Clausole abusive

La sentenza della Corte europea

Si può chiedere l’accertamento delle clausole contrattuali dopo che il contratto stesso è stato completamente risolto e vedersi riconosciuto il diritto alla restituzione delle somme ingiustamente versate?

È questo il quesito che è stato posto alla Corte di Giustizia europea da parte di due cittadini rumeni che avevano stipulato un contratto con due società per ottenere un prestito personale. Dopo aver onorato il contratto, i due cittadini si sono interrogati sulla possibile abusività di alcune clausole che prevedevano il pagamento di commissioni di istruttoria e di gestione mensile, nonché la possibilità, per la banca, di modificare i tassi di interesse.

Il tribunale romeno

Il Tribunale superiore specializzato di Mureş, in Romania ha chiesto alla Corte di giustizia se la direttiva 93/13 concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori continui a trovare applicazione dopo l’integrale esecuzione di un contratto e, in caso di risposta affermativa, se un’azione di restituzione delle somme riscosse in forza delle clausole contrattuali ritenute abusive possa essere soggetta a un termine di prescrizione di tre anni che inizia a decorrere dall’estinzione del contratto.

 

Clausole abusive

La sentenza della Corte europea

Con la sentenza odierna, la Corte ricorda, anzitutto, che il giudice nazionale deve disapplicare una clausola contrattuale abusiva che prescriva il pagamento di somme in realtà non dovute e che ciò implica la restituzione delle somme pagate in base a tale clausola.

La Corte rileva, tuttavia, che spetta all’ordinamento giuridico interno di ciascuno Stato membro, in assenza di disposizioni al riguardo nel diritto dell’Unione, stabilire le modalità procedurali dei ricorsi giurisdizionali intesi a garantire la tutela dei diritti dei cittadini dell’Unione. Tali modalità non devono tuttavia essere meno favorevoli di quelle relative a ricorsi analoghi di natura interna (principio di equivalenza) e non devono rendere praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti conferiti dall’ordinamento giuridico dell’Unione (principio di effettività).

La normativa 93/13

La Corte conclude quindi che la direttiva 93/13 non osta a una normativa nazionale che, pur prevedendo il carattere imprescrittibile dell’azione diretta ad accertare la nullità di una clausola abusiva contenuta in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore, assoggetta a un termine di prescrizione l’azione diretta a far valere gli effetti restitutori di tale accertamento. Tuttavia tale termine non deve essere meno favorevole rispetto a quello relativo a ricorsi analoghi di diritto interno, né deve rendere praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti conferiti dall’ordinamento giuridico dell’Unione.

La direttiva 93/13 di cui trattasi, nonché i principi di equivalenza e di effettività ostano a un’interpretazione della normativa nazionale, da parte dei giudici nazionali, secondo la quale il termine di prescrizione di tre anni di un’azione in giudizio per la restituzione delle somme pagate in forza di una clausola abusiva inizia a decorrere dalla data dell’esecuzione integrale del contratto, qualora si presuma, senza che sia necessario verificarlo, che, a tale data, il consumatore dovrebbe o avrebbe dovuto avere conoscenza del carattere abusivo della clausola di cui trattasi o qualora, per azioni analoghe di diritto interno, tale stesso termine inizi a decorrere a partire dall’accertamento giudiziale della causa di tali azioni.

 

Scrive per noi

Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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