Intesa Sanpaolo, fonti interne: “Iniziativa ‘sociale’ per gli azionisti”

“Intesa non era tenuta a nessuna forma di ristoro. Nonostante ciò si è impegnata da subito verso gli obbligazionisti”. Così una fonte interna a Intesa Sanpaolo, interpellata da Help Consumatori, chiarisce l’iniziativa presa dall’istituto, che ha messo a disposizione dei clienti del gruppo che hanno perso parte dei loro risparmi investiti nelle azioni delle ex banche venete un plafond di 100 milioni di euro. Tanti o pochi? Sufficienti o no? La proposta ha raccolto pareri contrastanti da parte delle associazioni dei consumatori. Ma fonti della banca rivendicano: “Non era mai successo che una banca proponesse una azione di ristoro sociale verso azionisti per una situazione su cui certo non ha responsabilità”.

Paragonare o anche semplicemente avvicinare il tema banche venete a situazioni quali cirio o parmalat non è possibile: qui siamo di fronte a comportamenti di vera e propria delinquenza finanziaria da parte di operatori penalmente perseguibili”, dice la fonte di Intesa alla redazione di Help Consumatori. Chiarendo poi che Intesa Sanpaolo “verso gli azionisti ha preso una iniziativa “sociale” rispondendo anche alle sollecitazioni espresse dalle associazioni nel recente incontro del 27 settembre”.

Da ambienti interni all’istituto si tiene poi a precisare altre due questioni. La prima: “Non era mai successo che una banca proponesse una azione di ristoro sociale verso azionisti per una situazione su cui certo non ha responsabilità”. La seconda: “L’iniziativa presa, che non è la panacea universale, va nella direzione di protezione dei più colpiti e, su questo, non deve esserci spazio per posizioni ideologiche”. Se poi si guarda più in generale all’operazione di acquisizione fatta da Intesa Sanpaolo nei confronti delle due banche venete, l’istituto rivendica gli effetti positivi dell’operazione: “Occorrerebbe porsi il problema di cosa sarebbe accaduto a consumatori e imprese di quei territori nel caso di default delle due banche. Richieste di rientro dei crediti, code per il ritiro dei contanti agli sportelli, effetto domino a livello nazionale (non dimentichiamo che su quei territori insistono circa 200 mila PMI)”.

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