Declassamento del lupo, lettera aperta agli Stati: non recepire la misura (Foto di Angela da Pixabay)
Declassamento del lupo, lettera aperta agli Stati: non recepire la misura
Oltre 75 ong hanno inviato una lettera aperta in cui esortano gli Stati Ue a respingere il declassamento del lupo nella legislazione nazionale e a mantenere un rigoroso status di protezione. La misura della Ue è oggetto di ricorso alla Corte di giustizia
Decine di associazioni e Ong europee chiedono agli Stati Ue di rifiutare il declassamento del lupo. In una lettera aperta, oltre 75 organizzazioni (ci sono LNDC Animal Protection, Green Impact, Legambiente, Enpa e molte altre) hanno chiesto agli Stati di sospendere ogni modifica normativa nazionale sul declassamento del lupo per almeno i prossimi 18 mesi, periodo previsto per il recepimento della nuova direttiva. Sulla decisione pende infatti un ricorso presentato alla Corte di giustizia della Ue.
Nel documento si legge che il declassamento del lupo “si fonda su una lettura erronea dello stato di conservazione della specie e ignora i rischi scientificamente dimostrati per la biodiversità e gli ecosistemi”.
Declassamento del lupo, i ricorsi
Il provvedimento che declassa lo status di protezione del lupo in Europa è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue il 24 giugno. Gli Stati hanno ora 18 mesi di tempo per tradurre la modifica nella legislazione nazionale. Ma “il recepimento non è obbligatorio”, si legge nella lettera delle associazioni.
Contro il declassamento del lupo sono infatti pendenti dinanzi alla Corte di giustizia europea procedimenti giudiziari contro la Commissione europea e il Consiglio dell’UE.
Questi, spiegano le associazioni nella lettera, “potrebbero portare alla revoca della recente decisione di declassare il lupo, un’iniziativa che, come riconosciuto dalla comunità scientifica europea, manca di solide basi giuridiche e scientifiche. In quanto tale, essa è in contrasto con i requisiti fondamentali della direttiva Habitat dell’UE, che rimane la pietra angolare della politica di conservazione della natura in Europa”.
C’è inoltre anche un ricorso presentato al Mediatore europeo contro la Commissione sulla raccolta di dati sui lupi. Si stima, si legge nella lettera, che “la predazione da parte dei lupi colpisca solo lo 0,07% della popolazione ovina e caprina dell’UE, la specie principale bersaglio, e comporti perdite minime e irrilevanti dal punto di vista economico. Tali perdite sono già ampiamente compensate dai sussidi della politica agricola comune (PAC), finanziati dai contribuenti dell’UE”.
Aspettare gli esiti giudiziari
Le associazioni chiedono dunque agli Stati di sospendere ogni modifica normativa nazionale per i prossimi 18 mesi, in attesa dell’esito dei procedimenti giudiziari.
Le argomentazioni portate avanti fanno riferimento all’incertezza giuridica e alla base scientifica e giuridica della decisione sul declassamento del lupo. “La decisione di declassare il lupo non è suffragata dai dati ecologici e demografici disponibili – si legge nella lettera – Al contrario, le prove disponibili indicano chiaramente che le popolazioni di lupi in diverse regioni d’Europa rimangono vulnerabili, a rischio o in pericolo”.
Il declassamento del lupo a specie “protetta”
Nel dicembre 2023 Bruxelles ha proposto di abbassare lo stato di protezione internazionale del lupo da specie “rigorosamente tutelata” a specie “tutelata”. L’8 maggio scorso è arrivato il sì del Parlamento europeo alla modifica dello status di protezione del lupo. Il 5 giugno di quest’anno il Consiglio Ue ha adottato la modifica della direttiva sugli habitat, che abbassa il livello di protezione del lupo da “strettamente protetto” a “protetto”.
Per le associazioni ambientaliste e animaliste, che contestano la misure, la scelta della Commissione europea sul declassamento del lupo “appare sempre più come una mossa esclusivamente politica e giuridicamente discutibile, priva di fondamento scientifico e dannosa per la biodiversità”.
“Il principio di precauzione è alla base del diritto ambientale europeo,” spiegano le associazioni. “Modificare ora le leggi nazionali significherebbe esporre gli Stati a contenziosi legali, oltre che a una grave responsabilità nei confronti della natura.”
Alla base dell’opposizione ci sono il rischio e la vulnerabilità di molte sottopopolazioni di lupi in Europa e l’incidenza minima sulla predazione del bestiame.
Tutelare il lupo
“Il lupo è un simbolo di equilibrio ecologico e il suo ritorno in molte aree europee è una storia di successo della conservazione – affermano LNDC Animal Protection e Green Impact – Svilire questo risultato per compiacere una narrazione distorta e strumentale è un errore gravissimo. La decisione dell’UE è attualmente oggetto di ricorso legale da parte nostra e di altre 20 associazioni in tutta Europa. Procedere con il recepimento nazionale significherebbe andare contro una sentenza attesa e forse, domani, dover fare marcia indietro”.
Paesi come Portogallo, Repubblica Ceca, Belgio e Polonia hanno già annunciato che manterranno una protezione rigorosa per i lupi mentre altri Stati Ue stanno valutando posizioni simili.
Concludono le due associazioni: “La conservazione non può essere guidata dall’emotività o dalla convenienza politica. Deve basarsi sulla scienza e sul diritto. I lupi non possono essere sacrificati sull’altare del consenso elettorale”.

