Al via gli Stati Generali della Green Economy, quali sfide per i prossimi anni?

Al via gli Stati Generali della Green Economy, quali sfide per i prossimi anni?

No alla riconversione a gas delle centrali a carbone”, è il messaggio che Legambiente lancia oggi al Governo, a pochi giorni dallo sciopero nazionale per il clima di venerdì 9 ottobre, presentando il suo nuovo dossier dal titolo “La decarbonizzazione in Italia non passa peril gas”.

“Bisogna adottare soluzioni credibili e radicali per ridurre le emissioni di CO2, semplificando le procedure autorizzative e garantendo un ruolo sempre maggiore alle fonti rinnovabili e ai sistemi di accumulo – afferma l’associazione. – Per far ciò occorre sostituire le vecchie e inquinanti centrali a carbone con impianti rinnovabili e non convertirle a gas”.

La decarbonizzazione in Italia non passa per il gas

Secondo Legambiente il primo passo da compiere è la chiusura, entro il 2025, delle centrali a carbone per una capacità di oltre 7.900 MW senza ricorrere a nuovi impianti a gas, per arrivare entro il 2040 alla chiusura di tutte le centrali inquinanti alimentate da fonti fossili, gas metano compreso.

Afferma, inoltre, la necessità di ridurre fino ad azzerare i consumi di gas al 2040, iniziando da subito a non distribuire più risorse economiche per nuovi impianti come previsto con il Capacity Market.

 

Legambiente: La decarbonizzazione in Italia non passa per il Gas

 

“Risorse che – spiega – si potrebbero usare per incentivare la diffusione delle fonti rinnovabili nella Penisola, a partire da solare ed eolico, di cui il nostro Paese ha grandi potenziali, con numeri di installazioni ben più alti di quelli fino ad oggi trattati anche nei cosiddetti anni d’oro (2009 – 2011)”.

“Il governo italiano sta sbagliando strada sulla lotta alla crisi climatica – spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente –. Nel settore della produzione di energia promuove la riconversione a gas delle centrali a carbone, investe su nuove infrastrutture per il trasporto del metano fossile, sostiene progetti sbagliati come quello di Eni che vuole confinare al CO2 nei fondali marini davanti alla costa ravennate”.

Ciafani afferma quindi la necessità di cambiare rotta e compiere scelte chiare e radicali: promuovere le semplificazioni autorizzative per la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili, semplificare la riconversione degli impianti a biogas in quelli a biometano da immettere in rete, recepire al più presto la direttiva europea sulle rinnovabili per sbloccare definitivamente le comunità energetiche e cessare di foraggiare i petrolieri.

“Stiamo entrando nella fase di discussione della prossima legge di bilancio, il vero banco di prova per cominciare a tagliare seriamente i sussidi alle fonti fossili – conclude. – Vediamo se alle tante parole spese su questo fronte faranno seguito finalmente gli atti concreti”.


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