“In campo alimentare le associazioni dei consumatori hanno un nuovo importante ruolo nei confronti del cittadino: non solo di educazione ma possono anche creare un ponte tra consumatori e imprese. E’ necessario porsi a capo della filiera e lavorare a monte cercando di contrattare e premiare attività più sostenibili, ad esempio con la defiscalizzazione di prodotti che rispettano alcune caratteristiche”. Lo ha detto Pietro Giordano, Presidente nazionale di Adiconsum, associazione che oggi ha organizzato a Roma presso il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia del lavoro) e  con il Centro Studi Consumi 2.0 e la Federazione associazioni consumatori europee,  il convegno “Sicurezza agroalimentare, motore di sviluppo sostenibile”.
“Il consumatore – ha proseguito Giordano – non ha ancora una formazione e informazione tale da potersi ben orientare verso prodotti socialmente e dal punto di vista ambientale sostenibili. Penso ad esempio a quelle aziende che producono senza rispettare i contratti di lavoro, facendo dumping verso le altre aziende”.
E’ da questa consapevolezza che si può lavorare per concretizzare il cd “voto con il portafoglio’. Perché se è vero che la crisi ha bloccato gli acquisti nei carrelli della spesa, non si può non notare come i prodotti fair trade o biologici sperimentino incrementi nei consumi. Il consumatore sceglie quali prodotti acquistare e così influenza il mercato, l’offerta. “L’attuale sistema economico non può funzionare a lungo. L’alternativa è l’economia civile dove ci sono imprese che non guardano solo ai propri interessi. E la mano che muove il sistema è del consumatore. Il ‘voto con il portafoglio’ può produrre contagio senza dimenticare che anche i governi possono votare con il portafoglio. Basti pensare agli appalti, ha spiegato Leonardo Becchetti, professore di Economia politica all’Università Tor Vergata di Roma.
Sicurezza, qualità e sostenibilità. Ma anche Made in Italy e sviluppo economico devono sposare al sostenibilità di un sistema agroalimentare attaccato non solo dalla crisi. Al convegno è intervenuto il padrone di casa, il Presidente del Cnel  Antonio Marzano: La tradizione è una delle coordinate che caratterizza il sistema agroalimentare italiano e lo distingue dagli altri Paesi. Altre coordinate importante sono l’ambiente e lo sviluppo economico. Sono convinto che ci sarà un ritorno all’attività agricola di qualità basata sul Made in Italy. Un ambito, questo, sempre più spesso osteggiato dal fenomeno delle frodi alimentari e della contraffazione”.
“La trasparenza è fondamentale per rendere consapevole il consumatore. E in questo contesto la via della certificazione è essenziale”, ha concluso Marzano ricordando la sua esperienza da Ministro dell’allora dicastero  delle Attività Produttive e la realizzazione del Codice del Consumo e del Codice Industriale.
Il semestre europeo italiano può essere una occasione importante per portare avanti i valori dell’agroalimentare del Belpaese troppo spesso poco comuni alle realtà del Nord Europa. Sull’Europa, Giordano ricorda la “Bufala dell’etichetta nutrizionale a semaforo, proposta inglese sottostimata ma che in realtà rappresenta un pericolo enorme per il nostro Made in Italy. Insieme ad altre associazioni ci siamo impegnati a livello europeo per poter rallentare una proposta sotto la quale esistono grandi interessi economici”.
“E’ necessario essere realisti, non possiamo puntare all’autarchia in un mondo globalizzato – ha concluso il Presidente di Adiconsum – L’Italia è un Paese che principalmente trasforma le materie prime. Non possiamo permetterci una produzione di grano duro in grado di sostenere la domanda interna ed estera. E’ però necessario che ci siano adeguati controlli di qualità a quei prodotti che entrano nel nostro Paese per essere trasformati come i prosciutti dall’Europa o il grano dal Canada. Il futuro del Made in Italy è anche una etichetta trasparente: il consumatore deve poter sapere quale sia la provenienza delle materie prime”.
A cura di Silvia Biasotto

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