Api, ci sono tante buone ragioni per salvarle. Oggi la giornata mondiale (Foto Pixabay)
Api, ci sono tante buone ragioni per salvarle. Oggi la Giornata mondiale
Il 20 maggio si festeggia la Giornata mondiale delle api. Dagli insetti impollinatori dipende il 35% delle produzione agricola mondiale. Ma sono sempre più in pericolo
Ci sono tante buone ragioni per salvare le api. Una tutto sommato è pure egoistica: dalle api, e più in generale dagli insetti impollinatori, dipende il 35% della produzione agricola mondiale e l’80% delle piante per l’alimentazione. E invece api e insetti impollinatori stanno scomparendo. È l’allarme che risuona oggi in occasione della Giornata mondiale delle api.
Una giornata per le api, ecco perchè
“Se esistono al mondo delle specie animali a cui l’essere umano deve la propria sopravvivenza e benessere, è proprio quella delle api, di cui oggi si celebra la loro Giornata mondiale – spiega oggi il WWF – Perché dedicare una giornata mondiale a degli insetti? Perché noi non possiamo fare a meno del loro instancabile “lavoro”. Da essi, infatti, dipende il 35% della produzione agricola mondiale, con un valore economico stimato ogni anno di oltre 153 miliardi di euro a livello globale e 22 miliardi di euro per la sola Europa”.
IL WWF chiede dunque al Governo la rapida adozione del Piano di Azione Nazionale per la tutela degli insetti impollinatori previsto dalla Strategia Nazionale per la Biodiversità, in attuazione della nuova Iniziativa dell’Unione Europea adottata nel gennaio 2023.
L’impollinazione è uno dei servizi ecosistemici più importanti forniti dalla natura per il benessere umano e per l’economia. Quasi il 90% di tutte le piante selvatiche con fiore, ricorda il WWF, dipende dall’impollinazione animale, mentre delle 1.400 piante che nel mondo producono cibo e prodotti dell’industria quasi l’80% richiede l’impollinazione da parte di animali, non solo api domestiche e selvatiche, ma anche vespe, farfalle e falene, sirfidi, coleotteri, uccelli, pipistrelli ed altri vertebrati.
Dall’impollinazione dei fiori dipende il 35% della produzione agricola mondiale.
Ancora: l’84% delle principali colture per il consumo umano in Europa, tra cui molti tipi di frutta e verdura, richiede l’impollinazione degli insetti per migliorarne la qualità e il rendimento.
“L’Unione europea avrebbe quindi buone ragioni per prendersi cura delle api e di altri insetti impollinatori, ma oggi – spiega il WWF Italia – questo ancora non avviene come dovrebbe, nonostante la Commissione europea abbia adottato dal gennaio 2023 la “Revisione dell’iniziativa dell’UE a favore degli impollinatori”.

Api in pericolo, le minacce alla sopravvivenza
Da tempo poi gli apicoltori hanno lanciato l’allarme per la riduzione del numero e della produttività degli alveari e delle api, minacciati da cambiamenti climatici, agricoltura intensiva e pesticidi pericolosi. Negli ultimi anni in Italia, l’Efsa ha registrato perdite di api tra cento e mille volte maggiori di quanto normalmente osservato. Mentre dalla ricerca sulla perdita della biodiversità di impollinatori, condotta dall’IPBES già nel 2016, risulta che il 40% delle specie di api selvatiche e farfalle risulta essere a rischio.
Attiva su questi temi la Rete Nazionale Api Urbane (reteapiurbane.it), che raccoglie in tutta Italia 15 associazioni ambientaliste amiche delle api e insetti impollinatori. “Questi preziosi insetti sono costantemente in pericolo per le minacce alla loro sopravvivenza”, denuncia la rete.
Spiega Mattia Cappello, responsabile comunicazione della Rete Nazionale Api Urbane: «Non c’è dubbio che le cause che riducono la presenza della api siano l’uso eccessivo di pesticidi, in particolare i neonicotinoidi, che può danneggiare le api e ridurne la capacità di orientamento e di ricerca del cibo. E la distruzione degli habitat naturali, come prati fioriti e aree selvatiche, che riduce le risorse alimentari disponibili per le api».
Ci sono poi malattie e parassiti, i cambiamenti climatici che «influenzano la disponibilità di fiori e la stagionalità delle risorse alimentari», la monocultura, l’inquinamento e le «pratiche apistiche non sostenibili» come il sovrasfruttamento delle colonie.

