Covid-19

I dati ce lo dicono chiaramente: quella del Coronavirus è sicuramente un’emergenza planetaria che lascerà dietro di sé ferite profonde nella società, sia dal punto di vista sanitario sia dal punto vista umano.

Pubblichiamo con piacere quindi l’intervento prof. Oreste Calliano dell’Università di Torino, esperto di Diritto dei consumatori che ci offre una visione che mostra i limiti della civiltà moderna di fronte a situazioni come quella attuale.

La parola all’esperto

Umberto Galimberti, nella prima fase, assai distopica, della comunicazione in tema di epidemia virale ha opportunamente distinto tra la paura, stimolata dall’ istinto di sopravvivenza che ci fa valutare i pericoli reali e l’ angoscia che iniziava a pervadere l’opinione pubblica bombardata da messaggi pseudo-comunicativi, pseudo-scientifici, pseudo-politici.

Cosa sta evidenziando questa vicenda, in fase di sviluppo e di elaborazione  individuale e collettiva? Ad un primo approccio  direi: la mancanza di una cultura del rischio, del senso del limite e del senso della morte.

Dai filosofi (Jonas ), ai sociologi (Beck, Bauman), ai giuseconomisti,  da tempo , sin dalle vicende della diossina, di Cernobyl e della mucca pazza, si evidenzia che siamo entrati in una società del rischio senza avere sviluppato una analoga capacità di conoscere, elaborare, accettare il fatto che la società neo- industriale propone sempre  nuovi, virulenti e imprevedibili rischi di ogni tipo.

 

Corona virus

Il rischio, come affrontarlo

Insegniamo ai nostri studenti, futuri manager, che il rischio in azienda deve:

  1. essere conosciuto, acquisendo informazioni in anticipo, valutando le probabilità anche minime, confrontando con le possibilità reali di gestione
  2. essere gestito se si realizza l’evento imprevisto, eliminando le cause, se possibile, o limitando gli effetti dannosi, se economici con le assicurazioni, gestendo con rapidità i rapporti interni ( personale ) ed esterni (tutti i soggetti interessati ) all’azienda.
  3. essere comunicato in modo rapido, efficace, univoco e non angosciante. Sul punto occorre ricordare che un evento imprevisto e pericoloso innesca nel circuito limbico ( dall’amigdala alla corteccia prefrontale) una reazione incontrollata immediata che stimola tre diverse reazioni: fuga, aggressività, panico e paralisi. La vicenda del virus ha evidenziato che comunicatori, scienziati, politici non solo sono stati mossi da  motivazioni improprie ( desiderio di enfatizzare a fini scandalistici, lotta tra scuole scientifiche, uso a fini politico-elettorali dell’evento ) quanto che  non sono stati preparati, sin dalla loro formazione scolare e universitaria,  a gestire tali eventi. E ciò sta dimostrando ai cittadini, soprattutto quelli che nella loro esperienza hanno gestito vicende analoghe famigliari, aziendali, catastrofali (terremoti, inondazioni, guerre) quanto sia fragile ed impreparata la attuale classe politica italiana.

Che fine ha fatto la solidarietà?

Sta emergendo che la società del narcisismo, evocata negli anni ’70 per la gioventù americana, e poi europea, ha perduto il senso del limite. L’esportazione in Europa ed in Italia del  darwinismo sociale  che porta a esaltare la competizione, la prevalenza del più forte, l’esaltazione del progresso anche a danno dei deboli e della natura,  e della conseguente  fuga dalle responsabilità esaltata dall’individualismo esasperato e dal consumismo sfrenato, utile ad un certo tipo di espansione economica (si pensi allo sviluppo del marketing da subliminale a virale a neurologico) ha messo in secondo piano, ed in certi casi ridicolizzato, la cooperazione sociale, la solidarietà verso i bisognosi, l’altruismo.

Eppure gli antropologi ci confermano che sono il collante della comunità, delle società non decadenti.

Il virus e il pericolo di pandemia stanno facendo riemergere questi ultimi valori evidenziando che le classi dirigenti  (politiche, economiche, culturali) che hanno fondato la loro legittimazione e narrazione sul successo non sono in grado di essere credibili quando chiedono fiducia a chi questi limiti li ha vissuti, li sta vivendo e cerca di gestirli.

Si pensi al ruolo dei nonni che negletti perché non più produttivi e privi di immagine di successo, ieri ( dopo la crisi del 2008) erano di sostegno , nella riduzione del welfare, con i risparmi e le pensioni  ai narciso-consumisti, oggi di supporto alle famiglie bi-lavoratrici. Da soggetti di “scarto”, come li richiama papa Francesco, a soggetti di “sostegno” per l’intera società.

E perdita del senso del limite anche della scienza e della tecnologia che, abbacinate dallo scientismo ottocentesco stanno scoprendo che l’uomo “ Sa di non sapere” e illuse dal “quantitativismo “ scoprono che i numeri sono un linguaggio che deve, come tutti i linguaggi essere adeguatamente comunicato e interpretato. Deludendo forse Odifreddi, ma rivalutando i veri moderni scienziati.

Il Virus e il senso della Morte

Il virus ha fatto riemergere un fantasma per anni tenuto nell’armadio: il senso della morte. E’emerso il panico per un evento naturale, in particolare ad avanzata età, che la cultura narcisista ha voluto escludere dal panorama delle esperienze umane. Forse perché il materialismo non è in grado di gestire le reazioni emozionali e subconscie che la morte produce sia in chi se ne avvicina sia, soprattutto, in chi ne è indirettamente coinvolto (coniugi, parenti, amici) . Mentre lo spiritualismo, e le religioni, che ne sono l’aspetto organizzato, dalla notte dei tempi gestiscono questo passaggio inevitabile, ed in certi casi persino accettabile, dell’esperienza umana.

Il ridursi forzato dei contatti di tipo superficiale, sostituito dalla meditazione individuale o dai contatti essenziali, quindi veri, sta portando molti di noi a rivedere i modelli di comportamento e di pensiero.

Era così indispensabile andare alla partita di calcio, o non era uno strumento di sfogatoio  dell’aggressività collettiva indotta ( panem et circenses )? Era così indispensabile affollare gli outlet, soprattutto la domenica, sostituendo un rito pagano a momenti di convivialità famigliare. Era così necessario acquistare farmaci a gogo quando molte malattie sono psicosomatiche e basta ai più , come per una normale influenza, la ricetta della Scuola salernitana: “Acqua, dieta, riposo”?

Credo che noi popolari ci auguriamo che questa esperienza richiami, soprattutto ai giovani, nuovi modelli di comportamento, di economia, di socialità.

Oreste.calliano@unito.it

Scrive per noi

Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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