Economia circolare, Italia al 1° posto nell'UE insieme alla Francia

Economia circolare, Italia al 1° posto nell'UE insieme alla Francia

“Molte materie prime mancano, ma con l’economia circolare possiamo trovarle in Italia”, lo afferma il Circular Economy Network (CEN), che ha presentato il Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2022, con alcune proposte per far fronte all’aumento dei prezzi causato dalla pandemia e dalla crisi Ucraina.

I dati globali parlano chiaro – spiega il CEN: tra il 2018 e il 2020 il tasso di circolarità è sceso dal 9,1% all’8,6%. Negli ultimi cinque anni i consumi sono cresciuti di oltre l’8% (superando i 100 miliardi di tonnellate di materia prima utilizzata in un anno), a fronte di un incremento del riutilizzo di appena il 3% (da 8,4 a 8,65 miliardi di tonnellate): sprechiamo, dunque, ancora una gran parte dei materiali estratti dagli ecosistemi.

In questo contesto, secondo quanto emerso dal Rapporto, l’Italia è uno dei Paesi che “tiene”: nel quadro delle prime cinque economie europee si posiziona al primo posto per gli indicatori più importanti di circolarità, assieme alla Francia.

Economia circolare e consumi: i numeri del Rapporto

In media in Europa, nel 2020, sono state consumate circa 13 tonnellate pro capite di materiali. Ma tra le cinque maggiori economie al centro dell’analisi del Rapporto (Italia, Francia, Germania, Polonia, Spagna) le differenze sono consistenti: si va dalle 7,4 tonnellate per abitante dell’Italia alle 17,5 della Polonia. La Germania è a quota 13,4 tonnellate, la Francia a 8,1, la Spagna a 10,3.

Nel 2020 per nessuno dei cinque Paesi europei esaminati si è registrato un incremento nella produttività delle risorse. In Europa nel 2020, a parità di potere d’acquisto, per ogni kg di risorse consumate sono stati generati 2,1 euro di PIL. L’Italia è arrivata a 3,5 euro di PIL (il 60% in più rispetto alla media UE).

 

Economia circolare

 

Per quanto riguarda il tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo, che misura il contributo dei materiali riciclati alla domanda complessiva di materia, nel 2020 è stato pari al 12,8% nell’UE. In Italia, sempre nello stesso anno, il valore ha raggiunto il 21,6%, secondo solamente a quello della Francia (22,2%) e di oltre 8 punti percentuali superiore a quello della Germania (13,4%). Spagna (11,2%) e Polonia (9,9%) occupano rispettivamente la quarta e la quinta posizione.

Notizie positive anche sul fronte rifiuti

Secondo quanto emerso dal Rapporto sull’economia circolare, in Italia la percentuale di riciclo di tutti i rifiuti ha raggiunto quasi il 68%: è il dato più elevato dell’Unione europea – spiega il CEN. Tra le cinque economie osservate, l’Italia è quella che al 2018 ha avviato a riciclo la quota maggiore di rifiuti speciali (quelli provenienti da industrie e aziende): circa il 75%.

Ci sono invece settori in cui l’Italia è in netta difficoltà. Uno è il consumo di suolo: nel 2018 nella UE a 27 Paesi risultava coperto da superficie artificiale il 4,2% del territorio. La Polonia era al 3,6%, la Spagna al 3,7%, la Francia al 5,6%, l’Italia al 7,1%, la Germania al 7,6 %.

Anche per l’ecoinnovazione siamo agli ultimi posti: nel 2021, dal punto di vista degli investimenti in questo settore, l’Italia appare al 13° posto nell’UE con un indice di 79. Infine la riparazione dei beni: in Italia nel 2019 oltre 23.000 aziende lavoravano alla riparazione di beni elettronici e di altri beni personali (vestiario, calzature, orologi, gioielli, mobilia, ecc.). Siamo, dunque, dietro alla Francia (oltre 33.700 imprese) e alla Spagna (poco più di 28.300).

Parliamone ;-)