Alimentazione, CIWF: i Paesi più ricchi devono ridurre il consumo di carne. Lo studio (Foto Pixabay)
Alimentazione, CIWF: i Paesi più ricchi devono ridurre il consumo di carne. Lo studio
Secondo lo studio presentato da CIWF l’Italia occupa l’ottavo posto nella lista dei Paesi che devono ridurre il consumo generale di prodotti di origine animale. In particolare, il consumo di carne dovrebbe ridursi del 69%
L’Italia occupa l’ottavo posto nella lista dei Paesi che devono ridurre il consumo generale di prodotti di origine animale e rientra fra i principali 25 consumatori di prodotti animali al mondo – dopo Finlandia (2°), Spagna (3°), Portogallo (5°), Svezia (6°) e Francia (7°). È quanto emerge dal report More money more meat (Più soldi, più carne), presentato da Compassion in World Farming, che rivela quanto ogni Paese ad alto e medio reddito debba ridurre il proprio consumo di carne, pesce e prodotti ittici, latticini e uova. Un cambio necessario per restare nei limiti e non compromettere la salute del pianeta.
L’Islanda, secondo lo studio, è il Paese che deve ridurre maggiormente il consumo di tutti gli alimenti di origine animale (73%), mentre gli Stati Uniti devono ridurre il proprio consumo eccessivo di carne di ben l’82%. Il consumo italiano, invece, deve ridursi del 69% per la carne, del 53% per i prodotti lattiero-caseari, del 30% per il pesce e altri prodotti ittici, e del 58% per le uova.
“Nei Paesi più ricchi – ha affermato il CEO globale di CIWF, Philip Lymbery – ci stiamo letteralmente dirigendo verso l’estinzione un boccone alla volta. Il nostro insaziabile appetito per la carne a basso costo e per altri alimenti di origine animale sta danneggiando la nostra salute, causando immense crudeltà sugli animali e uccidendo il nostro pianeta. Se non apriamo gli occhi e non agiamo subito per ridurre questo disastroso sovraconsumo, sarà semplicemente troppo tardi”.
“Le nazioni più ricche – prosegue – hanno la responsabilità di agire immediatamente attraverso politiche nazionali per contrastare e ridurre il loro impatto nel determinare le emergenze climatiche, sanitarie e naturali”.
Consumo di carne, i dati principali del Rapporto
More money more meat fornisce dati sulla riduzione di tutti gli alimenti di origine animale e calcoli dettagliati per il consumo effettivo, comprese le parti non commestibili degli alimenti di origine animale e i rifiuti a livello domestico. I calcoli si basano sulla EAT-Lancet Planetary Health Diet (la Dieta per la salute del pianeta di EAT-Lancet), linee guida che mirano a fornire diete sane attraverso sistemi alimentari sostenibili entro il 2050.

Vediamo, in sintesi, i punti principali del Rapporto.
Complessivamente, l’Islanda è il Paese con più strada da fare, dovendo ridurre il quantitativo di calorie provenienti da alimenti di origine animale del 73% (per arrivare al 12% delle calorie indicato dalla dieta EAT-Lancet), seguito da Finlandia (70%), Danimarca (68%), Montenegro (66%) e Lussemburgo (65%). Per quanto riguarda la carne, come detto, gli Stati Uniti sono in cima alla classifica dei Paesi che necessitano di una maggiore riduzione, con l’82%, seguiti da Australia (80%), Argentina (80%), Israele (78%) e Spagna (78%).
In testa al consumo eccessivo di pesce e prodotti ittici troviamo Islanda (77%), Maldive (76%), Seychelles (64%), Repubblica di Corea (63%) e Malesia (63%). Mentre nel settore lattiero-caseario i primi cinque Paesi che devono ridurre i consumi sono Finlandia (74%), Montenegro (74%), Albania (71%), Paesi Bassi (69%), e Svizzera (68%), e per le uova: Messico (76%), Cina (76%), Giappone (75%), Paesi Bassi (74%) e Malesia (73%).
CIWF: Governi passivi nell’affrontare il problema
Il report sottolinea “l’attuale passività dei Governi nell’affrontare il problema”, mentre “la Danimarca risulta in prima linea per quanto riguarda i progressi, avendo recentemente pubblicato alcune delle linee guida alimentari più rispettose dell’ambiente al mondo, e ha deciso di creare un piano d’azione nazionale a sostegno degli alimenti a base vegetale con consistenti finanziamenti”.
Servirebbe, quindi, secondo CIWF, “definire dei chiari obiettivi per la riduzione del consumo di prodotti di origine animale, sostenere questi obiettivi con strategie o piani d’azione, includendo una varietà di misure da poter mettere in atto. Allineare le linee guida dietetiche con i principi della dieta EAT-Lancet per un’alimentazione sana basata su sistemi alimentari sostenibili e incentivare diete sane a base di alimenti vegetali. Inoltre, è necessario assicurare che i sussidi non vengano stanziati per gli allevamenti intensivi o la produzione di mangimi, ma per sostenere produttori di alimenti vegetali e allevatori che operano applicando alti standard di benessere animale e procedure maggiormente rispettose della natura”.

