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Le chat di whatsapp al tempo del coronavirus

A margine dell’epidemia da coronavirus, dovremo avere il coraggio di affrontare – prima adesso che più tardi, se vogliamo salvare il nostro sistema nervoso – il grande tema di un’ecologia delle chat su whatsapp. Lo scrivo meglio, ‘ché così non si capisce. Sulle chat di gruppo girano in questi giorni tonnellate di messaggi, vocali, notizie, immagini che quando va bene, sono di dubbia origine, e quando va male sono bufale, disinformazione, allarmismi, falsità. A questo si aggiunge la tentazione di molti di riversare in chat tutte le proprie frustrazioni, come se si trattasse di un grande sfogatoio, come se fosse un modo per fare terapia di gruppo di basso livello inondando gli altri partecipanti delle proprie ansie e dei propri problemi.

Le chat sono indispensabili…

A scanso di ogni equivoco, le chat sono utili. Anzi sono indispensabili, in questi giorni ancora di più. Servono a scambiarsi informazioni di servizio. Sono un mezzo indispensabile per rimanere in contatto con gli amici, quelli veri, quelli che all’alba mandi un cuore e il simbolo d’una tazza di caffè e loro sanno che li vuoi abbracciare e rassicurare, perché ne usciremo e saremo più forti e torneremo ad abbracciarci di persona. Sono il veicolo privilegiato che ci permette di condividere un meme divertente e di allentare la tensione, di strapparci un sorriso, di stringere virtualmente i nostri cari vicini e lontani ma tutti, in questo momento, fuori dalla portata dei nostri baci.

 

smartphone
Per un’ecologia delle chat

 

… ma spesso diffondono fake news e allarmismo

Le chat di gruppo, però, specialmente oggi, con l’epidemia da coronavirus, si sono trasformate spesso in veicolo di allarmismi, di false informazioni, di catene di messaggi dai contenuti improbabili, assurdi, allarmanti, falsi, volti a creare il panico. Pochi che abbiano il coraggio di sbroccare e dire: basta con le scemenze diffuse urbi et orbi.

Qualche esempio? Circolava nei giorni scorsi un falso messaggio che parlava di procedure di biocontenimento, di kit che sarebbero stati consegnati a un solo componente per famiglia per recarsi a “checkpoint militari”. Una roba da guerra batteriologica, insomma. Circolava qualche giorno fa, forse a meno di 24 ore dal decreto che ha stabilito la chiusura delle scuole fino al 3 aprile, la schermata di un giornale sconosciuto che già parlava di scuole chiuse fino al 27 aprile. Circolava (e temo circoli ancora) la bufala delle proprietà salvifiche della vitamina C, quando le terapie farmacologiche che i medici stanno seguendo sono complesse, spesso individuali e sperimentali. Circolava quella di bere bevande calde, che tanto un bicchiere di thè è miracoloso. Circolava quella dei camion di morti che nessuno farebbe vedere. Girano audio di tutti i tipi, girano catene di catene attribuite all’amica di un’amica di mio cugino che sta a Nord e dunque è attendibile quindi prestate attenzione ggente. Gira la tesi del complotto, ovviamente, talmente complesso (giuro che c’è un video, ma non sono riuscita a vederlo fino alla fine) che non sono in grado di farne il riassunto.

La dinamica è questa. Arriva il messaggio, girato da qualcuno che pensa di fare cosa utile. Seguono (non sempre ma spesso) le reazioni dei partecipanti: paura, rabbia, sgomento, aiuto, e ora cosa facciamo… con tutto l’armamentario possibile e immaginabile. La confusione è immensa. Districarsi nella chat per scoprire l’unico messaggio utile diventa complicatissimo. L’ansia personale e sociale aumenta.

Idee per non cadere in trappola

Come se ne esce? C’è chi consiglia di cancellarsi seduta stante dalle chat di whatsapp. E stop. Potrebbe essere un’idea. Si può silenziarle, opzione sicuramente degna di scelta e attenzione. Ci si può assumere il compito immane di smantellare una a una le bufale, magari con l’aiuto di qualche sito specializzato in questa attività: impresa notevole, ci vuole coraggio e santa pazienza. Si può agire con tatto e suggerire di usare le chat in modo produttivo. Dare informazioni utili, rimanere in contatto, scambiarsi idee su come far passare il tempo a bambini e ragazzini, incoraggiarsi a vicenda con qualche bella foto.

Si può anche, e si deve, pensare però a un’ecologia di whatsapp. Imparare a muoversi nell’ambiente digitale con più equilibrio e criterio. Darsi delle regole di comunicazione e di comportamento. Trovare un equilibrio fra l’uso e l’abuso del mezzo. Imparare a leggere, prima ancora che a scrivere. Pensare prima di parlare e di scrivere. Contare fino a cento, nei casi più seri.

Insomma: tutte quelle regole che si vorrebbero imporre ai più piccoli e che invece si fatica ad applicare anche da “grandi”, nativi digitali o no, sempre con lo smartphone in mano ma senza alcuna preparazione teorica, psicologica e pratica per usare le chat senza farsi abbattere dalle chat stesse. Proviamoci, mentre stiamo a casa.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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