Overshoot Day: l’Italia ha già utilizzato tutto ciò che la Terra è in grado di produrre in un anno

Overshoot Day: l’Italia ha già utilizzato tutto ciò che la Terra è in grado di produrre in un anno (foto Pixabay)

Da oggi, 4 maggio, l’Italia entra ufficialmente in “debito ecologico”. Domenica, infatti, per il nostro Paese è stato l’Earth Overshoot Day. L’overshoot è stato calcolato dal Global Footprint Network, organizzazione internazionale di ricerca che misura l’impronta ecologica degli Stati confrontando il consumo di risorse naturali con la capacità del Pianeta di rigenerarle.

Overshoot Day, cosa succede in Italia

Secondo i calcoli, in poco più di quattro mesi l’Italia ha già utilizzato tutto ciò che la Terra è in grado di produrre in un anno, entrando di fatto in una fase di sovrasfruttamento delle risorse. Da oggi, quindi, il consumo di risorse – energia, acqua, materie prime – supera la capacità della Terra di ricostituirle.

“Un deficit invisibile ma concreto, che si traduce in impoverimento ambientale, perdita di biodiversità e accumulo di rifiuti – spiega Plastic Free -. A determinare questo squilibrio sono modelli di produzione e consumo ancora troppo intensivi, basati su sprechi e su una domanda spesso superiore ai reali bisogni”.

Un sistema che, secondo gli esperti, richiederebbe più di un pianeta per essere sostenibile se adottato su scala globale.

“Da oggi viviamo simbolicamente a credito, ma le conseguenze sono tutt’altro che teoriche – dichiara Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus –. L’Overshoot Day ci ricorda che il problema non è fare tutto, ma fare meglio: ridurre gli sprechi, acquistare con maggiore consapevolezza e dare valore a ciò che davvero serve. Ogni acquisto inutile è una risorsa consumata senza ritorno”.

WWF traccia i cambiamenti che hanno portato sulla strada dell’insostenibilità

Come denuncia il WWF, dallo scorso anno la data di Overshoot si è anticipata di 3 giorni (nel 2025 era il 6 maggio. Significa che, nonostante la crescente consapevolezza per le problematiche ambientali, la nostra impronta ecologica complessiva sta continuando a peggiorare. Se tutti vivessero come noi italiani, sarebbero necessari quasi tre pianeti Terra per sostenere la domanda annuale di risorse.

Il WWF Italia, dunque, traccia il percorso storico che ha portato il nostro Paese sulla strada dell’insostenibilità, spiegando che negli ultimi decenni l’Italia ha attraversato una trasformazione profonda nei propri modelli di consumo.

Secondo quanto emerge dalle serie storiche ISTAT tra metà anni ’90 e oggi la quota destinata ad Alimentari e bevande” è scesa dal 18% al 15% della spesa familiare, “Abbigliamento e calzature” dal 7% al 5%. Le spese per la casa (incluse le utenze) si attestano intorno al 29%, mentre viaggi e vacanze sono raddoppiati, passando dal 2% a circa il 4%. In sintesi: c’è una riduzione della quota di spesa destinata ai beni essenziali, viviamo in case che consumano più energia, ci muoviamo però di più e compriamo più servizi legati alla qualità della vita rispetto al passato.

Inoltre, dalla fine degli anni Novanta a oggi la diffusione dei condizionatori è più che raddoppiata, tanto che oggi sono presenti in circa una famiglia su due, aumento coerente con la maggiore frequenza e intensità delle ondate di calore dovute alla crisi climatica. I computer raggiungono il 70% delle famiglie, mentre la lavastoviglie, un tempo considerata un bene accessorio, è oggi installata in circa il 55% delle abitazioni. Ogni elettrodomestico e dispositivo – ricorda il WWF – comporta consumo di materie prime, energia per la produzione e elettricità per l’uso quotidiano.

Anche l’aumento dell’utilizzo dell’automobile è uno dei fattori che più hanno inciso sull’aumento della nostra impronta ecologica, anche per le emissioni di gas serra, in particolare anidride carbonica (CO₂), responsabili della crisi climatica attuale, e per il rilascio di inquinanti atmosferici come il particolato (PM10 e PM2.5) e gli ossidi di azoto, che compromettono la qualità dell’aria e hanno impatti diretti sulla salute pubblica.

Il WWF richiama poi l’attenzione sull’alimentazione, che ha subito un cambiamento profondo negli ultimi decenni. Basti pensare che il consumo di carne è quadruplicato in pochi decenni: da circa 20 kg pro capite l’anno negli anni Sessanta a circa 80 kg, o valori vicini a questa soglia, nel 2025. A ciò si aggiunge l’aumento di salumi, formaggi stagionati, prodotti pronti e snack, che comportano maggiori lavorazioni industriali, refrigerazione, packaging e trasporto.

Inoltre, a partire dagli anni Sessanta l’Italia ha visto una crescita continua e consistente delle superfici urbanizzate, che oggi rappresentano una delle trasformazioni territoriali più profonde del Paese. Tra il 2023 e il 2024 il consumo di suolo ha raggiuto quasi 3 m² al secondo, il ritmo più alto degli ultimi dodici anni. Un fenomeno preoccupante, in quanto erode ecosistemi, aumenta la frammentazione del territorio e riduce la capacità del Paese di assorbire acqua, regolare il clima e contenere i rischi idrogeologici.

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