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La scuola chiude: ci sono le elezioni. C’è il referendum: sul voto dei fuorisede niente passi avanti. Sono i due aspetti sottolineati da Cittadinanzattiva in vista del referendum sulla giustizia di domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo.

“Arriviamo ad un nuovo importante appuntamento elettorale senza che il nostro Paese abbia fatto passi in avanti sul voto per i fuorisede e sullo spostamento dei seggi elettorali dalle scuole – spiega Cittadinanzattiva in vista dell’appuntamento referendario – Si tratta di due temi che, se adeguatamente regolamentati, estenderebbero il diritto al voto contribuendo ad arginare, almeno in piccola parte, l’astensionismo e tutelerebbero la continuità didattica di almeno 1 milione e mezzo di studenti e studentesse”.

I seggi nelle scuole

L’associazione aveva già lanciato una campagna per dire stop ai seggi elettorali nelle scuole. Risultava allora, e il dato è stabile, che l’88% dei seggi elettorali si trova ancora nelle aule scolastiche, una pratica che interrompe un servizio e un diritto e danneggia la comunità didattica. Sono appena 520 le sezioni elettorali collocate fuori dalle scuole.

“L’ultimo stanziamento di 2 milioni di euro istituito nel 2021 con un fondo dedicato – continua Cittadinanzattiva – non è stato aumentato, come da noi richiesto anche attraverso la campagna Stop ai seggi nelle scuole, ma neppure rinnovato. Per questo torniamo a chiedere al Governo di prevedere nuove risorse, e di fornire il necessario supporto logistico ed organizzativo a quei Comuni che manifestino la volontà di individuare sedi alternative rispetto alle scuole. È gravissimo continuare ad ignorare il problema delle giornate di studio sottratte a tanti studenti, in considerazione anche del fatto che in 626 Comuni si tornerà a votare per le amministrative a fine maggio, con possibili ballottaggi ad inizio giugno”.

Il voto dei fuorisede

L’associazione ricorda inoltre che l’Italia è uno dei pochi paesi europei a non garantire in modo strutturale il voto ai fuorisede. “Infatti, nonostante le due sperimentazioni positive fatte in occasione delle elezioni europee del 2024 e del referendum del 2025 su cittadinanza e lavoro, che avevano visto passare il numero dei votanti fuori sede dai 20mila ai 40mila, il decreto elezioni emanato a fine dicembre ha escluso tale possibilità per il prossimo referendum, a causa del parere contrario dato dal Governo a tutti gli emendamenti presentati con tale obiettivo”.

L’associazione chiede dunque che la proposta di legge di iniziativa popolare S.1760 – Io voglio votare fuori sede, promossa da The Good Lobby, da poco al vaglio della 1° Commissione affari costituzionali del Senato, “compia rapidamente e senza ostruzionismi il suo iter, in modo da consentire a quasi 5 milioni di cittadini – per lo più studenti, ma anche lavoratori e caregiver – il voto fuori dalla propria città di residenza già a partire dalle prossime elezioni politiche”.

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