Inflazione, stime Istat di gennaio (Foto Pixabay)
Inflazione, a gennaio carrello della spesa a più 2,1%
Secondo le stime Istat, a gennaio l’inflazione rallenta all’1% ma il carrello della spesa segna più 2,1%. Prezzi al consumo superiori all’indice generale per prodotti alimentari, istruzione, ristorazione, servizi finanziari e assicurativi. I Consumatori: continuano i rialzi sul cibo
A gennaio l’inflazione annua rallenta all’1% ma il carrello della spesa segna rialzi del 2,1%. E tutta una serie di voci, dai prodotti alimentari ai ristoranti, crescono molto più dell’indice generale.
Secondo le stime preliminari dell’Istat a gennaio 2026 l’inflazione aumenta dello 0,4% su base mensile e dell’1% su base annua, in rallentamento rispetto al +1,2% di dicembre.
L’inflazione a gennaio e le voci che vanno più su
“A gennaio 2026, secondo le stime preliminari, i prezzi al consumo si accrescono dell’1,0% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, tornando a un livello appena superiore a quello registrato a ottobre 2024 (+0,9%) – spiega l’Istat – Sulla crescita dei prezzi al consumo pesa principalmente l’andamento dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+2,5%) e lavorati (+2,2%), dei Servizi relativi all’abitazione (+4,4%), dei Tabacchi (+3,3%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0%). Il tasso di crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” è pari a +2,1%, mentre l’inflazione di fondo si attesta al +1,8%”.
Da sottolineare l’andamento dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona – il carrello della spesa – che appunto aumentano del 2,1% rispetto a gennaio 2025.
Attenzione poi alle voci con un andamento superiore al più 1%. L’inflazione su Prodotti alimentari e bevande analcoliche è stimata a più 2,6%, su Servizi di istruzione a più 1,6%, su Assistenza alla persona e protezione sociale a più 3,3%, su Servizi di ristoranti e alloggi a più 3,5% e su Servizi finanziari e assicurativi a più 4,2%. In calo invece Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (meno 1,3%), i trasporti (meno 1,5%) e soprattutto le comunicazioni a meno 4,5%.
Le ripercussioni sulle famiglie
In alcuni comparti, dunque, i listini crescono a ritmo sostenuto. Il Codacons sottolinea che un’inflazione all’1% “si traduce in una maggiore spesa da +331 euro annui per la famiglia “tipo”, +457 euro per un nucleo con due figli. Alcune voci di spesa, tuttavia, registrano a gennaio pesanti rincari: è il caso dei servizi finanziari e assicurativi, in crescita del +4,2% su base annua, e delle strutture ricettive e ristoranti, settore in cui i listini salgono di oltre il triplo rispetto al tasso di inflazione nazionale: +3,5% su anno, con gli alloggi che segnano un +1,4% rispetto al mese di dicembre”.
Per l’Unione Nazionale Consumatori il calo rispetto all’inflazione annua di dicembre «è solo una magra consolazione, per non dire un’illusione ottica, dato che quello che conta è il fatto che l’inflazione mensile raddoppia, passando da +0,2 di dicembre a +0,4%».
Così il presidente Massimiliano Dona, che sottolinea inoltre il balzo dei prodotti alimentari che su a gennaio su base mensile aumentano dell’1%.
Nuovi rincari dopo il ciclone Harry?
I rincari dei prodotti alimentari dunque proseguono. Segnano più 2,6% secondo le stime Istat con un aggravio di spesa che Assoutenti stima in 241 euro annui per una famiglia con due figli.
«Tra i prodotti alimentari di largo consumo – spiega il presidente Gabriele Melluso – si registrano a gennaio aumenti del +9,2% per le uova, +6,7% per la carne, +4,8% i formaggi, e il rischio è che i rincari possano proseguire nelle prossime settimane anche come effetto del ciclone Harry: il maltempo che ha distrutto le coltivazioni in Sicilia, Sardegna e Calabria potrebbe portare a nuovi rialzi dei prezzi nel settore dell’ortofrutta e in quello ittico, come conseguenza del taglio alle produzioni nostrane, cui potrebbero associarsi fenomeni speculativi a danno delle famiglie».
Con l’inflazione a questi livelli, l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori stima ricadute, per una famiglia media, pari a +397 euro annui. Gli aumenti si aggiungono a quelli registrati negli ultimi anni: l’Istituto di Statistica ha infatti rilevato che, tra il 2021 e il 2025, il tasso relativo al carrello della spesa ha conosciuto una crescita del 24%. Anche l’Antitrust sta cercando di vederci chiaro.

