L’8 marzo sta arrivando, ma quest’anno ci saranno meno mimose per la Festa della donna e non c’entra la crisi: la causa è la siccità prolungata e delle temperature che hanno rallentato lo sviluppo della pianta, particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici. Risultato? Una flessione di un terzo della produzione totale. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, sulla base dei dati raccolti nelle sedi territoriali e zonali.
Nonostante il calo produttivo, però, le quotazioni non ne hanno risentito e i prezzi sono rimasti stabili: un produttore paga 8-9 euro al chilo, come l’anno scorso, cioè 0,40 euro a stelo e 25 euro a “cartone. Di conseguenza, non si prevedono rincari nelle vendite al dettaglio. Tanto più che, generalmente, la mimosa viene venduta al commercio in ramoscelli i cui prezzi variano dai 5 ai 10 euro, che sono valori comunque molto lontani da quelli riconosciuti ai floricoltori.
Quanto ai consumi, i “mazzetti” venduti in occasione dell’8 marzo saranno all’incirca 15 milioni, regalati non solo a mogli e fidanzate, ma anche a colleghe di lavoro e amiche. “Il Mercato dei Fiori di Sanremo – ricorda la Cia – è il polo principale per la mimosa in Italia e in Europa. Gli ettari coltivati a mimosa nella provincia di Imperia sono circa 350, pari al 40 per cento della superficie totale coltivata a fronde fiorite, che corrisponde alla quasi totalità della produzione nazionale di mimosa. In provincia di Imperia le aziende produttrici sono oltre 1.600”.


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