Stupro a Palermo, dal Garante Privacy due provvedimenti: fermare la condivisione del video (foto Pixabay)
Stupro a Palermo, dal Garante Privacy due provvedimenti: fermare la condivisione del video
Il Garante Privacy manda un avvertimento a Telegram e agli utenti sulle conseguenze della diffusione del video della violenza sessuale subita da una ragazza a Palermo. Garante: “tutelare la dignità della vittima”
Il Garante privacy mette in guardia sulle conseguenze, anche di natura penale, della diffusione e condivisione dei dati personali della vittima dello stupro a Palermo e dell’eventuale video realizzato.
Un intervento, quello del Garante, che si è reso necessario a causa della “caccia alle immagini” scatenatasi nelle chat di Telegram – stando a quanto riferiscono notizie stampa – da parte di utenti che stanno cercando e condividendo il video della violenza sessuale subita, nella notte tra il 6 e il 7 luglio, da una ragazza di 19 anni a Palermo.
Stupro a Palermo, i provvedimenti del Garante Privacy
Come spiegato in una nota del Garante, “l’Autorità – con due provvedimenti d’urgenza – ha rivolto un avvertimento a Telegram e alla generalità degli utenti della piattaforma, affinché venga garantita la necessaria riservatezza della vittima, evitando alla stessa un ulteriore pregiudizio connesso alla possibile diffusione di dati idonei a identificarla, anche indirettamente, in contrasto, peraltro, con le esigenze di tutela della dignità della ragazza“.
“I vari articoli di stampa – si legge nel provvedimento – hanno in questi giorni diffuso la notizia dell’esistenza di due chat all’interno della piattaforma Telegram.org, nelle quali numerosi utenti hanno chiesto la condivisone del video dell’episodio di violenza girato da una delle persone indagate con il proprio telefono cellulare, anche proponendo corrispettivi in denaro o di altra natura; i medesimi articoli contengono anche la notizia della condivisione della foto del volto di una ragazza che corrisponderebbe alla vittima, ma di tale circostanza, allo stato attuale, non si ha evidenza“.
Il Garante ricorda, inoltre, che “la diffusione e la condivisione del video costituiscono una violazione della normativa privacy, con conseguenze anche di carattere sanzionatorio, ed evidenzia i risvolti penali della diffusione dei dati personali delle persone vittime di reati sessuali (art. 734 bis del codice penale)”.
“Il provvedimento – ha commentato a la Repubblica Guido Scorza, del collegio del Garante della privacy – è stato emanato nei confronti di Telegram perché ci risulta che lì gli utenti stanno cercando il video. Ma non è escluso che possa essere allargato ad altre piattaforme”.
“Oltre all’aspetto penale della diffusione – ha aggiunto Scorza a la Repubblica – quel video è una violazione della privacy. Va contro la Gdpr. Di fatto, per la vittima della violenza, la pubblicazione video è non solo seconda violenza, ma rischia di diventare perpetua. […] Se non si fermano subito le condivisioni, sarà costretta a rivivere quella violenza per anni”.

