Vendite al dettaglio, Istat: a gennaio più 1% in valore ma meno 2,1% in volume (Foto Pixabay)

Aumento delle vendite in valore, calo dei volumi. A gennaio si conferma su base annuale l’andamento delle vendite al dettaglio registrato lo scorso anno e legato soprattutto al caro prezzi causato dall’inflazione. I dati diffusi oggi dall’Istat dicono che, a gennaio 2024, si stima per le vendite al dettaglio un calo congiunturale dello 0,1% in valore e dello 0,3% in volume.

Su base tendenziale, a gennaio 2024, le vendite al dettaglio aumentano dell’1% in valore e registrano un calo in volume del 2,1%.

Nel dettaglio, le vendite dei beni alimentari crescono in valore (+2,4%) e diminuiscono in volume (-2,8%); quelle dei beni non alimentari calano sia in valore (-0,2%) sia in volume (-1,6%).

«A gennaio 2024, rispetto al mese precedente, le vendite al dettaglio risultano in lieve calo sia in valore sia in volume, con andamenti simili per i diversi settori merceologici – spiega l’Istat – A livello tendenziale, invece, si continua a rilevare la dinamica già riscontrata nel corso del 2023: alla crescita delle vendite in valore si accompagna un calo dei volumi. La crescita tendenziale in valore di gennaio 2024 caratterizza tutte le forme distributive, ad eccezione delle vendite al di fuori dei negozi».

In aumento le vendite nei discount di alimentari

Per le vendite in valore dei beni non alimentari, le variazioni sono eterogenee. L’aumento maggiore c’è per i Prodotti di profumeria, cura della persona (+5,8%), mentre registrano il calo più consistente Elettrodomestici, radio, tv e registratori (-4,9%). In flessione sono anche casalinghi, giochi e giocattoli, dotazioni per informatica e tlc.

Rispetto a gennaio 2023, il valore delle vendite al dettaglio è in crescita per la grande distribuzione (+1,4%), per le vendite delle imprese operanti su piccole superfici (+0,5%) e il commercio elettronico (+1,0%), mentre diminuiscono le vendite al di fuori dei negozi (-0,4%). Sempre in territorio positivo le vendite nei discount di alimentari che segnano una crescita del 4%.

Codacons: i cittadini puntano al risparmio

“Frenata per le vendite al dettaglio”, commenta a stretto giro il Codacons, che evidenzia l’andamento negativo e l’effetto prezzi che continua a farsi sentire, specialmente sugli alimentari.

Afferma il presidente dell’associazione Carlo Rienzi: «Tradotto in soldoni, al netto dell’andamento dei prezzi al dettaglio, ciò equivale ad un taglio di spesa pari a -662 euro annui a famiglia, di cui -162 euro solo per il cibo – prosegue Rienzi – Il caro-prezzi che ha imperversato negli ultimi due anni continua a far sentire i suoi effetti sulla spesa degli italiani, portando ad una contrazione dei consumi e ad una modifica nelle abitudini di acquisto dei cittadini, che puntano sempre più al risparmio come attestano i dati in crescita per le vendite nei discount alimentari, +4% su anno».

UNC: italiani sempre a dieta forzata

“Italiani sempre a dieta forzata” per l’Unione Nazionale Consumatori che parla di “dati pessimi” e di anno che inizia nel peggiore del modi sul versante delle vendite al dettaglio, ancora in territorio negativo.

«Ancora peggio il dato degli alimentari, che diminuiscono dello 0,4% in appena un mese, del 2,8% in un anno – afferma il presidente Massimiliano Dona – Gli italiani continuano, insomma, la loro dieta forzata e a stringere la cinghia, essendo costrette a spendere di più per mangiare di meno».

Secondo lo studio dell’associazione, se si traduce in euro il calo dei volumi consumati su gennaio 2023, le spese alimentari per una famiglia media scendono su base annua di 162 euro a prezzi del 2023, quelle non alimentari di 284 euro, per un totale di 446 euro. Una coppia con 2 figli, spiega l’UNC, acquista 225 euro in meno di cibo e 393 euro di beni non alimentari, per una cifra complessiva di 618 euro.


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