Dazi al 15%, l’accordo Usa-Ue e qualche dato sull’Italia (Foto Pixabay)

Gli Stati Uniti impongono alle Ue dazi al 15%. Questa la percentuale, frutto dell’accordo raggiunto fra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la Ue. Ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: “Abbiamo stabilito un’aliquota tariffaria unica del 15 per cento per la stragrande maggioranza delle esportazioni dell’UE. Questo tasso si applica alla maggior parte dei settori, tra cui automobili, semiconduttori e prodotti farmaceutici”.

 

 

L’accordo sui dazi e le conseguenze in Italia

L’accordo prevede che gli Stati Uniti impongano dazi del 15 per cento sulla maggior parte delle importazioni dall’Unione Europea. Questa soglia si applicherà anche ai prodotti dell’industria farmaceutica, ai semiconduttori e alle auto, mentre su acciaio e alluminio rimarranno dazi al 50 per cento. Sul piatto statunitense c’è inoltre il rafforzamento dell’impegno europeo negli acquisti di armamenti Usa, accompagnato da 600 miliardi di dollari di investimenti oltreoceano e 750 miliardi in forniture energetiche americane, gnl in testa, nei prossimi tre anni. (Fonte: Ansa).

La Ue non imporrà invece dazi sulle importazioni di merci dagli Stati Uniti.

L’accordo è una vittoria per gli Usa. Come spiega il Post, “i tempi e altri dettagli di questi investimenti non sono ancora chiari. È evidente però che l’accordo sia asimmetrico, sbilanciato a favore degli Stati Uniti: non solo per la differenza tra i dazi (15 per cento per le aziende europee, zero per le aziende statunitensi), ma anche per le promesse di acquisti (che peraltro riguarderanno petrolio, gas e armi, andando in direzione opposta rispetto agli obiettivi politici europei) e perché arriva dopo altre grande concessioni politiche ottenute dagli Stati Uniti negli scorsi mesi anche dai paesi europei, come l’impegno ad alzare al 5 per cento del PIL la spesa militare dei paesi NATO e l’esenzione delle aziende statunitensi dalla nuova tassa globale sulle multinazionali”.

Qualche giorno fa Confindustria aveva fatto i conti sull’ipotesi di dazi al 10% (quindi inferiori rispetto al 15% sui cui si è trovato un accordo) ipotizzando un impatto reale del +23,5% sui prezzi dei prodotti italiani, con una perdita stimata di 20 miliardi di export e 118mila posti di lavoro entro il 2026.

Dazi, Centromarca: export penalizzato, ci sono spazi di manovra

Dopo l’accordo sui dazi al 15%, Centromarca ha diffuso le sue stime sulle esportazioni di beni di largo consumo, in flessione del 7,7% in valore.

Ha detto Vittorio Cino, Direttore generale Centromarca: «Il dazio del 15% applicato dagli Stati Uniti si tradurrà in una contrazione delle esportazioni italiane dei beni di largo consumo pari a 767 milioni di euro con un impatto del -7,7% a valore. Il nostro export esce senza dubbio penalizzato dalla decisione della Casa Bianca e Centromarca continuerà ad intervenire in tutte le sedi, affinché la negoziazione prosegua».

Cino prosegue affermando che «l’importante lavoro diplomatico, a livello europeo e italiano, ha consentito di scongiurare l’applicazione dell’aliquota del 30%, che avrebbe avuto effetti devastanti sulle nostre industrie alimentari e non food, riducendo di 1 miliardo e 700 milioni di euro un export che vale di 9,9 miliardi di euro (stima Nomisma, 2024). Spazi di manovra ci sono e crediamo che un nuovo accordo possa essere raggiunto».

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