A marzo, l’indice del clima di fiducia dei consumatori è aumentato a seguito del miglioramento del clima economico e di quello futuro. Ottimismo anche sul lato delle imprese in tutti i settori economici ad eccezione delle costruzioni. Nel complesso, le prospettive dell’economia statunitense e dell’area euro rimangono positive in presenza di una stabilità degli scambi internazionali.È questa in sintesi la previsione fatta dall’Istat sullo stato di salute dell’economia nazionale, pubblicata oggi con la nota mensile. La ripresa c’è ma gira ancora troppo lentamente e non si può certo dire di poter stare tranquilli.

calo_prezziOsservando il dettaglio, infatti, “tutti i principali indicatori stanno peggiorando. Nell’ultimo trimestre, rispetto al precedente: potere d’acquisto -0,9%, reddito disponibile -0,6%, vendite al dettaglio in volume -0,2%. A gennaio, su base congiunturale, è scesa la produzione industriale (-2,3%), fatturato -3,5%, ordinativi -2,9%, costruzioni -3,8%. L’occupazione conferma la pausa nel processo di crescita. Insomma, un quadro desolante e sconfortante“, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Evidentemente le ricette finora seguite per rilanciare l’economia non stanno funzionando“, conclude Dona.

Proprio sul fronte famiglie e mercato del lavoro si riscontrano le principali incertezze. Sebbene nel quarto trimestre 2016, i consumi delle famiglie italiane siano aumentati dello 0,5% rispetto al trimestre precedente, siamo però di fronte ad una diminuzione del reddito disponibile (-0,6%) e del potere di acquisto delle famiglie consumatrici (-0,9%). La crescita dei consumi è stata quindi sostenuta da una netta flessione della propensione al risparmio (un punto percentuale in meno rispetto sul trimestre precedente).

A febbraio il livello dell’occupazione si è mantenuto sui livelli del mese precedente, confermando la pausa del processo di crescita.

Per quanto riguarda invece l’andamento dei prezzi e delle vendite, a gennaio il volume delle vendite al dettaglio ha registrato un incremento dell’1,1%, determinato da una dinamica positiva sia per i beni alimentari (+1,9%) sia per i beni non alimentari (+0,8%). Tuttavia nella media del trimestre novembre-gennaio il volume è risultato in diminuzione dello 0,2%.

La dinamica dei prezzi al consumo è risultata in rallentamento dopo i rialzi dei primi due mesi dell’anno. In base alle stime preliminari, la crescita tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) si è attestata all’1,4%, due decimi di punto in meno rispetto a febbraio. L’inflazione ha continuato a essere determinata essenzialmente dai movimenti dei prezzi energetici e alimentari che, dopo i forti aumenti dei mesi precedenti, hanno mostrato un rallentamento dei ritmi di crescita.


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