Bio, gli italiani sono buoni produttori ma spendono solo 62 euro l’anno a testa in biologico (Foto Lum3n per Pexels)

Gli italiani sono buoni produttori ed esportatori di biologico ma consumano meno bio rispetto agli altri paesi. In media i consumatori spendono 62 euro l’anno procapite in alimentazione bio, una cifra distante sia dal top della Svizzera con oltre 400 euro l’anno, sia da paesi quali la Francia, che si ferma a 176 euro l’anno.

I numeri vengono da Assobio e sono stati diffusi nei giorni scorsi a Cibus International Food Exhibition a Parma. Fanno parte della ricerca “Il BIO italiano sui mercati internazionali“, elaborata dalla piattaforma ITA.BIO di Nomisma e focalizzata sul ruolo dell’export bio Made in Italy, le opinioni delle imprese bio italiane e quelle del consumatore estero.

Qual è dunque lo stato dell’arte dei bio? Aumenta l’export del biologico agroalimentare italiano nel mondo ma va migliorata la distribuzione dei mercati e l’informazione. Il mercato estero del bio Made in Italy vale 3,6 miliardi di euro, quello domestico 5,4 (+9%).

Agroalimentare bio, eccellenza apprezzata. Ma i consumatori italiani spendono poco

L’agroalimentare biologico, spiega Assobio, si conferma un’eccellenza italiana apprezzata in tutto il mondo e i dati dell’export confermano la crescita esponenziale degli ultimi anni: +8% nel 2023 (anno su anno, termine a luglio). Il valore complessivo remunerato dai mercati esteri è quindi di 3,641 miliardi di euro, con un incremento del 203% rispetto al 2012.

Dallo studio Nomisma emerge la crescita del mercato interno del biologico italiano, giunto a 5,474 miliardi di euro (+9%), con un incremento più marcato del consumo “fuori casa” (+18%, pari a 1,2 miliardi) rispetto al domestico (+7%, pari a 4,2 miliardi).

“Tanto buoni produttori ed esportatori quanto “cattivi consumatori”, gli italiani spendono appena 62 euro l’anno procapite in alimentazione “bio”, lontani dai top 10 paesi europei – spiega una nota di Assobio – La speciale classifica è guidata da Svizzera (437 euro), Danimarca (365 euro) e Austria (274 euro); restano distanti anche i paesi più vicini o simili per mercato, come Germania (181 euro) e Francia (176 euro)”.

L’azione più efficace per stimolare lo sviluppo del bio italiano, sia a livello nazionale che internazionale, è quella di stimolare la domanda e la fiducia dei consumatori (risponde così il 47% degli imprenditori “bio” italiani) soprattutto aumentando l’informazione sui vantaggi del bio. Seguono la necessità di migliorare il contributo dell’agricoltura biologica alla sostenibilità (26%) e di stimolare l’offerta, quindi la conversione e la produzione (27%).

L’export del biologico incide per il 6% sul totale dell’export agroalimentare (che è pari a 62 miliardi di euro nel 2023, +5%) rispetto al quale dimostra una crescita più forte, anno su anno.

La considerazione dei prodotti alimentari bio italiani è alta specialmente negli Stati Uniti, che mettono il “Made in Italy” al primo posto della qualità nel 45% delle risposte; in Svezia e Danimarca il 65% dei consumatori intervistati afferma di aver comprato nell’ultimo anno per sé o per la propria famiglia almeno un prodotto alimentare biologico nostrano. La Cina, un paese con 1,4 miliardi di abitanti, dichiara la maggiore intenzionalità di consumo “bio” in futuro (61%).

In questo senso, tra le leve da attivare a livello globale, emerge una base potenziale di consumatori di prodotti italiani biologici che potrebbe essere raggiunta migliorando la distribuzione a scaffale (la mancata presenza nei negozi è un ostacolo per il 42%) e l’informazione (il 34% afferma di non conoscerne le caratteristiche distintive).

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