Disturbi alimentari in aumento
Disturbi alimentari, con la pandemia aumento del 30% nel 2020
La pandemia ha portato al peggioramento dei disturbi alimentari, con l’aumento delle ricadute o l’insorgenza di una patologia ex novo. Per questo motivo l’associazione Consult@noi si è rivolta al Ministro della Salute, denunciando anche la carenza di strutture ad hoc
La pandemia ha causato un peggioramento dei disturbi alimentari e della nutrizione con un drammatico incremento del 30% nel 2020. L’ allarme è stato lanciato dall’associazione Consult@noi, di cui fanno parte diverse associazioni di familiari che si occupano delle gravi patologie connesse con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
Secondo i dati più recenti del Ministero della Salute, sono circa 3 milioni, in Italia, i giovani che soffrono di Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA) di cui il 95,9% sono donne e il 4,1% uomini. E tali patologie, come l’anoressia e la bulimia nervosa, sono considerati ormai una vera e propria emergenza, per via degli effetti devastanti che hanno sulla salute fisica e mentale di adolescenti e giovani adulti.
Secondo gli studi riportati dall’Istituto Superiore di Sanità la data di esordio del disturbo si riscontra mediamente tra i 15 e i 18 anni, con due picchi (15 e 18 anni).
Disturbi alimentari e Covid-19
I disturbi alimentari hanno trovato terreno fertile nella pandemia. Come spiegato dall’ISS, infatti, la paura del contagio e l’isolamento sociale possono alimentare il rischio di ricadute e peggioramento dei disturbi dell’alimentazione o addirittura far insorgere un disturbo ex novo.
Tra le cause di ricaduta o peggioramento l’ISS ha segnalato, infatti, l’isolamento prolungato che, limitando la possibilità di praticare attività fisica, ha aumentato il timore di prendere peso, portando a ulteriori restrizioni dietetiche. Oppure, ancora, le abbondanti scorte alimentari presenti in casa, che facilitano le abbuffate e alimentano una serie di meccanismi per il controllo del peso (uso di diuretici e lassativi, vomito indotto).

La forzata e prolungata convivenza con i familiari può generare o accentuare le difficoltà interpersonali, che possono contribuire al mantenimento della psicopatologia del disturbo dell’alimentazione. E lo stress innescato dalla pandemia può accentuare la severità di comorbilità psichiatriche.
Inoltre, le persone sottopeso che soffrono di un disturbo dell’alimentazione sono esposte a maggior rischio di complicanze mediche, a un maggior rischio di infezione, a un maggior rischio di avere un decorso grave.
Consult@noi denuncia la carenza di strutture
Alla luce dei dati, l’associazione Consult@noi ha chiesto, dunque, un incontro urgente al Ministro della Salute, Roberto Speranza, sottolineando che tali patologie “devono essere pienamente riconosciute come malattie specifiche che necessitano, quindi, di terapie multidisciplinari e di idonei percorsi di cura”.
Consult@noi denuncia, inoltre, “la grave carenza di strutture ad hoc in molte Regioni e sottolinea come sia necessario, in particolare, aumentare gli ambulatori multidisciplinari in grado di riconoscere ed affrontare fin dal suo esordio la patologia ed affiancarli a residenze riabilitative – poche e assenti in molte Regioni”.
Ed evidenzia, infine, la necessità di “istituire posti letto ospedalieri in ogni provincia per malati gravi e cronici e di formare adeguatamente il personale, in modo tale da favorire diagnosi precoci”.

