Confcommercio-Censis: ansia da inflazione per gli italiani (Foto di StockSnap da Pixabay)

Ansia da inflazione” per gli italiani. Il 2022 è stato un anno “condizionato pesantemente dalla dinamica inflattiva che ha costretto una significativa quota di famiglie a fare un ricorso sempre maggiore ai risparmi per far fronte a consumi aumentati, vista anche la sostanziale stagnazione nei redditi complessivi”.

L’inflazione è il principale motivo che ha portato a una riduzione di consumi per l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie. Il rapporto annuale Confcommercio-Censis su fiducia e consumi delle famiglie evidenzia che il risparmio sta esaurendo il sostegno ai consumi e l’incertezza per l’inflazione e il rialzo dei tassi di interesse comprimono le intenzioni di acquisto delle famiglie.

 

Outlook Italia Censis-Confcommercio 2023

 

2022, gli italiani e l’inflazione

Nel 2022, dopo il venir meno delle restrizioni della pandemia, continua al ripresa dei consumi e il 42,4% delle famiglie dichiara di averli aumentati rispetto all’anno precedente. Attenzione però.

“L’aumento dei consumi – informa il report – si deve leggere anche alla luce del fenomeno che sta caratterizzando gli ultimi due anni e che sta colpendo tutte le famiglie italiane: l’aumento generalizzato dei prezzi. Proprio a causa dell’inflazione, l’aumento dei consumi può non tradursi in un aumento della quantità di beni e servizi acquistati ma piuttosto in una maggiore spesa per acquistare lo stesso paniere di beni e servizi”.

Si spende di più per comprare di meno, insomma. Un altro campanello d’allarme sta nell’andamento dei risparmi.

“Oltre la metà delle famiglie intervistate dichiara infatti di aver eroso i propri risparmi (55,5%) nel corso del 2022”; il 36% ha conservato lo stesso livello di risparmio e meno di una famiglia su dieci (8,5%) è riuscita ad aumentarlo.

I consumi sono supportati dal risparmio mentre i redditi sono fermi. “Più di sei famiglie italiane su dieci (62,1%) hanno dichiarato livelli reddituali praticamente invariati rispetto all’anno precedente con un ulteriore quarto (24,4%) che li ha visti persino diminuire complessivamente”.

Le intenzioni di acquisto, ha spiegato il direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, sono “non solo inferiori rispetto al 2022, ma addirittura inferiori al 2019”. Secondo Bella, una possibile spiegazione è che «le famiglie sentono che le cose potevano essere peggio e tirano un sospiro di sollievo; l’occupazione in qualche modo è ai massimi, i sostegni pubblici hanno funzionato, i consumi, grazie a turismo, spettacoli e cultura, attirano e danno soddisfazione. Però l’inflazione non è domata e gli aiuti pubblici si riducono, come per esempio abbiamo visto con l’inflazione di aprile dovuta in larga parte alla rimozione di alcuni sconti in bolletta, a questo punto, visto che il potere d’acquisto di redditi e risparmi si riduce, le famiglie percepiscono la necessità, se le cose non dovessero migliorare rapidamente, di ricostituire un adeguato stock di risparmio per fare fronte al contesto ancora caratterizzato dall’incertezza».

«Maggiore risparmio – prosegue Bella – vuole dire minori prospettive e intenzioni di spesa».

Per quel che riguarda l’inflazione, «guardando ai dati italiani nel complesso emerge che, senza ulteriori shock, il tendenziale dell’inflazione potrebbe tornare sotto il 6% già ad agosto e scendere sotto il 3% a ottobre, per finire sotto il 2,5% nella media del prossimo anno. Alcuni prezzi scenderanno in livello assoluto, come già ad aprile si è visto per la verdura, le uova, i prodotti tecnologici e alcuni servizi».


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