G7 sul clima, i risultati e la delusione di Legambiente (Fonte immagine mase.gov.it)
G7 sul clima, Legambiente: “Il documento finale lascia con l’amaro in bocca”
Legambiente e il G7 sul clima: “Deludente l’appoggio al nucleare. E che si rimandi il phase-out del carbone alla prima metà degli anni 2030 e non si assuma nessun impegno concreto per quello del gas e petrolio”
Il 29 e il 30 aprile, presso Venaria Reale, Torino, si è tenuta la riunione ministeriale del G7 Clima, Energia e Ambiente, sotto la presidenza italiana guidata dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin. In questa occasione, insieme ai partner del G7, è stata presentata un’iniziativa sull’adattamento volta a rafforzare la cooperazione internazionale con i Paesi in via di sviluppo, concentrandosi soprattutto su quelli più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici. Essa, denominata ‘Adaptation Accelerator Hub’, mira a ridurre il divario tra i livelli attuali di adattamento e ciò che sarebbe necessario per affrontare tempestivamente gli impatti climatici nei territori e nelle comunità più esposte. L’obiettivo è accelerare l’implementazione e gli investimenti in azioni di adattamento, con particolare attenzione alla definizione di piani di investimento necessari per soddisfare le esigenze dei Paesi in via di sviluppo.
I punti principali approvati nel documento finale
Inoltre, durante la riunione sono stati evidenziati altri importanti sviluppi, inclusi nuovi impegni e programmi.
Tra questi figurano il progressivo abbandono dei combustibili fossili, con la prima tappa che prevede l’uscita dal carbone “entro la prima metà del prossimo decennio (2035 al più tardi) o comunque in una data compatibile con l’obbiettivo di mantenere l’aumento di temperatura entro il grado e mezzo”; la promozione della crescita delle energie rinnovabili attraverso l’incremento della capacità di stoccaggio dell’energia; la promozione della collaborazione nel settore dell’energia da fusione all’interno del G7; l’obiettivo di ridurre le importazioni di gas russo; la riduzione delle emissioni di metano; l’eliminazione delle emissioni di gas serra diversi dalla CO2; l’istituzione di un “Hub G7” per accelerare le azioni di adattamento; e la creazione di una “Coalizione G7 sull’Acqua”.
Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha dichiarato: “Sono molto soddisfatto dei risultati del G7 e ringrazio le delegazioni per l’ottimo lavoro svolto. È stato infatti possibile, con un impegno comune, coniugare le differenti esigenze e sensibilità nel segno di un obiettivo condiviso che è ambientale ed energetico ma anche improntato alla solidarietà fra i paesi del G7 e quelli in via di sviluppo. Vanno in questa direzione le decisioni assunte sull’uscita dal carbone, sulla moltiplicazione della capacità di accumulo di energia, sul sostegno all’adattamento nei paesi del sud del mondo, sull’energia da fusione. È importante che le grandi economie del pianeta assumano la responsabilità e l’onere anche finanziario di condurre la sfida per la transizione ecologica e per attuare un nuovo modello di sviluppo sostenibile”.
Legambiente: “Era altro quello che speravamo”
“Il documento finale, approvato oggi (nei giorni scorsi ndr) a chiusura del G7 Ambiente, Energia e Clima di Torino, ci lascia con l’amaro in bocca – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – Era altro quello che speravamo lanciando in apertura dei lavori le sei priorità indirizzate al ministro Pichetto Fratin: un cambio di rotta e un segnale forte da parte del Governo Meloni nel non cedere alle lobby del nucleare e del gas fossile e nella lotta alla crisi climatica, con un’accelerazione del processo di decarbonizzazione. E un chiaro sostegno da parte dei Paesi industrializzati come quelli del G7 nel sostenere il Patto di solidarietà per il clima (proposto da Guterres a Dubai) che chiede di raggiungere zero emissioni nette già nel 2040 e sostenere finanziariamente l’azione climatica dei Paesi più poveri e vulnerabili, in modo da raggiungere la decarbonizzazione a livello globale entro il 2050 in linea con l’obiettivo di 1.5°C dell’accordo di Parigi. Invece il documento finale di fatto rimanda il phase-out del carbone alla prima metà degli anni 2030 e non assume nessun impegno concreto per quello del gas e sullo stop ai sussidi alle fonti fossili e ambientalmente dannosi”.
“Passando al setaccio i vari temi e le lacune, è deludente che un incontro tra i Paesi delle maggiori economie mondiali possa continuare ad appoggiare false risposte come il nucleare (una fonte energetica in continuo declino nel mondo a causa dei suoi costi elevatissimi) e la cattura e stoccaggio del carbonio (ad oggi assolutamente inefficaci). E che tali Paesi siano disposti a sostenere, con risorse pubbliche e private, tali soluzioni a scapito di un’accelerazione sulla realizzazione delle uniche soluzioni e politiche oggi possibili per raggiungere gli obiettivi climatici nei tempi richiesti dal Pianeta: fonti rinnovabili, politiche di efficienza, reti e accumuli. È necessario che vadano in questa direzione tutte le risorse disponibili per attuare una veloce transizione energetica, senza lasciare indietro nessuno, dai Paesi in via di sviluppo fino alle nostre periferie e famiglie, aiutando a ridurre i costi in bolletta, con politiche che incentivino innovazione energetica e posti di lavoro. Mancano anche politiche di uscita dal petrolio e dal gas, anche per salvaguardare i Paesi più vulnerabili ed esportatori di queste fonti inquinanti e climalteranti”.
“Anche sul tema acqua – prosegue Ciafani – il risultato non è dei migliori: si parla di una coalizione per l’acqua ma gli obiettivi e le strategie comuni dovranno uscire dalla logica del solo approvvigionamento e uso della risorsa, come avvenuto fino ad oggi; dovranno invece ripartire dalla sua tutela e corretta gestione, a cominciare dalla riduzione dell’impronta idrica di processi e prodotti come parametro di riferimento da valutare; e dalla messa al bando di quelle sostanze chimiche, come i PFAS, che minacciano la disponibilità oltre che la qualità di questa preziosa risorsa. È positivo, infine, che il documento abbia posto l’attenzione sull’intero ciclo di vita dei prodotti in plastica, con l’obiettivo di ridurre il superfluo e valorizzare processi e prodotti virtuosi di economia circolare che, puntando sull’ecodesign, possano garantire prevenzione, innovazione e sostenibilità di intere filiere produttive.”

