Osservatorio: conti correnti, clienti banche sempre meno fedeli nei prossimi 10 anni

Se la mattina vi svegliate con il mal di schiena perché avete dormito male e pensate che il motivo possa essere legato al fatto che tenere i risparmi sotto al materasso sia comodo, ma fino a un certo punto, iniziate a ripensare a quali potrebbero essere i vantaggi di un conto corrente. Ed ecco che vi viene in mente di mettere i conti corrente del mercato a confronto tra quelli proposti dai migliori istituti bancari, e pensate anche che sarà la scelta giusta, soprattutto in materia di sicurezza.

Ma come si comportano i titolari di conti correnti bancari? Da una recente analisi svolta da IPR Marketing per Il Sole 24 Ore emergono profili diversi, a seconda che si tratti di aprire un nuovo conto o di gestirne uno già attivo. La vera discriminante nella scelta di un conto corrente, più che il suo costo complessivo, sembra essere la comodità d’uso. Ovviamente diversi fattori demografici e anagrafici influiscono sulla definizione di questa comodità. Per non pensare poi a chi deve gestire uno stabile intero: lì sì che il fattore comodità è importante, perché con la nuova riforma del condominio approvata dal Senato ognuno avrà il suo conto dedicato.

Per quanto riguarda l’apertura dei nuovi conti, la clientela è divisa dallo spartiacque dell’età: i giovani preferiscono i conti online, che si amministrano via internet banking e hanno generalmente costi irrisori; al contrario, i clienti “senior” prediligono i conti tradizionali, con un rapporto diretto con gli impiegati della filiale di fiducia. I primi, inoltre, sono molto attenti anche alle campagne pubblicitarie lanciate dalle banche.

Quanto alla gestione del conto, la soddisfazione degli intervistati si è rivelata in linea con gli ultimi dati Bankitalia sul calo dei costi relativi al conto corrente. Il campione, soprattutto per i titolari di conti tradizionali, ha infatti apprezzato il minore impatto delle spese di gestione sul proprio bilancio.

Sulla base di questa analisi, Antonio Noto, direttore di IPR Marketing, prevede che “se proiettiamo questo risultato tra dieci anni, il profilo di clientela legata alla fidelizzazione diverrà sempre più marginale. Ma la sua esistenza dimostra, per converso, che il marketing delle banche ha ancora lavoro da fare”.

 

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