevenzione dei rischi informatici ha evidenziato che la consapevolezza dei rischi era diffusa ma in molti casi le misure di prevenzione e cura erano ancora insufficienti. Su tutto questo l’Ivass ha annunciato una nuova indagine per l’anno prossimo.

A fronte dunque delle sfide e dei rischi della tecnologia, compito dell’Ivass è quello di “proteggere gli assicurati”. Sostiene Rossi: “non possiamo non porci il problema della protezione degli assicurati: dobbiamo tutelari da condotte sleali di chi li assicura o da marginalizzazioni dovute al digital divide. L’innovazione va bene purché sia buona, eticamente corretta e rispettosa dell’interesse generale”.

 

@sabrybergamini

 

Notizia pubblicata il 27/06/2018 ore 13.54

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