Si può scrivere burger vegano? Il dibattito e le proposte in campo

Si può scrivere burger vegano? Il dibattito e le proposte in campo (foto Pixabay)

Si può scrivere burger vegano? Il dibattito e le proposte in campo

Recentemente è stata presentata, in Commissione Agricoltura alla Camera, una proposta di legge che chiede che per i prodotti a base vegetale sia vietato l’utilizzo di denominazioni come burger, salsiccia, wurstel, cotoletta. 34 associazioni chiedono di essere audite per poter evidenziare tutte le criticità della proposta di legge

È corretto chiamare i prodotti a base vegetale con gli stessi nomi di quelli di origine animale? Si tratta di un tema già da tempo oggetto di dibattito, tra chi, ad esempio, sostiene che l’utilizzo degli stessi termini possa generare confusione nel consumatore e chi, invece, afferma che l’utilizzo di nomi che richiamano i piatti onnivori “renda immediatamente riconoscibili” quelli vegan, favorendo anche l’avvicinamento dei consumatori a questa categoria di prodotti (Veganok Network).

Sulla questione si era già espresso anche il Parlamento Ue, che nell’ottobre 2020 aveva “salvato” il veggie burger, respingendo le proposte che intendevano limitare l’uso delle denominazioni di carne ai soli prodotti di origine animale. Erano quattro, in particolare, gli emendamenti respinti, presentati nell’ambito della riforma della Politica agricola comune (Pac): uno di questi prevedeva, ad esempio, il divieto di chiamare “hamburger” un prodotto esclusivamente vegetale, al fine di tutelare le denominazioni. Un altro prevedeva il mantenimento dello dello status quo, con l’obbligo di indicare, però, la natura “vegetale” accanto al nome del prodotto. Il terzo prevedeva di ammettere, per i prodotti vegetali, solo l’uso di termini come “hamburger” e “salsiccia”, riservando ai prodotti a base di carne diciture quali “prosciutto”, “salame” e così via. Un quarto emendamento prevedeva di riservare le denominazioni relative alla carne a prodotti di natura “animale”, con la possibilità della Commissione di adottare atti di deroga parziale o totale alla norma.

Denominazione prodotti a base vegetale, la proposta di legge e la protesta

In Italia l’argomento è tornato nuovamente al centro del dibattito. Recentemente, infatti, è stata presentata, in Commissione Agricoltura alla Camera, una proposta di legge che chiede che per i prodotti a base vegetale sia vietato l’utilizzo di denominazioni come burger, salsiccia, wurstel, cotoletta, con  “l’obiettivo – si legge nel documento – di tutelare le produzioni zootecniche del nostro Paese da coloro che vogliono offrire alternative di consumo, sfruttando i nomi normalmente riferiti a carne e prodotti a base di carne con la propria notorietà“.

La proposta di legge cita anche una sentenza della Corte di Giustizia Europea (14 giugno 2017 causa C-422/16), con la quale la Corte ha ritenuto “che la possibilità di utilizzare nella commercializzazione e nella pubblicità, la denominazione “latte”- e le altre denominazioni riservate ai prodotti lattiero-caseari come ad esempio “burro” e “formaggio”- non possono essere legittimamente impiegate per indicare prodotti puramente vegetali, in quanto tali denominazioni sono riservate ai prodotti di origine animale. Ciò garantisce, ai produttori di detti prodotti condizioni di concorrenza non falsate e, ai consumatori, la garanzia che tali prodotti designati dalle suddette denominazioni corrispondano tutti alle stesse norme di qualità, proteggendoli al contempo dal rischio di confusione rispetto alla composizione dei prodotti che acquistano“.

 

veggie burger

A seguito della presentazione della proposta di legge, 34 associazioni della società civile europea e realtà che rappresentano consumatori e aziende impegnate nella produzione di proteine a base vegetale hanno scritto una lettera – promossa dall’associazione Essere Animali e sostenuta dalla European Alliance for Plant-based Foods  – indirizzata alla Commissione Agricoltura della Camera dei deputati, per chiedere di essere auditi e poter evidenziare tutte le criticità della proposta di legge, dal titolo “Disposizioni in materia di denominazione dei prodotti alimentari contenenti proteine vegetali”.

“Anche la Commissione europea con la strategia Farm to Fork e le Nazioni Unite hanno evidenziato più volte il ruolo fondamentale delle proteine a base vegetale in una dieta sostenibile volta a contrastare la crisi climatica – spiegano le Associazioni. – L’introduzione del disegno di legge in Italia segue i tentativi delle autorità di regolamentazione e dell’industria dell’agricoltura animale in altre parti del mondo – tra cui Francia, Belgio e Repubblica Ceca – di limitare l’etichettatura della carne e dei prodotti lattiero-caseari di origine vegetale, mentre le alternative continuano a crescere in popolarità e quota di mercato […]. È chiaro che in Europa non si vuole porre censura su questi prodotti, e con questa legge l’Italia andrebbe contro la tendenza e le indicazioni delle istituzioni europee”.

Ma cosa ne pensano i consumatori?

Secondo un sondaggio pubblicato nel 2020 da Beuc (The European Consumer Organization) la maggior parte dei consumatori non pensa che la denominazione “hamburger vegetariano” possa generare confusione, purché sia ​​chiaramente etichettato come vegetariano o vegano. Solo un consumatore su cinque afferma che questi termini non dovrebbero mai essere usati su prodotti a base vegetale. Un consumatore su quattro, invece, ha affermato di non vedere assolutamente alcun problema con l’uso di questi termini (Euractiv).

“I prodotti a base vegetale sono sempre più consumati dai cittadini italiani, molti tra questi scelgono di variare la loro alimentazione per tutelare la propria salute e l’ambiente e per una maggiore sostenibilità del nostro sistema produttivo – affermano le Associazioni. – Questa proposta va contro la sensibilità e le scelte di cittadini e consumatori italiani ed è un tentativo palese di rallentare la crescita di questo mercato e di bloccare i piani europei per un sistema alimentare sostenibile”.

“Inoltre – proseguono – le alternative vegetali sono nutrienti, proteiche e presentano spesso anche vantaggi in termini di salute, come l’assenza di colesterolo e la minore presenza di grassi”.

Per tutti questi motivi, le associazioni chiedono, quindi, di essere auditi dalla Commissione Agricoltura alla Camera, sostenendo “la necessaria tutela del settore economico delle proteine vegetali e della sostenibilità alimentare”.


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