Declassamento del lupo, associazioni: “Attacco alla biodiversità” (Foto Pixabay)

Si avvicina l’ultimo passo formale per il declassamento del lupo. E le associazioni di tutela degli animali protestano. “Si avvicina il declassamento del lupo, contro la scienza, il Trattato e il diritto Europeo, ma i politici passano e i fatti restano”, spiegano le associazioni che parlano di “Medio-Evo in chiave elettoralistica”. È quanto denunciano in una nota Earth ODV, Green Impact, LNDC Animal Protection, Nagy Tavak e One Voice perché domani è previsto al Consiglio europeo il declassamento del lupo.  Le associazioni, col sostegno di altre 17 sigle, hanno presentato ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per ottenere l’annullamento della decisione e il procedimento è in corso.

“Il tentativo di declassare il lupo ha avuto successo – spiegano le associazioni – solo grazie alla passività degli Stati Membri dell’UE, all’inspiegabile rinuncia del Parlamento Europeo ad esercitare le proprie prerogative, e all’opacità delle dinamiche decisionali all’interno della Convenzione di Berna, dove l’UE-27 detiene una posizione di maggioranza, ma è assente un processo di valutazione scientifica indipendente delle proposte avanzate dalle Parti Contraenti”.

Declassamento del lupo, la decisione della Commissione

La critica delle associazioni riguarda la dinamica politica con la quale si è giunti a rivedere lo status di protezione del lupo e l’impegno in prima persona della presidente della Commissione.

Nel dicembre 2023 Bruxelles ha proposto di abbassare lo stato di protezione internazionale del lupo da specie “rigorosamente tutelata” a specie “tutelata”. In quell’occasione la Presidente Ursula von der Leyen dichiarava: “Il ritorno del lupo è una buona notizia per la biodiversità in Europa. Tuttavia in alcune regioni europee la concentrazione dei branchi è diventata un pericolo reale, in particolare per il bestiame. Le autorità locali chiedono maggiore flessibilità per gestire più attivamente le concentrazioni critiche della specie. Un intervento a livello europeo potrebbe agevolare la situazione e il processo avviato oggi (20 dicembre 2023, ndr) dalla Commissione rappresenta un passo importante. Sono fermamente convinta che riusciremo a trovare soluzioni per proteggere sia la biodiversità che i nostri mezzi di sussistenza rurali.”

L’8 maggio scorso è arrivato il sì del Parlamento europeo alla modifica dello status di protezione del lupo. Con 371 voti a favore, 162 contrari e 37 astensioni, il Parlamento ha infatti sostenuto la proposta della Commissione di modificare la direttiva Habitat per allineare lo status di protezione del lupo alla Convenzione di Berna, abbassandolo appunto da “strettamente protetto” a “protetto”.

Associazioni: si torna al Medioevo

Le associazioni che hanno firmato il ricorso alla Corte di giustizia parlano di “un attacco alla biodiversità”. E spiegano che “le predazioni da parte del lupo rappresentano appena lo 0,07% delle perdite tra ovini e caprini in Europa (principali target di attacchi). Eppure, nonostante le predazioni pesino in modo irrilevante nel bilancio agricolo dell’Ue e il lupo sia ancora classificato come vulnerabile e a rischio di estinzione in molte aree Europee, la Presidente della Commissione ha sostenuto la linea dell’abbattimento. Neppure il fatto che i contribuenti europei finanziano, attraverso i fondi PAC, sia le misure di prevenzione sia le compensazioni per le predazioni subite dagli agricoltori, è servito a frenare questa pericolosa deriva politica. Alle evidenze scientifiche si preferiscono le favole popolari, i vertici di Bruxelles ci vogliono far tornare al Medioevo”.

La risposta degli Stati è diversa. Alcuni, come Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca e Belgio, “hanno già dichiarato l’intenzione di mantenere la protezione rigorosa del lupo. Altri, come Malta, Belgio e Ungheria, potrebbero presto unirsi a questa scelta”, spiegano Earth ODV, Green Impact, LNDC Animal Protection, Nagy Tavak e One Voice.

Le associazioni chiedono “una riforma seria e strutturale della normativa europea sulla natura: una riforma che superi l’attuale logica strumentale delle “liste” e degli “allegati”, ormai utilizzati a fini puramente politici, e che adotti un approccio ecosistemico e climatico, non più centrato su singole specie o habitat. Una gestione affidata a chi possiede competenze reali, etica e rispetto per la natura. Per l’Italia, chiediamo che la gestione della biodiversità sia affidata ai Carabinieri Forestali, con il supporto di una rete di Università, istituti di ricerca e un comitato etico indipendente”.

Il declassamento del lupo, proseguono, avrà un peso sulle prossime elezioni. “Il lupo deve restare bene collettivo e non più una merce elettorale”.

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