Manifattura italiana, da Legambiente 30 proposte per rilanciare il settore

Manifattura italiana, da Legambiente 30 proposte per rilanciare il settore (foto Pixabay)

30 proposte, 8 settori chiave e 6 pilastri al centro del piano industriale proposto da Legambiente nel suo “Libro Bianco, per rilanciare la manifattura italiana e renderla più competitiva e sostenibile.

Le proposte di Legambiente per la manifattura italiana

Energia, bioeconomia, economia circolare, risorse idriche, agroecologia, velocizzazione degli iter autorizzativi, lotta all’illegalità, rafforzamento dei controlli: sono questi i settori chiave al centro delle 30 proposte di Legambiente.

E, come detto, sono sei i pilastri del percorso proposto: decarbonizzazione, circolarità, innovazione, legalità, nuova occupazione green e inclusione.

L’Italia, per l’associazione ambientalista, deve “colmare ritardi e vuoti normativi, superando iter troppo lenti e burocratici, alti costi energetici e il mancato rispetto delle norme ambientali, tutti ostacoli non tecnologici che ad oggi ne frenano il pieno sviluppo”.

L’obiettivo è quello di dare l’avvio al Clean Industrial Deal Made in Italy, fondato su lotta alla crisi climatica, innovazione e competitività.

“Il Clean Industrial Deal – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è un’opportunità che l’Italia non deve assolutamente sprecare per varare una politica industriale all’altezza della sfida climatica e per far ridurre alle imprese i costi dell’energia, evitando, però, la pericolosa scorciatoia della deregulation ambientale. Investire in un’ambiziosa politica industriale significa favorire la competitività delle imprese, facendo occupare dall’Italia, prima degli altri Paesi, l’esponenziale mercato globale delle tecnologie green“.

I settori in crisi: chimica, automotive, siderurgia

Nel Libro Bianco un focus è dedicato ai tre grandi settori industriali della Penisola: chimica, automotive, siderurgia.

Su questi – afferma Legambiente – “è fondamentale lavorare in chiave di decarbonizzazione“. Per l’associazione ambientalista si tratta di settori oggi in crisi “a causa delle mancate politiche industriali degli ultimi 30 anni, non del Green Deal europeo”.

Per Legambiente occorre, dunque, investire sulla chimica verde, sulla bonifica dei SIN e sulla riconversione delle grandi aree siderurgiche verso l’innovazione produttiva, a partire dal polo di Taranto, quello di Piombino e Terni. Inoltre, secondo l’associazione, è fondamentale anche un approvvigionamento energetico dei cicli produttivi libero dalle fonti fossili.

“Bisogna, quindi – sottolinea l’associazione – accelerare la rivoluzione energetica fondata su fonti rinnovabili, accumuli e sviluppo delle reti per abbassare le bollette“.

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