Ambiente Urbano, Istat: nel 2020 si riducono i rifiuti ma rallenta la raccolta differenziata

Ambiente Urbano, Istat: nel 2020 si riducono i rifiuti ma rallenta la raccolta differenziata (Fonte immagine: Pixabay)

Ambiente Urbano, Istat: nel 2020 si riducono i rifiuti ma rallenta la raccolta differenziata

L’Istat ha presentato il Rapporto “Ambiente Urbano” relativo al 2020, analizzando le difficoltà affrontate dalle città nell’anno della pandemia, come il rallentamento della raccolta differenziata, ma anche i segnali positivi, come lo sviluppo della mobilità sostenibile

La riduzione dei rifiuti urbani è l’obiettivo prioritario dettato dall’Unione europea tramite la Direttiva 2008/98/CE, con l’obiettivo di ridurre i danni alla salute umana e all’ambiente, nel rispetto della sostenibilità. Ma a che punto siamo in Italia? Secondo quanto emerge dal Report “Ambiente Urbano” relativo al 2020, pubblicato dall’Istat il 4 luglio, nell’anno della pandemia – in tutta Italia – sono state prodotte 28,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, il 3,6% in meno rispetto al 2019 (da 502,7 a 487 kg per abitante).

Tuttavia si è registrato, allo stesso tempo, un rallentamento dei progressi della raccolta differenziata, che, in tutta Italia, si attesta al 63%. L’obiettivo del 65% di raccolta differenziata, fissato dal D.Lgs 152/2006, avrebbe dovuto essere raggiunto su tutto il territorio nazionale entro il 2012, ma non è stato ancora conseguito da molti comuni.

Ambiente Urbano, i capoluoghi metropolitani in difficoltà nella raccolta differenziata

Sono i capoluoghi metropolitani quelli più in difficoltà con la gestione dei rifiuti: raggiungono, infatti, il 43,4% di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, registrando un decremento di 0,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Ben otto dei 14 capoluoghi metropolitani hanno realizzato, nel 2020, quote inferiori di raccolta differenziata rispetto all’anno precedente: Catania (-4,9 punti percentuali), Reggio di Calabria (-3,2), Palermo (-2,9), Napoli (-1,8), Bari (-1,6), Roma (-1,5), Firenze (-0,5) e Genova (-0,1). Per contro, Cagliari e Venezia sono i primi capoluoghi metropolitani a conseguire l’obiettivo del 65%, incrementando le proprie quote di raccolta differenziata, rispettivamente di 6,4 e 4,3 punti percentuali, sull’anno precedente.

Riguardo ai materiali, la frazione organica rappresenta la quota prevalente di rifiuti urbani raccolti in modo differenziato, pari al 34,5% (24,8% a livello nazionale). Segue la carta (24,9% della raccolta differenziata) e il vetro (12,5%). Nei capoluoghi di città metropolitana, invece, la carta occupa il primo posto tra i materiali raccolti (29,9%), seguita dalla frazione organica (28,8%) e dal vetro (14,3%).

 

ambiente urbano

 

Un focus sulla mobilità

Tra i temi trattati dall’Istat nel suo Rapporto “Ambiente Urbano”, troviamo anche quello della mobilità. Nel 2020 crolla la domanda di trasporto pubblico locale (-47,9% sul 2019), ma non si arrestano gli investimenti nella mobilità urbana. In particolare, aumentano i bus a basse emissioni – anche se risultano essere ancora pochi nelle città – le reti di tram e filobus.

I servizi di micromobilità elettrica ampliano l’offerta di mobilità condivisa in 22 capoluoghi, soprattutto grazie ai nuovi servizi introdotti in via sperimentale in alcune città nella seconda metà del 2019 e basati sull’impiego di monopattini elettrici. In varia misura vi contribuiscono anche tutte le altre modalità di mobilità condivisa, come bike sharing e scooter sharing, tranne il car sharing a flusso libero.

La crescita del bike sharing e la rapida diffusione dei servizi di micromobilità elettrica, in particolare, possono essere messe in relazione con lo sviluppo delle piste ciclabili, secondo l’analisi Istat.

La crescita regolare e sostenuta delle piste ciclabili osservata negli ultimi anni, infatti, prosegue anche nel 2020, con un incremento del 5,3% rispetto all’anno precedente (+20,7% dal 2015). Lo sviluppo complessivo delle piste raggiunge quasi 5mila km nell’insieme nei comuni capoluogo, circa due terzi dei quali dispongono di almeno 10 km di ciclovie (fra questi, tutti i capoluoghi metropolitani tranne Reggio di Calabria, Catania e Cagliari).


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