Occhio al tasso minimo sui mutui variabili. In alcuni casi sono stati applicati interessi non allineati con le previsioni contrattuali e il risultato, in pratica, è che chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile non ha pagato di meno, quando invece avrebbe potuto. La denuncia è di Confconsumatori che ricorda come ai primi mesi del 2015 si sia registrata una sensibile diminuzione dei principali tassi del mercato interbancario, tra i quali l’Euribor. Di conseguenza, chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile avrebbe dovuto pagare di meno. Circostanza che in alcuni casi non si è verificata.
Spiega l’avvocato Emilio Graziuso di Confconsumatori: “Alcune banche applicando il valore zero al parametro di indicizzazione hanno trasformato di fatto i mutui in prodotti con un tasso minimo pari allo spread”. L’associazione invita i risparmiatori a verificare la propria posizione, in particolare il tasso minimo applicato, ed eventualmente richiedere rimborsi qualora si rilevi l’applicazione di tassi di interesse non allineati con le previsioni contrattuali.
Sulla questione, ricorda l’associazione, di recente è intervenuta anche la Banca d’Italia che ha rilevato che “sono emerse ipotesi in cui gli intermediari hanno neutralizzato l’erosione dello spread derivante dal sopravvenuto valore negativo del parametro, attribuendo a quest’ultimo valore pari a zero. Ciò ha determinato l’applicazione di tassi di interesse non allineati con le rispettive previsioni contrattuali”. In buona sostanza, alcune banche applicando il valore zero al parametro di indicizzazione hanno trasformato di fatto i mutui in prodotti con un tasso minimo pari allo spread. Secondo il coordinamento Associazione Nazionale dalla Parte del Consumatore e Confconsumatori – Federazione Provinciale di Brindisi, alla luce di quanto stabilito dalla Banca d’Italia, gli istituti di credito non solo dovranno astenersi dall’applicare di fatto clausole di c.d. “tasso minimo” non pubblicizzate e non incluse nella documentazione di trasparenza e nella modulistica contrattuale,  ma, qualora ciò sia avvenuto, dovranno restituire ai clienti quanto pagato in più per la mancata applicazione dei parametri negativi.
“Siamo alle solite – afferma Emilio Graziuso, responsabile del coordinamento Confconsumatori – Dalla Parte del Consumatore – Sulla base di quanto rilevato dalla Banca d’Italia, ancora una volta assistiamo alla violazione da parte di alcune banche delle norme sulla trasparenza delle condizioni contrattuali e del principio di correttezza nei rapporti con la clientela. A farne le spese di tale comportamento sono sempre i consumatori, i quali, fortunatamente, hanno, in questo caso, la possibilità di chiedere la restituzione del maltolto”. I sottoscrittori di mutuo a tasso variabile dovrebbero dunque verificare la propria posizione e, qualora ne ricorrano gli estremi, chiedere all’Istituto di credito la restituzione delle somme indebitamente percepite. “Il consumatore – continua Graziuso – deve innanzitutto verificare il parametro, quale, ad esempio, l’Euribor, di indicizzazione e la presenza nel contratto di un tasso minimo sotto il quale il tasso di interesse non può andare. Qualora non sia indicato il “tasso minimo” e quest’ultimo sia stato nei fatti applicato dall’Istituto di credito, l’utente può chiedere la restituzione di quanto ingiustamente corrisposto”.

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