False e-mail Inps per truffare gli utenti, attenzione al mittente
Truffe telefoniche, migliaia di utenti pagavano per servizi non richiesti
Migliaia di utenti delle compagnie telefoniche si sono visti addebitare importi per servizi a pagamento per cui non era mai stata chiesta l’attivazione. Undici, attualmente, gli indagati per le truffe telefoniche
Migliaia di utenti delle compagnie telefoniche si sono visti addebitare importi per app e giochi, i cosiddetti Vas (Servizi a Valore Aggiunto), per cui non era mai stata chiesta l’attivazione. Sono undici, attualmente, gli indagati per le truffe telefoniche, si apprende da fonti stampa, e 12 milioni di euro sono sottoposti a sequestro preventivo.
Truffe telefoniche, le indagini della Procura di Milano
Come riportato dalla stampa, nei giorni scorsi la Guardia di Finanza del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e la Squadra reati informatici della Procura di Milano hanno perquisito e sottoposto a sequestro materiale nella sede legale di Windtre, a Rho. Inoltre, anche le compagnie Tim e Vodafone sono state segnalate dai magistrati per pratiche simili a quelle oggetto dell’indagine.

Per incorrere nelle truffe telefoniche, bastava visitare una pagina web, magari attraverso un banner pubblicitario ingannevole, e ritrovarsi abbonati a uno di questi servizi non richiesti, senza aver mai cliccato sulla pagina apposita o accettato l’attivazione.
Tre le ipotesi di reato, dunque, “frode informatica a danno dei consumatori, intrusione abusiva a sistema telematico e tentata estorsione contrattuale”, commessa da “tre persone – due ex dirigenti e un ex quadro di Windtre – in concorso con sviluppatori informatici, aggregatori/hub tecnologici e content service provider (CSP)” (fonte: la Repubblica).
Unione Nazionale Consumatori: uno spiraglio di luce sui servizi non richiesti
“Finalmente uno spiraglio di luce per l’annosa vicenda dell’attivazione di servizi telefonici non richiesti, contro i quali le associazioni di consumatori hanno inviato in questi anni decine di esposti ad Antitrust e Authority delle Comunicazioni – afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. – Sono milioni i clienti che in questi anni si sono visti addebitare servizi a pagamento non voluti, costretti poi a contestare fatture, inviare raccomandate, presentare ricorsi al Corecom, rivolgersi ad una associazione di consumatori”
“Ora speriamo che l’inchiesta sul piano penale possa porre un freno ulteriore a questa pratica commerciale comunque scorretta, ancora diffusa”, conclude Dona.

