Come fare per... un matrimonio senza intoppi (Fonte immagine: Pixabay)
Come fare per… un matrimonio senza intoppi
Come fare per… organizzare il matrimonio evitando sorprese all’ultimo minuto? Ecco i consigli dell’Unione Nazionale Consumatori
L’estate è in arrivo e con lei entra nel vivo anche la stagione dei matrimoni. Con abiti da cerimonia freschi e leggeri e sfiziosi banchetti all’aperto all’interno di location suggestive, l’estate è sicuramente il periodo più gettonato dagli sposi.
Tra chi si affida a un/una wedding planner, chi ai consigli di parenti e amici, chi invece preferisce gestire l’organizzazione in modo autonomo, le possibilità per rendere questo giorno indimenticabile sono tante. Tuttavia, anche in momenti come questo, difficoltà o truffe potrebbero nascondersi dietro l’angolo.
Per questo motivo l’Unione Nazionale Consumatori ha preparato un vademecum con consigli utili e raccomandazioni per evitare soprese all’ultimo minuto (qui le informazioni complete).
Organizzare il matrimonio, location e caparra
Opzionare la location – spiega il presidente di UNC Massimiliano Dona – è uno dei passaggi fondamentali nell’organizzazione di un matrimonio. Due le possibilità: un unico rapporto con un fornitore che si occupi di tutto (dall’affitto del locale ai servizi accessori, dal cibo all’allestimento, musica e fiori) oppure con diversi soggetti tra chi affitta la struttura, chi offre il catering, l’intrattenimento.
Nel caso, ad esempio, del contratto per la sola location in cui si terrà il banchetto, l’accordo dovrà contenere alcuni dati specifici: la descrizione dettagliata del luogo del ricevimento e l’utilizzo previsto, la durata dell’affitto, il regime delle responsabilità in caso di danni alla struttura e gli importi di acconto, caparra e saldi con le relative tempistiche.
A tal proposito è bene sapere che i diritti possono cambiare a seconda che la cifra versata in anticipo sia al solo fine della prenotazione della data, a titolo di acconto o come caparra. Massimiliano Dona consiglia quest’ultima dicitura, perché significa che quel denaro andrà perso in caso di disdetta, ma la location non potrà pretendere ulteriori importi. Viceversa se è la struttura a far saltare l’appuntamento, il consumatore avrà diritto a ricevere indietro il doppio di quanto versato.
Non dimenticarsi, inoltre, di pagare in modo tracciato (carte, bonifico o assegni) e farsi riconoscere la ricevuta.
Se invece la location si occupa anche del cibo per gli invitati e dell’allestimento è necessario chiarire tutti i servizi previsti nel contratto: dal tipo di allestimento dei tavoli ai fiori, il numero di camerieri a disposizione e l’accoglienza degli ospiti, fino alle pietanze da portare a tavola, le bevande e la torta nuziale.

Alcuni servizi come il babysitting oppure la musica (e la consequenziale SIAE da pagare) – sottolinea Dona – sono costi da considerarsi con attenzione, per evitare l’aumento dei costi.
Il banchetto
Il primo consiglio in tema di cibo è quello di richiedere un preventivo scritto. Gli sposi concordano con lo chef le portate, il servizio e quindi il prezzo; inoltre i ristoranti dovranno specificare nel menù se usano materie prime o ingredienti congelati.
Stesse regole nel caso in cui ci si affidi al classico catering. Nel preventivo, inoltre, andrebbero indicati anche eventuali menù speciali per chi ha particolari allergie alimentari oppure non mangia alcuni alimenti (ad esempio vegetariani o vegani); è consigliabile prevedere anche dei piatti riservati ai bambini (con un costo minore rispetto al menù tradizionale).
Cosa succede se, al ricevimento, gli invitati sono molti di meno rispetto a quelli previsti? In questo caso – afferma Dona – gli sposi potranno essere tutelati solo se nel preventivo scritto avevano previsto una proporzionale riduzione del prezzo in caso di defezioni del numero dei partecipanti, da comunicare al ristoratore con un certo anticipo.
E in caso di annullamento del matrimonio?
Il Codice del consumo non disciplina la prenotazione – spiega Dona – quindi per la disdetta si fa riferimento alle regole generali del Codice Civile.
In particolare, la caparra non dovrebbe essere superiore al 25% e per il consumatore è meglio che nella ricevuta sia definita “caparra penitenziale”: in questo caso, infatti, chi acquisisce la somma non può agire per ulteriori risarcimenti.
Se invece la caparra è “confirmatoria” o se non viene versato alcun acconto, il ristorante può persino agire per il risarcimento del danno (oltre a incamerare la caparra). Deve, però, dimostrarlo, per esempio provando che ha già sopportato delle spese o che ha dovuto rifiutare un’altra prenotazione per la data concordata.
“In entrambi i casi – afferma Dona – è bene ricordare che molti contratti non sono validi perché si prevede una penale per la disdetta solo a carico degli sposi, mentre per legge il contratto deve stabilire che andrà restituito il doppio della caparra se è il ristoratore a rinunciare al servizio: se questa specifica non è riportata, la disdetta sarà gratuita anche per gli sposi”.

