White striping nella carne di pollo, Essere Animali a Coop: “Nostro studio è valido” (Immagine studio Essere Animali)
White striping nella carne di pollo, Essere Animali a Coop: “Nostro studio è valido”
Diventa un caso il report di Essere Animali sul white striping nella carne di pollo. Coop smentisce i dati, l’associazione ribadisce la validità scientifica dello studio e chiede un confronto
Diventa un caso il report di Essere Animali sulla carne di pollo e sulla presenza di white striping, le strisce bianche riscontrate dall’associazione sui petti di pollo, considerate indicative di scarso benessere animale, condizioni di allevamento inadeguate e minore qualità della carne. L’analisi racconta di aver trovato segni di white striping in oltre il 90% dei petti di pollo di diversi supermercati. Coop, chiamata in causa, ha risposto a stretto giro, ha smentito i dati e argomentato che dalle analisi interne e dai controlli sistematici attuati, effettuati con metodologie che prevedono l’apertura delle confezioni e la verifica di tutti i tagli presenti all’interno, la presenza del fenomeno si limita a una percentuale inferiore al 5%.
Essere Animali ha diffuso oggi una nota in cui contesta i dati di Coop, ritenendoli contrari alla letteratura scientifica, e chiede ulteriori chiarimenti, invitando poi la sigla ad aderire all’ European Chicken Commitment (ECC) che definisce standard minimi di riferimento per l’allevamento dei polli.
Essere Animali: ribadiamo rigore dello studio
“Abbiamo appreso dai media della risposta di Coop al nostro report sul white striping e riteniamo necessario fornire chiarimenti puntuali, ribadendo il rigore e la validità scientifica del nostro studio”, scrive Essere Animali.
Per quanto riguarda la percentuale del 5% di white striping rivendicata da Coop, l’associazione parla di “ un dato in netto contrasto con la letteratura scientifica consolidata, che indica un’incidenza tra il 50% e il 90% nei polli da razze a rapido accrescimento – proprio quelle che Coop, secondo quanto riportato nelle proprie comunicazioni pubbliche, utilizza per quasi tutti i propri prodotti a marchio, ad eccezione della linea Fior Fiore Allevato all’aperto. I nostri risultati (>90%) sono pienamente coerenti con quanto documentato dalla scienza”.
L’associazione chiede a Coop di “rendere pubblica la metodologia completa” usata nei controlli interni e si dichiara disponibile a un controllo congiunto. Spiega che l’analisi fatta nel report “utilizza una metodologia scientificamente validata, basata sul sistema di scoring di Bailey et al. (2015), standard consolidato per la valutazione del white striping”.
Per quanto riguarda il riferimento alla “confezione traslucida”, questa si riferisce – spiega Essere Animali – “alla superficie del petto di pollo stesso che, in oltre la metà dei prodotti Coop analizzati, presentava un aspetto traslucido, non alla pellicola usata per il confezionamento. Questa caratteristica, unita alle etichette di grandi dimensioni, ha reso significativamente più difficile valutare la presenza e la gravità del white striping”.
Un ulteriore passaggio è dedicato alla grandezza delle etichette usate dall’insegna, grandi per una scelta di trasparenza. Essere Animali è critica perché ritiene che “la trasparenza non riguarda solo le informazioni testuali, ma anche la possibilità di osservare visivamente il prodotto prima dell’acquisto. Se le dimensioni delle etichette impediscono questa ispezione visiva, si può creare una situazione problematica in termini di trasparenza effettiva, indipendentemente dalla completezza delle informazioni scritte”.
Il problema: l’accrescimento rapido
Per l’associazione animalista la presenza di white striping sulla carne di pollo, anche in quantità minima, andrebbe affrontata in modo diverso, ovvero passando a polli che siano a crescita più lenta (perché la miopatia è legata al rapido accrescimento).
“La nostra analisi fornisce dati concreti coerenti con la letteratura scientifica internazionale, evidenziando che l’uso di razze a rapido accrescimento ha conseguenze tangibili sul benessere animale e sulla qualità dei prodotti – informa la nota di Essere Animali – I supermercati come Coop potrebbero risolvere concretamente queste problematiche aderendo allo European Chicken Commitment (ECC), come già fatto da oltre 300 aziende in tutta Europa, un impegno che affronta con efficacia le principali cause di sofferenza dei polli, a cominciare dall’abbandono dell’utilizzo di razze a rapido accrescimento. Un impegno da parte di Coop sull’ECC comporterebbe un miglioramento significativo per milioni di polli, risponderebbe alle esigenze dei consumatori che chiedono una maggiore attenzione al benessere animale e renderebbe disponibili prodotti realmente sostenibili a prezzi accessibili”.
La conclusione: “rinnoviamo a Coop la nostra piena disponibilità a un confronto costruttivo con l’obiettivo comune di garantire migliori condizioni di vita ai polli allevati nelle filiere italiane”.

