Auto elettriche e pompe di calore, cosa frena i consumatori? (Foto Pixabay)
Auto elettriche e pompe di calore, cosa frena i consumatori?
Adiconsum ha realizzato un’indagine su auto elettriche e pompe di calore alla ricerca delle cause che frenano la diffusione di queste tecnologie
Perché auto elettriche e pompe di calore non hanno ancora “appeal” fra i consumatori? E cosa frena il passaggio a queste tecnologie? Alla ricerca di una risposta a queste domande, nei giorni scorsi Adiconsum ha presentato l’indagine “Auto Elettriche e Pompe di Calore – Analisi delle cause che ne frenano la diffusione“, promossa nell’ambito del progetto Green Circle 2, che ha trattato due tematiche centrali nel dibattito sulla transizione energetica, quali appunto il riscaldamento domestico e la mobilità sostenibile.
Le barriere che ostacolano auto elettriche e pompe di calore
La consapevolezza ambientale dei consumatori è in crescita ma l’apertura al cambiamento, sia nel settore della mobilità elettrica sia in quello del riscaldamento e raffrescamento domestico, si scontra ancora con barriere strutturali/normative, culturali e informative.
Secondo il dossier di Adiconsum, sia per le auto elettriche che per le pompe di calore, le possibili decisioni del cittadino si scontrano con una serie di punti critici trasversali. I seguenti:
- Instabilità normativa e incertezza sugli incentivi, che scoraggiano la programmazione e alimentano il timore di investimenti poco sicuri;
- Disinformazione e mancanza di fiducia, dovute a una filiera spesso impreparata (venditori, installatori, progettisti), che non riesce a fornire un accompagnamento credibile e competente;
- Tecnologie già mature, ma trattate come sperimentali, con conseguente difficoltà nel riconoscerne benefici e affidabilità;
- Visione frammentata e non integrata, sia a livello di comunicazione che di politiche di sostegno, che impedisce una piena valorizzazione delle potenzialità tecnologiche disponibili.
Non basta il solo mercato
A partire dunque da queste criticità, secondo l’associazione serve un sistema di orientamento “terzo” rispetto agli interessi di mercato, che da solo non può gestire la transizione energetica. Anche perché emerge una situazione di asimmetria informativa: i consumatori spesso sono disorientati e la nuova tecnologia, pur esistente, non si diffonde in autonomia per il solo fatto di essere disponibile.
“La transizione energetica – afferma Adiconsum – non può essere lasciata al solo mercato: ha bisogno di politiche stabili, competenze diffuse e fiducia costruita nel tempo, attraverso strumenti indipendenti di orientamento e una formazione mirata lungo tutta la catena del valore”.
I consumatori e la mobilità elettrica
L’associazione ha svolto un’indagine sia sulla mobilità elettrica sia sulle pompe di calore. All’indagine sulle auto elettriche hanno risposto oltre 500 consumatori. Alcuni dati evidenziano la distanza della comunicazione sulla mobilità elettrica dalla capacità di far presa sui cittadini, ancora molto diffidenti verso le auto elettriche.
Adiconsum riporta alcuni dati:
- il 71,7% delle persone ritiene che un veicolo elettrico al 100% non soddisfi le proprie esigenze di mobilità quotidiana;
- il 77,5% delle persone non ha mai guidato un’auto elettrica al 100%;
- il 23,4% ritiene che “non ci sono abbastanza stazioni di ricarica, quindi sono inutili”;
- il 18,3% ritiene che “le batterie si esauriscono in pochi anni e sono costose da sostituire”;
- il 14,5% crede che “le auto elettriche siano molto più costose da mantenere”:
- l’11,7% sostiene che “l’elettricità venga tutta dal carbone”;
- il 73,9% delle persone non si è mai rivolto a un concessionario per informazioni su un’auto elettrica al 100%. Solo il 12,5% di coloro che l’hanno fatto ha avuto un test drive; il 26% lamenta una mancanza di competenza; il 15,4% nota una preferenza dei venditori per le auto tradizionali; il 3,8% segnala l’assenza di esposizione di modelli elettrici.
Mistery shopping sui concessionari
L’associazione ha inoltre svolto un “mistery shopping” su un campione di 60 concessionari in 10 città: Milano, Torino, Verona, Bologna, Roma, Firenze, Napoli, Lecce, Palermo e Cagliari, dei seguenti brand: BMW, Hyundai, MG, Renault/Dacia, Stellantis, Volkswagen. Sono state escluse le case automobilistiche che effettuano vendite online o che abbiano a listino solo auto elettriche.
Emergono difficoltà e criticità nella vendita delle auto elettriche. Ad esempio, fra i concessionari analizzati, nessuno raggiunge la sufficienza sulla comunicazione relativa alle informazioni su batteria e autonomia e sulla ricarica, e solo uno supera la sufficienza sulle informazioni relative e manutenzione/gestione dell’auto elettrica.
Solo due concessionari sono stati sufficientemente in grado di analizzare le esigenze del cliente.
L’associazione ha poi notato che “i venditori che utilizzano auto elettriche, personalmente o in famiglia, dimostrano maggiore preparazione e capacità di promuovere questa tecnologia. Gli altri, invece, mancano di formazione tecnica adeguata e tendono a suggerire motori tradizionali o ibridi, senza considerare le auto elettriche come una tecnologia affidabile e innovativa”.
Superare le barriere
Sulle auto elettriche, dunque, l’associazione propone di contrastare le false informazioni e quelle non scientifiche, formare i venditori perché siano esperti e competenti sulla mobilità elettrica, realizzare showroom dedicati con personale formato esclusivamente per veicoli elettrici.
La richiesta è quella di accompagnare i consumatori nelle diverse fasi di adozione della tecnologia, di proteggere gli incentivi pubblici con informazioni corrette e di spiegare con trasparenza le criticità della mobilità elettrica. Altra richiesta è quella di coinvolgere le associazioni dei consumatori nelle campagne informative.
Criticità ci sono anche per le pompe di calore. Anche in questo caso, Adiconsum evidenzia la necessità di superare le barriere culturali e operative che oggi rallentano l’adozione di tecnologie innovative.
Le basi della transizione energetica
La transizione energetica, spiega l’associazione, deve poggiare su una comunicazione corretta e trasparente, su processi di progettazione e uso adeguati, sulla formazione tecnica e professionale di tutti gli attori della filiera e – last but not least – su “politiche pubbliche coerenti e stabili, che rendano prevedibili e adeguati i tempi, gli incentivi e che permettano un approccio simile ai partenariati pubblico privati, dunque coinvolgendo anche la finanza privata, considerando che i benefici attesi non sono solo relativi al singolo consumatore proprietario dell’immobile, ma che esiste anche una porzione non trascurabile di contributo al bene comune”.

