Vendite al dettaglio, su i beni non alimentari
Stop alle attività non essenziali, chiusi anche negozi di moda e abbigliamento
Chiusi anche negozi di moda e abbigliamento, alcuni brand avevano già annunciato la chiusura dei propri punti vendita per favorire il contenimento del contagio
Stop a tutte le attività non essenziali fino al 25 marzo: attività commerciali, bar, pub, ristoranti, mentre rimangono aperti alimentari, farmacie e parafarmacie, edicole, tabaccai, benzinai. È quanto annunciato ieri sera dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante la conferenza stampa. Chiusi quindi anche i negozi di moda e abbigliamento.
Ma davanti all’emergenza sanitaria, e a seguito dell’entrata in vigore del DPCM del 9 marzo, sono tanti i marchi che avevano già deciso di sospendere in autonomia l’attività nei propri punti vendita in Italia o di ridurre l’orario di apertura.
Si apprende da fonti stampa che, dopo le iniziative di Armani, Geox, e Kiko, anche il Gruppo Miroglio aveva deciso la chiusura temporanea di tutti i 900 punti vendita con riguardo ai suoi brand Motivi, Oltre, Fiorella Rubino, Elena Mirò e Caractère. Scelta operata anche da Liu Jo, Boggi Milano, che aveva deciso di chiudere i suoi 68 negozi fino a data da destinarsi, da Luisa Spagnoli, Calzedonia e dagli Stores Rinascente.
Una riduzione su orari e giorni di apertura era stata annunciata da Decathlon e dai negozi Coin, Coin Excelsior e Coincasa.

Moda e abbigliamento, le iniziative benefiche
Coccinelle, oltre alla chiusura dei suoi punti vendita, aveva annunciato anche il lancio di una raccolta fondi i cui proventi saranno devoluti agli ospedali impegnati nell’assistenza, mentre Zuiki, il brand di moda di proprietà della Ennepi S.p.A., insieme alla chiusura di tutti i suoi punti vendita direzionali presenti sul territorio nazionale aveva annunciato anche l’iniziativa benefica “La moda in prima linea”, campagna di crowdfunding a sostegno dell’I.R.C.C.S. Ospedale San Raffaele di Milano e dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – Ospedale Cotugno di Napoli.

