Smart working: il futuro è un mix tra lavoro a distanza e lavoro in presenza (Foto Pixabay)
Smart working: il futuro è un mix tra lavoro a distanza e lavoro in presenza
Il lavoro del futuro dovrà essere un mix tra lavoro a distanza e lavoro in presenza. Oltre il 70% degli intervistati dalla Fondazione per la Sostenibilità digitale pensa che lo smart working sia un vantaggio non solo per il work life balance, la produttività e le donne, ma anche per l’ambiente
In occasione della Giornata Nazionale dello smart working, l’osservatorio della Fondazione per la Sostenibilità Digitale ha presentato i risultati della ricerca “Smart Working: la sfida del digitale”. La Fondazione ha esplorato come il lavoro a distanza stia trasformando il mondo del lavoro e le sue implicazioni culturali, sociali e ambientali.
“Flessibilità, autonomia, responsabilizzazione, orientamento ai risultati: questa è la filosofia che sottende allo smart working. Una vera rivoluzione culturale che scardina consuetudini e approcci tradizionali, fornendo ai lavoratori flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare, a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati” ha dichiarato Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale.
In questo nuovo contesto, la tecnologia gioca un ruolo cruciale: “Smart working e digital transformation si abilitano vicendevolmente: se da una parte lo smart working necessita delle tecnologie per concretizzarsi, dall’altra è esso stesso un importante leva verso la rivoluzione digitale” ha continuato Epifani, sottolineando l’importanza di evitare che questi strumenti diventino potenziali strumenti di ghettizzazione, ma piuttosto risorse per lavoratori e aziende.

Pro e contro dello smart working
La ricerca evidenzia come i cittadini dei grandi centri siano più convinti dei benefici dello smart working rispetto a quelli dei piccoli centri. I cittadini urbanizzati, maggiori utilizzatori dei servizi digitali e più attenti ai temi della sostenibilità, vedono nel lavoro a distanza una soluzione positiva per vari aspetti, come l’ambiente, riducendo gli spostamenti grazie al lavoro a distanza che ne rappresenta un vantaggio. L’81% degli abitanti dei grandi centri e il 76% di quelli dei piccoli centri concordano su questo punto.
Il Work-Life Balance raggiunge il 79% degli intervistati nelle grandi città e il 74% nei piccoli centri che ritengono che lo smart working migliori l’equilibrio tra vita privata e lavoro. La parità di genere, con il 21% degli abitanti delle grandi città vede il lavoro a distanza come un fattore favorevole alla parità di genere, rispetto al 13% nei piccoli centri. Le maggiori opportunità di carriera nei grandi centri rendono lo smart working un valido strumento per ridurre gli svantaggi lavorativi delle donne. La produttività, circa il 75% degli intervistati sia nei piccoli che nei grandi centri ritiene che lo smart working migliori la produttività lavorativa, con una maggiore accettazione tra i più digitalizzati. L’isolamento sociale e aziendale, 55% dei lavoratori nei piccoli centri e 47% in quelli grandi riscontra un aumento, una sfida che ancora lo smart working deve affrontare.
Strumenti digitali e nuove competenze
La ricerca ha anche analizzato l’adozione di strumenti digitali necessari per lo smart working, evidenziando un divario tecnologico tra aree urbane e piccoli centri.
Piattaforme di videoconferenze: Il 31% degli abitanti dei grandi centri usa regolarmente piattaforme come Zoom e Microsoft Teams, rispetto al 10% nei piccoli centri.
Strumenti di collaborazione: Nei grandi centri, il 19% usa regolarmente strumenti come Asana e Trello, mentre solo il 6% nei piccoli centri.
Piattaforme di archiviazione: Il 34% degli abitanti dei grandi centri usa regolarmente Google Drive o Dropbox, contro l’11% nei piccoli centri.
La ricerca evidenzia come lo smart working rappresenti una sfida e un’opportunità per la trasformazione del lavoro. Mentre la tecnologia e la digitalizzazione sono essenziali per il successo dello smart working, è necessario affrontare le sfide dell’isolamento sociale e delle disuguaglianze di accesso alle risorse digitali.

