EUROPA. Adidas “si da una ripulita”. Catena produttiva pulita entro il 2020
Adidas promette di ripulire tutta la propria catena produttiva entro il 2020. La seconda industria manifatturiera d’abbigliamento e scarpe sportive al mondo risponde così alla sfida lanciata da Greenpeace con la pubblicazione la settimana scorsa del report "Dirty Laundry II – Hung out to dry" secondo cui ben 78 articoli acquistati in 18 differenti paesi in tutto il mondo, fra cui anche l’Italia, sono risultati positivi al test sui nonilfenoli etossilati (NPE), un elemento altamente pericoloso per l’ambiente e per la salute.
Azioni sia immediate che a lungo termine in tutte le fasi della catena produttiva. Questa è la nuova strategia annunciata da Adidas che intende mettere in atto un"eliminazione totale degli NPE" secondo un approccio "sicurezza a tutti i livelli". La multinazionale assicura inoltre "piena trasparenza" sui prodotti chimici utilizzati nei propri stabilimenti. L’impegno è poi di allargare la nuova prassi virtuosa a tutti gli attori degli anelli di produzione dei propri capi d’abbigliamento. Tutto sarà spiegato dettagliatamente nel piano aziendale che sarà reso pubblico entro due mesi.
Gravi danni alla salute umana. Il nonilfenolo, trovato in percentuali rilevanti da Greenpeace in capi d’abbigliamento e scarpe sportive, può arrivare ad alterare il sistema ormonale dell’uomo accumulandosi lungo la catena alimentare. Senza contare i pericolosi effetti sull’ambiente dovuti dall’immissione nell’aria e nelle acque di questi elementi tossici. Ecco che Greenpeace ha lanciato la campagna "Detox", per spingere i colossi dell’industria manifatturiera mondiale a "darsi una ripulita". Precedentemente, Nike e Puma hanno dato segnali positivi, ma è stata Adidas la prima ad agire con un piano vero e proprio.
"La strada verso l’inquinamento zero è lunga, e la competizione tra queste grandi multinazionali non può che giovare all’ambiente", ha detto Yifang Li di Greenpeace East Asia. "Dopo che queste grandi firme dello sport hanno tracciato la rotta verso un futuro senza elementi tossici nella manifattura, adesso tocca agli altri attori della grande industria fare qualcosa per l’ambiente e per la nostra salute". Proprio il Sud Est asiatico, metà di delocalizzazione per molte industrie manifatturiere, è una delle regioni al mondo maggiormente interessata da questo tipo di inquinamento.
di Alessio Pisanò
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