Coronavirus, la SIPPS propone strategie
Coronavirus, la Società di Pediatria Preventiva e Sociale propone strategie
Dubbi sul Coronavirus, la SIPPS raccomanda: interventi assistenziali qualificati e salvaguardare gli operatori esposti in prima linea
In questi giorni di emergenza sanitaria nazionale e globale sono ancora tanti i dubbi dei cittadini sul livello di gravità del Covid-19 e sulle differenze tra questo e i virus che causano la tipica influenza stagionale. In attesa che i dati e gli esperti infettivologi possano meglio definire la pericolosità del nuovo Coronavirus, la SIPPS – Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale – cerca di chiarire alcuni principi di carattere generale, consigliando di evitare ogni allarmismo e di attenersi alle direttive istituzionali, senza intraprendere iniziative personali inutili e dannose.
Il Dott. Ernesto Burgio, dell’ECERI – European Cancer and Environment Research Institute di Bruxelles ed esperto SIPPS spiega che “al momento attuale non possiamo definire con sufficiente certezza il grado di virulenza del 2019-nCoV con i dati in nostro possesso”.
“A queste necessarie premesse dobbiamo aggiungere, però, che il nuovo coronavirus è caratterizzato da due fattori di rischio che ne rendono estremante difficile il confinamento: il lungo periodo di incubazione, e il possibile stato di portatore sano”. E spiega che “ in caso di diffusione di questi virus, bisogna agire correttamente in primis per limitarne/rallentarne la diffusione, poi per salvaguardare i sistemi sanitari e proteggere la salute degli operatori sanitari, che si trovano inevitabilmente ad essere i soggetti più esposti”.

Come far fronte al Coronavirus? Le proposte della SIPPS
La SIPPS propone quindi alcune strategie operative:
• Evitare in tutti i modi l’assalto agli ospedali e soprattutto ai servizi di pronto soccorso che potrebbe renderli i luoghi più pericolosi
• Adottare corridoi preferenziali in cui poter canalizzare l’eventuale afflusso dei casi o supposti tali nei prossimi giorni o mesi.
• Mettere a disposizione ospedali militari delle grandi città (attualmente quasi inutilizzati) in modo tale da trasformarli in breve tempo in centri di diagnosi, isolamento, e smistamento per i casi necessitanti di terapia intensiva

