Cyberbullismo, minaccia crescente nell'Ue (Foto Nothing Ahead per Pexels)
Cyberbullismo, nell’Ue vittima un adolescente su sei
Il cyberbullismo è una minaccia crescente per la sicurezza e la salute dei giovani. Nella Ue un adolescente su sei dichiara di essere vittima di bullismo online, uno su otto vi ha preso parte. Il Parlamento europeo chiede sanzioni più efficaci
Il cyberbullismo è una minaccia crescente per la sicurezza e la salute mentale di minori e adolescenti. Circa un adolescente su sei, fra gli 11 e i 15 anni, afferma di essere stato vittima di cyberbullismo e uno su otto ammette di aver partecipato e perpetrato atti di bullismo online.
In una risoluzione non vincolante adottata giovedì per alzata di mano, i deputati del Parlamento europeo hanno chiesto sanzioni più efficaci contro il cyberbullismo nella Ue, insieme al superamento della frammentazione giuridica che permane nell’Unione. La possibilità è quella di valutare l’introduzione del bullismo online come reato a livello dell’Ue. In particolare, i deputati hanno chiesto un’applicazione rigorosa delle norme UE, una definizione comune di cyberbullismo e una maggiore responsabilità delle piattaforme per rafforzare la tutela delle vittime.
Uno spazio digitale sicuro per i minori, come?
Il fenomeno è grave, minaccia la salute e il benessere di adolescenti e minori. E gli eurodeputati hanno chiesto sanzioni efficaci e dissuasive e appunto la chiusura delle attuali lacune giuridiche. A febbraio di quest’anno, la Commissione ha presentato un piano d’azione contro il cyberbullismo che si basa sui seguenti elementi: “l’introduzione di un’app a livello dell’UE in cui le vittime di bullismo online possano facilmente ottenere aiuto, il coordinamento degli approcci nazionali per contrastare i comportamenti dannosi online e la prevenzione del bullismo online incoraggiando pratiche digitali migliori e più sicure”.
Le misure per contrastare cyberbullismo e abusi online basati sulla diffusione di video e immagini non sono sufficienti. I deputati hanno invitato la Commissione a valutare la necessità di introdurre una definizione armonizzata a livello UE e di riconoscere il cyberbullismo come reato transfrontaliero oppure prevederne l’inclusione dei reati d’odio fra i reati dell’Ue.
Il Parlamento lamenta inoltre l’assenza di un quadro giuridico per individuare online materiale di abuso sessuale su minori e invita la Commissione ad agire rapidamente affinché le piattaforme digitali adottino meccanismi volontari di segnalazione, ribadendo il loro obbligo di garantire uno spazio digitale sicuro per i minori.
La responsabilità delle piattaforme
Uno dei punti affrontati è dunque la responsabilità delle piattaforme online nella prevenzione e nel contrasto al cyberbullismo e alla diffusione di contenuti d’odio, in particolare contro minori, donne e comunità LGBTIQ+.
I deputati chiedono dunque un’ applicazione più rigorosa dell’articolo 28 del regolamento sui servizi digitali (digital services act –DSA) relativo alla protezione dei minori – per cui “i fornitori di piattaforme online accessibili ai minori adottano misure adeguate e proporzionate per garantire un elevato livello di tutela della vita privata, di sicurezza e di protezione dei minori sul loro servizio”. E non presentano pubblicità basata sulla profilazione e destinata ai minori.
Un’altra preoccupazione riguarda il ricorso all’Intelligenza artificiale per creare deepfake o contenuti intimi realizzati e diffusi senza consenso: i deputati chiedono di rispettare gli obblighi di etichettatura previsti dalla legge europea sull’intelligenza artificiale e il divieto di app che “spogliano” gli utenti senza il loro consenso, quei sistemi di “nudificazione” basati sull’intelligenza artificiale e che creano deepfake sessuali.
La risoluzione sottolinea inoltre la necessità di rafforzare la protezione e il sostegno alle vittime di cyberbullismo, aumentando i finanziamenti alle organizzazioni competenti e integrando il fenomeno nelle strategie nazionali di salute mentale.

