Cambiamenti climatici

Cambiamenti climatici

Alla vigilia della Giornata mondiale dell’Ambiente, che ricorre domani 5 giugno, Legambiente lancia un’iniziativa nazionale contro l’inquinamento industriale dei fiumi e, nella Fase 3 dell’emergenza sanitaria, invita tutti i cittadini a denunciare eventuali casi d’inquinamento, scrivendo e inviando il materiale all’Osservatorio nazionale ambiente e legalità dell’associazione.

“La riapertura delle attività produttive – commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – ci ha restituito in diverse situazioni anche la riattivazione di scarichi inquinanti nelle acque. Un fenomeno che ha un impatto notevole su corpi idrici in molti casi già compromessi da decenni di inquinamento e oggi minacciati anche dalla presenza dei nuovi contaminanti ‘emergenti’, un rischio per la salute, oltre che per l’ambiente”.

Zampetti sottolinea quindi l’importanza di applicare, a livello nazionale, politiche e misure che puntino alla tutela dell’ambiente, realizzando un sistema di controllo e monitoraggio uniforme su tutto il territorio e un’azione di denuncia degli scarichi illegali.

“Per questo abbiamo deciso di iniziare a raccogliere le segnalazioni sugli scarichi inquinanti da parte delle persone che continueranno ad essere sentinelle sul territorio. – Spiega Zampetti – Al contempo, occorre intervenire sull’adeguamento e l’ampliamento dei sistemi di depurazione a servizio delle attività industriali e promuovere investimenti e interventi di innovazione tecnologica e ammodernamento degli stabilimenti”.

Come aderire all’iniziativa

Per denunciare eventuali casi d’inquinamento è necessario scrivere alla mail onal@legambiente.it dell’Osservatorio nazionale ambiente e legalità dell’associazione, indicando il luogo, la data e l’ora dell’avvistamento di chiazze, schiuma o liquami sospetti, accompagnati da foto e/o video. Seguirà una prima valutazione dei casi e un eventuale esposto da parte di Legambiente, che si avvarrà della rete legale dei sui Centri di azione giuridica.

 

Scarichi inquinanti - Giornata Mondiale dell'Ambiente
Scarichi inquinanti – Giornata Mondiale dell’Ambiente

H₂O – la chimica che inquina l’acqua, il nuovo dossier di Legambiente

Nella Penisola circa il 60% dei fiumi e dei laghi non è in buono stato e molti di quelli che lo sono non vengono protetti adeguatamente. Su dati del registro E-PRTR (European Pollutant Release and Transfer Register), l’associazione ambientalista calcola che dal 2007 al 2017 gli impianti industriali abbiano immesso, secondo le dichiarazioni fornite dalle stesse aziende, ben 5.622 tonnellate di sostanze chimiche nei corpi idrici.

Sono i dati pubblicati da Legambiente nel dossier “H₂O – la chimica che inquina l’acqua”, che fa il punto sulle sostanze inquinanti immesse nei corpi idrici, con numeri, dati e un focus dedicato alle sostanze emergenti (tra queste, fitofarmaci, farmaci a uso umano e veterinario, pesticidi di nuova generazione, microplastiche), raccogliendo anche 46 storie di acque contaminate.

L’appello di Legambiente

Alla vigilia della Giornata mondiale dell’Ambiente, Legambiente ricorda che la corretta gestione e la cura della risorsa idrica devono essere una priorità del Paese, insieme alle bonifiche e al rafforzamento della Direttiva Quadro Acque. E lancia un appello al Governo, affinché “una parte considerevole dei mille miliardi di euro stanziati dall’Ue per le politiche ambientali e climatiche finanzi il Green New Deal italiano per favorire il recupero dei ritardi infrastrutturali, l’adeguamento ed efficientamento degli impianti di depurazione e della rete fognaria e acquedottistica, gli interventi di riduzione del rischio idrogeologico”.

Storie di inquinamento

Il dossier racconta anche casi di acque inquinate che da decenni aspettano bonifiche e riqualificazioni. Partendo da Porto Marghera in Veneto, primo sito nazionale da bonificare individuato nel 1998, passando per la Sardegna con il forte inquinamento da metalli pesanti nella zona industriale di Portoscuso e quello da sostanze organiche, solventi clorurati e idrocarburi nella zona industriale di Porto Torres, per arrivare in Sicilia, a Milazzo, Gela, Augusta Priolo e Melilli, aree devastate dalle industrie del petrolchimico.

Tra gli altri, anche Siti d’interesse Nazionale: dalla laguna di Grado e Marano in Friuli alla Caffaro di Brescia in Lombardia; dai siti toscani di Piombino, Livorno e Orbetello a quelli marchigiani di Falconara Marittima; dalla Valle del Sacco nel Lazio ai siti pugliesi di Brindisi, Taranto e Manfredonia. Tutte aree dove IPA, PCB, metalli pesanti, diossine, pesticidi e idrocarburi hanno portato a problemi sanitari oltre che ambientali.

E ancora, la Campania, con l’inquinamento del fiume Sarno e delle falde del Solofra, senza dimenticare la Terra dei Fuochi; la contaminazione del lago Alaco in Calabria, quella delle acque potabili dei comuni metapontini in Basilicata, del lago d’Orta in Piemonte o dell’acquifero del Parco Nazionale del Gran Sasso, in Abruzzo, dove Legambiente è parte civile nel procedimento penale in corso.

Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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