Profumatori per ambiente

Profumatori per ambiente

Profumatori per ambiente e inquinamento indoor: intervista al dottor Settimo (ISS)

La nostra salute dipende in gran parte da ciò che respiriamo. Non solo all’aperto, come spesso si pensa quando si parla di inquinamento atmosferico, ma soprattutto in casa, dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo. Recenti studi sollevano dubbi sulla reale salubrità dei profumatori per ambienti.

La rivista 60 Millions de consommateurs ha analizzato le emissioni di 20 profumatori per ambiente: candele, incensi, spray, diffusori a bastoncini ed elettrici… Come raccontato in Italia da Il Salvagente i risultati non sono stati positivi: molte di questi accessori rilasciano sostanze tossiche, potenzialmente dannose per la nostra salute. Abbiamo voluto approfondire il tema con il dottor Gaetano Settimo, Coordinatore del Gruppo di Studio Nazionale Inquinamento Indoor (GdS) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

L’uso di profumatori consente di mascherare i cattivi odori rendendo l’ambiente più gradevole. Non solo. Le profumazioni possono avere un effetto rilassante e contribuiscono a creare un’atmosfera accogliente. Tutto ciò porta ad associare l’uso di questi prodotti ai concetti di salute e benessere, dottor Settimo è proprio così?

Nel caso di detergenti e profumi vi è una percezione diversa da parte della popolazione rispetto a una potenziale pericolosità. Nell’immaginario collettivo vi è diffusa concezione che l’ambiente salubre abbia un buon odore. In realtà tutto ciò che noi aggiungiamo e diffondiamo nell’aria con la profumazione oppure con fragranze e solventi attraverso qualsiasi tipo di sorgente nel corso della giornata può rappresentare un rischio per la salute per tutte le categorie di popolazione, addirittura importante se in questi ambienti sostano categorie di persone che hanno già delle vulnerabilità oppure se si tratta di anziani, bambini o donne in gravidanza.

Se una fragranza o una profumazione copre altri odori cattivi non significa che purifica l’aria che stiamo respirando anzi si aggiungono sostanze nell’aria che possono influire sulla nostra salute. In realtà noi dobbiamo portare via e ridurre il numero delle sorgenti che emettono sostanze non introdurne di nuove che sono spesso molto reattive!

Gli inquinanti chimici messi sotto accusa sono i COV, ovvero i composti organici volatili. Perché sono presenti in questi prodotti?

È importante ricordare che ogni sostanza vaporizzata, liquida, contenuta in salviette o rilasciata per combustione senza fiamma al fine di profumare l’ambiente rilascia nell’aria composti organici che vengono poi inalati. Inoltre, in presenza di combustione, si consuma ossigeno e si producono gas residui che contribuiscono a peggiorare la qualità dell’aria respirata.

Oggi quasi tutti i prodotti hanno una base alcolica e di fragranze come il limonene. Quest’ultimo, oltre a essere molto comune, reagisce per formare formaldeide o di polveri sottili PM10, PM2,5. Non è sufficiente quindi valutare le fragranze (come ogni altra sostanza d’altronde) solo sotto l’aspetto allergenico. È necessario invece prendere in considerazione eventuali reazioni che possono generare altre sostanze che da un punto di vista igienico sanitario sono più pericolose, ad esempio perché cancerogene (come la formaldeide).

In Italia esiste una normativa che definisce parametri di valutazione e limiti di rischio?

In Italia non c’è una regolamentazione sulla qualità dell’aria che respiriamo negli ambienti indoor. Stesso vale a livello europeo: non ci sono dei valori di riferimento stabiliti dal legislatore, ci sono norme tecniche su altre specifiche sorgenti come i materiali da costruzione, ma non sui profumatori degli ambienti. Sarebbe importante avere dei riferimenti sul cd effetto cocktail, nel caso di inalazione di più sostanze contemporaneamente da più sorgenti.

Esistono una serie di diversi approcci come hazard quotient (rapporto utilizzato per valutare i rischi per la salute derivanti dall’esposizione a una sostanza tossica, ndr). che possono aiutare, come punto di riferimento, ad effettuare delle valutazioni. Questo aspetto può essere utile, ad esempio, in quelle aree in cui si vuole creare una sensazione di relax e benessere. Tuttavia, si tratta spesso di spazi chiusi e di piccole dimensioni, dove il ridotto volume d’aria e la scarsa ventilazione aumentano notevolmente l’esposizione inalatoria, amplificando così gli effetti delle sostanze diffuse. Tutte situazioni in cui persone vulnerabili, donne in gravidanza o bambini dovrebbero evitare di esporsi.

Non mancano però alcune best practice come la Francia che si è dotata di un Piano nazionale sulla qualità dell’aria indoor, il quale vieta l’immissione sul mercato di incensi che rilasciano una concentrazione di benzene superiore ai 2 microgrammi al metro cubo.

Gli incensi appunto. È vero che se di origine naturale, ad esempio composti da resine, sono più salubri di quelli composti da sostanze di sintesi?

Gli incensi, sia in bastoncini che in coni o torrette, bruciano attraverso una combustione senza fiamma. Diversi studi hanno dimostrato che l’accensione di incensi di bassa qualità può generare concentrazioni molto elevate di formaldeide, benzene, PM10 e particelle ultrafini.

E nel caso di diffusori a oli essenziali, quanto il rischio dipende dalle sostanze impiegate: oli essenziali piuttosto che fragranze?

Anche l’olio essenziale, pur essendo un prodotto naturale (e naturale non significa innocuo), un vero concentrato attivo che può diventare pericoloso se non vengono rispettate le precauzioni d’uso una volta che viene diffuso in un ambiente chiuso. Inoltre, sebbene sia un olio di ottima qualità di derivazione vegetale è comunque di sintesi e non sempre derivante da una estrazione meccanica.

Una differenza esiste tra diffusori elettrici e statici: in quelli elettrici vi è una fase di surriscaldamento. Pertanto, il liquido che scalda può portare alla formazione di sostanze potenzialmente pericolose a seconda di fattori esterni come la temperatura. Meglio quindi quello statico, sempre con l’accortezza di arieggiare prima di usufruire del locale.
Spento il profumatore, queste sostanze che comportamento hanno?

La permanenza delle sostanze potenzialmente pericolose sprigionate dai profumatori dipende da una serie di fattori come la temperatura, l’umidità, la volumetria, il ricambio dell’aria o dalle caratteristiche dei materiali e prodotti presenti nella nostra casa. Alcuni materiali si comportano come una spugna, assorbono le sostanze gassose o particellari e in caso di cambio di temperatura o umidità cedono tutto ciò che hanno assorbito.

Quali i rischi per la salute?

Ci sono rischi a breve e a lungo termine. Tra gli effetti acuti legati ad alte concentrazioni di composti organici volatili, come la formaldeide o gli aromatici, si segnalano attacchi di asma in soggetti predisposti e tutte quelle sintomatologie di tipo allergico per quel che riguarda gli allergeni come le fragranze.

Fino a poco tempo fa i rischi associati all’inalazione di una cattiva aria indoor riguardavano solo l’apparato respiratorio. Attualmente è ampiamente condiviso che le conseguenze possono essere anche a livello cardiocircolatorio, cardiovascolare e neurologico.

È negli ambienti indoor che si costruisce lo stato di salute della popolazione, perché la popolazione passa gran parte del proprio tempo in ambienti chiusi. È nelle case, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali che vengono effettuati la quasi totalità degli atti respiratori giornalieri e qui che si fa la differenza.

Questa consapevolezza dell’importanza per la salute umana della qualità dell’aria indoor è un concetto condiviso nella società civile?

Ritengo sia importante promuovere la consapevolezza e la sensibilità attraverso azioni di formazione mirata e una gestione corretta dei nostri ambienti, accompagnate da momenti di divulgazione che non siano solo informativi, ma anche capaci di generare un effetto moltiplicatore diverso da zero.
Siamo soliti prestare molta attenzione a ciò che mangiamo e beviamo, ma raramente riflettiamo su quanto e cosa respiriamo.

Oggi si parla anche di “dieta inalatoria”: così come valutiamo la qualità del cibo in base a grassi, zuccheri e altri nutrienti, e quella dell’acqua in base alla sua purezza, dovremmo imparare a fare lo stesso con l’aria che respiriamo. Purtroppo, l’attenzione verso la qualità dell’aria si manifesta solo in momenti particolari, ad esempio durante una gravidanza, ma poi tende a svanire.

Il Gruppo di Studio da lei coordinato ha presentato recentemente un decalogo per migliorare l’aria negli ambienti indoor. Quali i consigli per i nostri lettori?

Nel nostro decalogo abbiamo cercato di dare importanza al ruolo delle sorgenti che spesso consideriamo familiari che possono rappresentare un rischio, al ricambio dell’aria, alla frequenza di apertura delle finestre. Abbiamo cercato di far comprendere come alcuni prodotti di finitura (pitture), oltre che i detergenti, gli insetticidi e anche i profumatori possono rilasciare sostanze pericolose per la nostra salute.

L’obiettivo è di dare forza al concetto di prevenzione primaria: la salvaguardia della nostra salute passa sempre attraverso una maggiore cultura e conoscenza di tutto quello che noi utilizziamo o fruiamo all’interno non solo dell’ambiente domestico ma in generale di tutti gli ambienti indoor, perché è qui che costruiamo lo stato di salute della popolazione.

La quasi totalità di esposizione agli inquinanti atmosferici avviene negli ambienti indoor perché si vive per un numero di ore importante all’interno di ambienti chiusi.

Non dobbiamo dimenticare che, come ricordava Paracelso, la differenza sta nella dose. Per questo motivo, è fondamentale usare le sostanze con consapevolezza e misura, tenendo sempre presente questo principio.

Parliamone ;-)