Green economy, la Ue rischia la retromarcia nella transizione ecologica (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)
Green economy, la Ue rischia la retromarcia nella transizione ecologica
Si chiudono gli Stati generali della green economy. La transizione ecologica nella Ue attraversa una fase difficile ma l’economia verde è un traino per l’economia
Si rischia la retromarcia nelle transizione ambientale. Ma la transizione ecologica è un traino per l’economia in Europa e bisogna proseguire su questa strada nonostante le politiche internazionali spingano in direzione contraria. Si chiudono a Rimini gli Stati generali della green economy e cercano di fare il punto sulla transizione ecologica. L’evento ha sottolineato che “i rischi di una retromarcia ambientale, alimentata dalle politiche statunitensi e dalla resistenza di alcuni governi europei nell’attuare pienamente la transizione verde, sono evidenti e vanno arginati”.
Il taglio delle emissioni, l’accordo al Consiglio
La chiusura degli Stati generali sulla green economy arriva nel giorno in cui i ministri dell’Ambiente dell’Ue hanno raggiunto un accordo a maggioranza qualificata sul taglio delle emissioni del 90% entro il 2040, con una serie di flessibilità fra cui la possibilità di utilizzare crediti di carbonio internazionali di alta qualità fino al 5% delle emissioni nette dell’Ue nel 1990.
Su questo è critico Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile: «Purtroppo a chiusura di questa due giorni ci arriva un brutto segnale dall’Europa. Il Consiglio Ambiente, se da un lato ha dato una conferma formale al target del 90% di riduzione dei gas serra entro il 2040, dall’altro ha mandato un messaggio negativo: la doppia flessibilità che riduce l’impegno climatico. Una flessibilità che fa contabilizzare nel bilancio delle emissioni fino al 5% degli acquisti per i crediti di carbonio extra Ue e al tempo stesso prevede fino a un 5% di riduzione degli impegni nazionali sul clima (Ndc). Il clima non aspetta, è come il debito pubblico, si accumula, accumula e poi devi ripagare con gli interessi, questa frenata europea aumenta il prezzo da pagare».
La transizione ecologica nella Ue
Qual è lo stato green in Europa? La transizione ecologica nell’Unione europea, è la sintesi che arriva dagli Stati generali, “attraversa una fase difficile, con spinte verso una retromarcia, mentre è in corso una radicale iniziativa contro le misure climatiche ed ecologiche della nuova Presidenza Trump e mentre la Cina sta accelerando la sua massiccia espansione di produzioni green”.
La strada per proseguire, suggerita dall’evento, è quella di valorizzare i buoni risultati raggiunti e di rendere più competitive le produzioni green europee. La transizione ecologica efficace renderebbe l’Ue più forte economicamente e politicamente.
Jeffrey Sachs, economista e professore alla Columbia University di New York, intervistato agli Stati Generali sottolinea che “Bruxelles è troppo concentrata sulla propaganda bellica. Dovrebbe concentrarsi sull’economia verde per la prosperità economica dell’Europa, la sua leadership globale e la sua sicurezza climatica”.
L’Europa green (o meno)
L’Europa ha un interesse ambientale ed economico insieme nella decarbonizzazione e nella transizione ecologica. È un hot spot della crisi climatica. Qui il 2024 è stato l’anno più caldo da oltre 100mila anni, con temperature a +1,6°C rispetto ai livelli preindustriali, e gli eventi meteo estremi legati alla crisi climatica sono costati 738 miliardi di euro nel periodo 1980-2023.
Sempre nel 2024 la Ue ha speso 375,9 miliardi per l’import di combustibili fossili. La buona notizia è il calo di emissioni di gas serra (diminuite del 37% fra il ’90 e il 2023) mentre la Ue è indietro sul risparmio energetico. Il target è dell’11,7% nel 2030, con gli attuali impegni si arriverebbe solo al 5,8%. Nel 2024 il 47,4% dell’energia elettrica è stata generata da fonti rinnovabili (nel giugno del 2025 ha superato il 50%). Ma sono poco usate nei trasporti dove la quota di rinnovabili impiegata si ferma al 9,6%, ben lontana dal target del 29% al 2030.
Ancora un dato negativo: il consumo di suolo continua a crescere (anche in Italia è così) e più del 60% dei suoli dell’Unione Europea è soggetto a processi di deterioramento. Questo fenomeno compromette la produttività agricola, altera i cicli naturali degli ecosistemi e riduce la capacità del suolo di trattenere l’acqua e i nutrienti.

