dolci di carnevale

Dolci di Carnevale, c'è frittella e frittella. Fonte foto: www.cna.it

Oggi è giorno di comfort food. Oggi è giorno di dolci di Carnevale. Su tutti vincono le frappe, o chiacchiere, o comunque sia il nome che viene dato a questo dolce tipico, il primo nel ricco mercato dei dolci di Carnevale.

Quest’anno ben poco rimane della festa, se non le maschere dei più piccoli e le tradizioni che allietano la gola.

Fra ricerca della normalità, dolci fatti in casa, consolazione della gola e golosità pre-quarantena, i dolci di Carnevale anche quest’anno (per fortuna!) non mancano e alimentano un giro d’affari che si aggira sul mezzo miliardo di euro.

Quello dei dolci di Carnevale è un mercato in costante aumento, cresciuto di quasi il 25% in cinque anni. È quanto dice un’indagine fatta da CNA Agroalimentare fra i suoi iscritti.

 

 

CNA Agroalimentare: c’è frittella e frittella

C’è voglia di festeggiare, o meglio voglia di comfort food di fronte a uno stato di emergenza sanitaria, sociale ed economica che non si placa. Ci sono molti dolci di Carnevale fatti nella cucina di casa, con gli italiani che hanno riscoperto le mani in pasta e si cimentano nelle ricette della tradizione.

Ma «non è vero che a Carnevale ogni frittella vale», dicono i pasticceri della CNA.

C’è infatti frittella e frittella. I buongustai si cimentano in cucina ma guardano anche ai dolci di Carnevale di artigiani e pasticceri esperti, che in questo martedì grasso di un Carnevale decisamente sottotono fanno gola sui banconi dei negozi.

«Ma quali sono i Dolci di carnevale più amati, e comprati, dagli italiani? In testa, senza concorrenti che tengano, sono le chiacchiere nelle varie denominazioni locali – dicono dalla CNAChiacchiere, appunto, in Lombardia, Piemonte, Campania, Sicilia e quasi tutto il Sud. Frappe a Roma e nel Lazio, cenci in Toscana, bugie in Liguria, ciarline in Emilia, fiocchetti in Romagna, crostoli in Friuli Venezia Giulia».

A sua volta sono declinate in varie versioni, da quelle fritte a quelle al forno (il pasticcere assicura che non hanno affatto meno calorie) fino alle frappe/chiacchiere bagnate nella cioccolata fusa per quelli che osano di più.

Da sole valgono, dicono le stime di CNA Agroalimentare, fra il 40 e il 50% del ricco mercato dei dolci di Carnevale.

Il dolce nazionale di Carnevale è seguito poi dalla cucina del territorio, in tutte le sue varietà.

«Tra i prodotti più venduti si piazzano i tortelli (Lombardia e altre aree del Nord), gli strufoli o struffoli (in tutto il Mezzogiorno, con qualche variante chiamati pignolata in Sicilia), il migliaccio e la graffa a Napoli e dintorni, le castagnole (nel Lazio, nelle Marche e un po’ in tutto il Centro), le fritole veneziane, i galani veneti, il bujarnik friulano».

Dolci di Carnevale fatti in casa

Senza feste in maschera, del resto, ci si butta sui dolci di Carnevale. Alla ricerca della “normalità perduta”, dice Coldiretti, per ritrovare il comfort food, e nella cucina di casa. Secondo gli agricoltori, infatti, quest’anno sarà “boom” dei dolci di Carnevale fatti in casa, scelti dal 52% delle famiglie.

Risultato: fra dolci fatti in casa e prodotti comprati in forni, pasticcerie, negozi e supermercati vari, quest’anno mangeremo (per la gioia di una dieta che inizia il domani che segue domani) «oltre 11 milioni di chili di dolci tipici».

Quanto ci costerà? Secondo Coldiretti il costo oscilla fra una stima di circa 5 euro al chilo per gli ingredienti di chi farà i dolci in casa ai «15 ai 30 euro, con picchi anche di 65, per le diverse specialità che si possono trovare nelle panetterie e nelle pasticcerie».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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